P. Pietro Messa, ofmIn un incontro a La Salette con i giovani sacerdoti della diocesi di Milano il cardinal Carlo Maria Martini espresse la sua preoccupazione per «una certa diminuzione della familiarità affettiva con Maria nell'élite ecclesiastica» e vide un certo «rapporto tra tale raffreddamento e carenze, crisi affettive, disordini emotivi che affliggono oggi l'élite ecclesiastica». Le espresse come intuizioni vaghe, pur nella loro forza, e bisognose di essere approfondite, pensate.
Lo stesso Cardinale, allora arcivescovo di Milano, donò le linee di approfondimento di queste sue intuizioni: la considerazione di Maria come «icona non soltanto del femminile, ma dell'anima femminile». Per approfondire ciò il cardinal Martini rimanda alla distinzione psicologica di Jung tra Animus e Anima e quella teologica di Hans Urs von Balthasar tra “principio petrino” e “principio mariano”. Continuando egli afferma che se la devozione mariana è autentica, «attraverso la mediazione di Maria viene messo a fuoco e in moto il nostro vissuto affettivo spirituale, che è poi capace di ordinare, regolare, moderare lo stesso vissuto affettivo quotidiano».
Importante è sviluppare questa intuizione del cardinal Martini, prima di tutto considerando le problematiche attuali e alcune componenti psicologiche, teologiche e spirituali del celibato consacrato. Seguendo le indicazioni date vedremo le condizioni psicologiche del celibato consacrato, le indicazioni magisteriali, la teologia di Hans Urs von Balthasar e la psicologia di C. G. Jung, per poi trarre delle conclusioni in una sintesi interdisciplinare.
P_MESSA_Liberta_e_matturita_affettiva.pdf