Quanti pani avete?
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Dal Vangelo del giorno: Mt 15,29-37"Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene."
Sette pani.
Sette, per quanto poco, sopratutto per le grandi necessità della folla, è comunque un numero compiuto.
Cos'è dunque che rende compiuto e pronto per la moltiplicazione della grazia il tuo "poco o nulla"?
E' la gratuità, la consegna, la non appropriazione, l'umiltà e la gioia. Riconoscere che tutto ciò che hai in beni, doni, carismi, competenze e capacità.. è comunque un suo dono provvidente, nell'economia della carità che deve sempre circolare.
Non fermarla dunque e consegna, ora, con libertà di cuore e senza fare calcoli, che non siano quelli dello Spirito, i tuoi "sette pani".
Se li doni ne avanzeranno "sette sporte piene", se li conservi per te ammuffiranno... e tu con loro.
"Il Signore ama chi dona con gioia" (2 Cor 9,7), perché chi dona con l'intraprendenza e il coraggio della gioia è vero figlio del Padre e vero discepolo di Cristo.
la venuta del Cristo tuo Figlio ci liberi dal male antico che è in noi
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Dalla colletta del giorno:".. la venuta del Cristo tuo Figlio
ci liberi dal male antico che è in noi ".
Fonte di Sapienza e di Saggezza è riconoscere che dentro di te c'è un "male antico". Una ferita che è madre di tutte le ferite che procuri a te stesso e agli altri.
Riconoscere che per quanto tu ti dia da fare non ti puoi salvare con le tue forze ma necessiti di essere salvato, ogni giorno, ogni momento.
C'è infatti una sorta di stordimento "buonista" che è nemico della fede, delle comunità e del tuo progresso spirituale; uno stordimento che "nega" e fugge questa autocoscienza.
Una sorta di disonestà profonda verso il tuo cuore. Una stratificazione cosciente e sedimentata fatta di tutta una serie di cose che ti distraggono dalla verità del tuo cuore.
Qui nel tuo cuore e verso il tuo cuore e verso la realtà della tua persona, si compie la prima truffa.
Si passa da distrazioni semplici come a quelle più costruite e pertanto giustificanti. Da quelle futili a quelle buone e pertanto più difficili da sradicare in un cammino di autenticità.. Si passa dalle cose da fare, dagli hobby, dagli impegni (magari caritatevoli) per finire allo studio, alla cultura e alla lettura in cui, di fatto, ti costruisci il tuo vitello d'oro con la scusa di avere una "coscienza critica". Ma di fatto stai fuggendo.
Compi opere buone, sei impegnato nella comunità e magari anche stimata o stimato, ma di fatto sei metro e misura a te stesso. Ti costruisci (da buona fuggitiva e da buon fuggitivo) una morale fai-da-te, una teologia fai-da-te, e non riconosci l'unica vera dignità: il bisogno radicale di essere salvato da Cristo e dalla Chiesa.
Questo è invece il viaggio che ti attende e che comincia ora,
con il tuo si,
con il tuo passo,
con onestà,
con la tua resa.
Riconoscere che per quanto tu ti dia da fare non ti puoi salvare con le tue forze ma necessiti di essere salvato, ogni giorno, ogni momento.
C'è infatti una sorta di stordimento "buonista" che è nemico della fede, delle comunità e del tuo progresso spirituale; uno stordimento che "nega" e fugge questa autocoscienza.
Una sorta di disonestà profonda verso il tuo cuore. Una stratificazione cosciente e sedimentata fatta di tutta una serie di cose che ti distraggono dalla verità del tuo cuore.
Qui nel tuo cuore e verso il tuo cuore e verso la realtà della tua persona, si compie la prima truffa.
Si passa da distrazioni semplici come a quelle più costruite e pertanto giustificanti. Da quelle futili a quelle buone e pertanto più difficili da sradicare in un cammino di autenticità.. Si passa dalle cose da fare, dagli hobby, dagli impegni (magari caritatevoli) per finire allo studio, alla cultura e alla lettura in cui, di fatto, ti costruisci il tuo vitello d'oro con la scusa di avere una "coscienza critica". Ma di fatto stai fuggendo.
Compi opere buone, sei impegnato nella comunità e magari anche stimata o stimato, ma di fatto sei metro e misura a te stesso. Ti costruisci (da buona fuggitiva e da buon fuggitivo) una morale fai-da-te, una teologia fai-da-te, e non riconosci l'unica vera dignità: il bisogno radicale di essere salvato da Cristo e dalla Chiesa.
Questo è invece il viaggio che ti attende e che comincia ora,
con il tuo si,
con il tuo passo,
con onestà,
con la tua resa.
Essi sono coloro che seguono l’Agnello dovunque vada
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Dalla prima lettura del giorno: Ap 14,1-3.4-5"Essi sono coloro che seguono l’Agnello dovunque vada."
Affermare, come talvolta si fa, che Gesù è o deve essere il centro della nostra vita, non è totalmente esatto.
Perché dietro questa affermazione di luogo siamo noi che decidiamo dove Egli deve stare.
Ma con Gesù non è cosi?
Cristo è come un bimbo piccolo che ama "giocare" ovunque nel tuo cuore e nella tua vita. Non sei tu che lo devi addomesticare ma piuttosto il tuo cuore che va educato. A differenza di un bimbo che gioca e si muove per l'affermarsi di sé, Gesù invece lo fa perché tu sia pienamente te stesso.
Gesù dunque non ha il centro della nostra vita ma tutto, senza riserve. Siamo noi che siamo chiamati a seguirlo ovunque Egli vada.
Può essere che Egli cammini per la strada dell'insuccesso o quella della gioia. Della sconfitta o della riuscita. Dell'attività o della infermità per malattia.
Il cristiano, il discepolo di Gesù, proclamandolo Signore, fa una scelta ben precisa: si abbandona senza riserve. Anzi combatte ogni giorno ogni riserva che gli impedisce di seguire il Signore e maestro ovunque Egli vada.
Se ben si guarda questa è una scelta coniugale, infatti come nel matrimonio si pronuncia (si auspica) per libera scelta:
"Prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti
tutti i giorni della mia vita.", così è nella sequela Christi, con l'Agnello immolato, assumendo sempre più il dono e la virtù fondante dell'arte di un perfetto abbandono. Senza riserve.
Da questa parte, guida l'Agnello e tu rispondi: Amen!
Da questa altra parte, guida l'Agnello e tu rispondi ancora: Amen!
Ma con Gesù non è cosi?
Cristo è come un bimbo piccolo che ama "giocare" ovunque nel tuo cuore e nella tua vita. Non sei tu che lo devi addomesticare ma piuttosto il tuo cuore che va educato. A differenza di un bimbo che gioca e si muove per l'affermarsi di sé, Gesù invece lo fa perché tu sia pienamente te stesso.
Gesù dunque non ha il centro della nostra vita ma tutto, senza riserve. Siamo noi che siamo chiamati a seguirlo ovunque Egli vada.
Può essere che Egli cammini per la strada dell'insuccesso o quella della gioia. Della sconfitta o della riuscita. Dell'attività o della infermità per malattia.
Il cristiano, il discepolo di Gesù, proclamandolo Signore, fa una scelta ben precisa: si abbandona senza riserve. Anzi combatte ogni giorno ogni riserva che gli impedisce di seguire il Signore e maestro ovunque Egli vada.
Se ben si guarda questa è una scelta coniugale, infatti come nel matrimonio si pronuncia (si auspica) per libera scelta:
"Prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti
tutti i giorni della mia vita.", così è nella sequela Christi, con l'Agnello immolato, assumendo sempre più il dono e la virtù fondante dell'arte di un perfetto abbandono. Senza riserve.
Da questa parte, guida l'Agnello e tu rispondi: Amen!
Da questa altra parte, guida l'Agnello e tu rispondi ancora: Amen!
Dolcezza e amarezza della Parola
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Dalla prima lettura del giorno: Ap 10,8-11Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele».
Perché l'amarezza segue la dolcezza nel "frequentare" la Parola?
Il libro dell'Apocalisse, libro di Rivelazione, ha significati multi comprensivi.
Anzitutto un significato pedagogico per il profeta. Egli stesso sperimenterà la dolcezza e l'attrattiva della Parola, ma man mano che essa scenderà nel profondo farà luce su ciò che è malato, su ciò che necessita guarigione e su ciò che va tagliato.
In secondo luogo ha un significato di compassione con i desideri di Dio. Dio stesso freme di "amarezza nelle viscere" per la condotta dell'uomo, per le sue scelte, per le sue fughe e per i suoi idoli.
Il profeta dunque com-patisce con Dio, "sente" con Dio per poterlo annunciare in maniera efficace. Viene detto infatti: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re».
In ultimo ha un significato di purificazione verso i destinatari. Tanto quanto il profeta ha sperimentato vittoriosamente l'amarezza su di sé, tanto sarà capace di amministrare la parola del crogiolo purificatrice con franchezza ed immediatezza, senza addolcirla con quel "mielismo" tipico delle ideologie buoniste dell'uomo che non cercano la conversione ma la cristallizzazione dei propri vizi ed i propri furti.
Anzitutto un significato pedagogico per il profeta. Egli stesso sperimenterà la dolcezza e l'attrattiva della Parola, ma man mano che essa scenderà nel profondo farà luce su ciò che è malato, su ciò che necessita guarigione e su ciò che va tagliato.
In secondo luogo ha un significato di compassione con i desideri di Dio. Dio stesso freme di "amarezza nelle viscere" per la condotta dell'uomo, per le sue scelte, per le sue fughe e per i suoi idoli.
Il profeta dunque com-patisce con Dio, "sente" con Dio per poterlo annunciare in maniera efficace. Viene detto infatti: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re».
In ultimo ha un significato di purificazione verso i destinatari. Tanto quanto il profeta ha sperimentato vittoriosamente l'amarezza su di sé, tanto sarà capace di amministrare la parola del crogiolo purificatrice con franchezza ed immediatezza, senza addolcirla con quel "mielismo" tipico delle ideologie buoniste dell'uomo che non cercano la conversione ma la cristallizzazione dei propri vizi ed i propri furti.
Santa Cecilia, vergine e martire, donna di lode
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Dalla Colletta della S. Messa del giorno - S. Cecilia Martire - Ascolta, Signore, la nostra preghiera
e per intercessione di santa Cecilia, vergine e martire,
rendici degni di cantare le tue lodi.
Α kai Ω
Cos'è che ci rende "degni" di cantare le Lodi a Dio?
È l'Agnello immolato, come ricorda l'Apocalisse nella prima lettura: "Tu sei degno di prendere il libro
e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio, con il tuo sangue,
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione,
e hai fatto di loro, per il nostro Dio,
un regno e sacerdoti,
e regneranno sopra la terra".
Da questo momento la lode è ministero sacerdotale, per tutti, anche se in differente ordine e grado.
Da questo momento, dal mistero del Triduo Pasquale, sgorga il "Canto nuovo", la lode nuova, in cui lodiamo Dio Padre con la Parola di Dio, nella Parola di Dio, per la Parola di Dio.
Infatti quale lode può scaturire dal cuore e dalle labbra se non vivi nella tua carne, per quanto possibile, i misteri del Cristo?
Se non piangi con Lui su Gerusalemme, non per giudizio ma per appartenenza profonda?
Come puoi lodare se non scendi con Lui agli inferi del tuo cuore per risalire in alto alla vita?
Come puoi lodarLo se non partecipi della gioia del Risorto e della Vita Nuova nello Spirito?
Come puoi lodarlo se non pronunci con decisione di Amore il tuo "Amen!"?
Sangue chiama sangue, Vita chiama vita, Suono chiama suono, Gioia chiama gioia.
Qui nasce un autentico Spirito di Lode
che, ben accordato, narra, senza sosta, la Gloria di Dio
e alla Sapienza viene resa giustizia.
PiEffe