Fate tutto senza mormorare e senza esitare
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Dalla prima lettura della S. Messa del giorno: Fil 2,12-18"Fate tutto senza mormorare e senza esitare".
Ogni "mormorazione" e "detrazione" (per dirla con Francesco di Assisi) che compiamo verso i nostri fratelli e che è un morbo che avvelena le nostre comunità, oltre che noi stessi, prende spunto dalla "mormorazione" e "detrazione" che facciamo verso Dio.
Per tal motivo l'apostolo ci esorta a fare ogni cosa senza mormorare e senza esitare.
Qualunque prova della vita, anche durissima, tanto più se autentica e non "auto-creata", comporta una reazione, talvolta legittima.. eppure i santi e i profeti prima di loro ci insegnano che esiste una reazione, persino una rabbia nei confronti di Dio che è presente come domanda, come richiesta ma il fondo del cuore appartiene a Dio, è obbediente, non mormora, accetta, accoglie anche se non capisce; anche se sperimenta lo scuotimento delle fondamenta.
Così Giobbe, il quale, in tutta la sua vicenda pur lamentandosi con il Signore per le sue prove in realtà non smuove di un millimetro il suo abbandono.
Gli amici che lo circondano sono "catechistici" e ribadiscono la buona dottrina ma anche il limite della ragione: se subisci prove hai compiuto qualche cosa di male.
Eppure Dio li riprende, anche duramente, e ricorda loro che "non hanno detto cose sagge come il suo servo Giobbe".
Perché questo?
Perché Giobbe in cuor suo non ha permesso alla "mormorazione" e alla "detrazione" di smuovere la fiducia in Dio. Come se, pur lamentandosi, chiedendo e scalpitando, persino quasi "bestemmiando", il suo cuore però fosse fisso in Lui. Senza indietreggiare, senza esitare. Senza togliere (detrarre) in alcun modo la gloria di Dio. La lode e l'ossequio, il rispetto e il timore.
Per tal motivo, appena Dio si fa sentire con la sua brezza leggera, Giobbe si scioglie come un bambino davanti all'immensità e riconosce che Dio ha ragioni più grandi e migliori della nostra piccola testa e della nostra piccola esperienza. Riconosce che Dio è Dio, ed è meraviglioso per se stesso e per il suo essere "oltre".
Per questo suo rimanere fisso in Dio, nonostante tutto, Giobbe è un uomo di Dio, che non mormora e non esita.
E questo è si un dono ma anche una quotidiana ginnastica del cuore per giungere al perfetto abbandono per cui siamo stati creati.
Abbandono che è la lode più grande e tutto quello che noi, solo noi, possiamo unicamente dare a Dio: la nostra resa.
Qualunque prova della vita, anche durissima, tanto più se autentica e non "auto-creata", comporta una reazione, talvolta legittima.. eppure i santi e i profeti prima di loro ci insegnano che esiste una reazione, persino una rabbia nei confronti di Dio che è presente come domanda, come richiesta ma il fondo del cuore appartiene a Dio, è obbediente, non mormora, accetta, accoglie anche se non capisce; anche se sperimenta lo scuotimento delle fondamenta.
Così Giobbe, il quale, in tutta la sua vicenda pur lamentandosi con il Signore per le sue prove in realtà non smuove di un millimetro il suo abbandono.
Gli amici che lo circondano sono "catechistici" e ribadiscono la buona dottrina ma anche il limite della ragione: se subisci prove hai compiuto qualche cosa di male.
Eppure Dio li riprende, anche duramente, e ricorda loro che "non hanno detto cose sagge come il suo servo Giobbe".
Perché questo?
Perché Giobbe in cuor suo non ha permesso alla "mormorazione" e alla "detrazione" di smuovere la fiducia in Dio. Come se, pur lamentandosi, chiedendo e scalpitando, persino quasi "bestemmiando", il suo cuore però fosse fisso in Lui. Senza indietreggiare, senza esitare. Senza togliere (detrarre) in alcun modo la gloria di Dio. La lode e l'ossequio, il rispetto e il timore.
Per tal motivo, appena Dio si fa sentire con la sua brezza leggera, Giobbe si scioglie come un bambino davanti all'immensità e riconosce che Dio ha ragioni più grandi e migliori della nostra piccola testa e della nostra piccola esperienza. Riconosce che Dio è Dio, ed è meraviglioso per se stesso e per il suo essere "oltre".
Per questo suo rimanere fisso in Dio, nonostante tutto, Giobbe è un uomo di Dio, che non mormora e non esita.
E questo è si un dono ma anche una quotidiana ginnastica del cuore per giungere al perfetto abbandono per cui siamo stati creati.
Abbandono che è la lode più grande e tutto quello che noi, solo noi, possiamo unicamente dare a Dio: la nostra resa.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù
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Dalla prima lettura del giorno:"Fratelli,
abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù".
Per Paolo questi sentimenti sono il pensiero di Gesù.
I suoi desideri, i suoi sogni, il suo modo di vedere le cose, le sue scelte, i suoi passi. Non è forse questo il programma per eccellezza di chi è Cristiano?
Essere talmente unito a Lui da essere, come Chiesa, una sua presenza nella storia.
Ma come conoscere il "pensiero" di Cristo se non frequentando e ascoltando assiduamente la Chiesa che te lo trasmette come custode e maestra?
I suoi desideri, i suoi sogni, il suo modo di vedere le cose, le sue scelte, i suoi passi. Non è forse questo il programma per eccellezza di chi è Cristiano?
Essere talmente unito a Lui da essere, come Chiesa, una sua presenza nella storia.
Ma come conoscere il "pensiero" di Cristo se non frequentando e ascoltando assiduamente la Chiesa che te lo trasmette come custode e maestra?
Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio
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Dalle lodi del giorno, Sl. 83 "Desiderio del Tempio del Signore""Beato chi trova in te la sua forza *
e decide nel suo cuore il santo viaggio."
Si, Signore, ho deciso, da ora (non dopo o domani) mi fido di Te e della tua guida.
Iniziare un cammno di Direzione Spirituale significa far propria anzitutto questa Parola, trovare in Dio la forza e decidersi per il Santo viaggio.
Da questo desiderio, Dio fa fiorire un incontro di Direzione Spirituale personale e comunitario - entrambi necessari - affinché il discepolo possa crescere nella lode e nella fatica dell'abbandono.
Affinché il discepolo possa andare la dove non pensava ma dove la fantasia di Dio lo attendeva per consegnargli la perla nascosta della pienezza e della gioia.
Iniziare un cammno di Direzione Spirituale significa far propria anzitutto questa Parola, trovare in Dio la forza e decidersi per il Santo viaggio.
Da questo desiderio, Dio fa fiorire un incontro di Direzione Spirituale personale e comunitario - entrambi necessari - affinché il discepolo possa crescere nella lode e nella fatica dell'abbandono.
Affinché il discepolo possa andare la dove non pensava ma dove la fantasia di Dio lo attendeva per consegnargli la perla nascosta della pienezza e della gioia.
Il vero corso prematrimoniale
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"Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.E voi, mariti, amate le vostre mo
gli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.
Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito."
Qui, in questa Parola, c'è il vero corso per fidanzati:
1 - il timore di Cristo e il valore ineludibile dell'obbedienza
2 - la coscienza di sé e la desatellizzazione
3 - i ministeri, più che ruoli, nella coppia
4 - una vocazione simbolica, profetica e testimoniale
Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito."
Qui, in questa Parola, c'è il vero corso per fidanzati:
1 - il timore di Cristo e il valore ineludibile dell'obbedienza
2 - la coscienza di sé e la desatellizzazione
3 - i ministeri, più che ruoli, nella coppia
4 - una vocazione simbolica, profetica e testimoniale
Fornicazione e Purezza
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Dalla prima lettura del giorno: Ef 4,32-5,8"Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia neppure si parli fra voi – come deve essere tra santi – né di volgarità, insulsaggini, trivialità, che sono cose sconvenienti. Piuttosto rendete grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – cioè nessun idolatra – ha in eredità il regno di Cristo e di Dio."
Perché la fornicazione ed ogni specie di impurità è così dannosa?
La fornicazione (porneia in greco) si riferisce in senso stretto alla "prostituzione" e, nel contesto pagano del tempo, ad una sorta di convivenza pre-matrimoniale in cui si consuma l'atto coniugale ma senza le caratteristiche oggettive, sacramentali e sociali, del matrimonio.
Nella retorica paolina il termine viene rafforzato con "ogni specie di impurità" facendo acquisire alla "porneia" un senso ben più ampio e cioè quello che include ogni atto sessuale disordinato e non orientato alla comunione coniugale.
In entrambi i casi la fornicazione si presenta grave perché distorce e danneggia il primigenio disegno di Dio sull'uomo e sulla coppia. Nel senso esteso perché anzitutto l'uomo appartiene a Dio, e con il battesimo appartiene a Cristo e l'uso del suo corpo per altri fini che non siano quelli unitivi e assieme procreativi nel e del matrimonio, tradiscono questo significato sponsale del discepolo di Cristo con il Suo Maestro e Signore.
Nel senso specifico perché la convivenza matrimoniale (o di fidanzamento con rapporti pre-matrimoniali) crea i presupposti di definitività di un rapporto sia di carattere sociale che, soprattutto, senza la presenza oggettiva del sacramento.
Il sacramento del matrimonio è infatti un dono e non uno stato deciso dal soggetto. Il "soggetto coppia", che desidera sposarsi, ha ben presente l'accoglienza del dono della grazia sia personalmente che come coppia.
La ministerialità della coppia per la celebrazione del sacramento non sta nel fatto che essi creano il dono del matrimonio ma che essi, piuttosto, lo ricevono.
In sostanza una coppia di conviventi vive una contraddizione di natura, significati e finalità ed e contrario alla dimensione coniugale presente sia nel Diritto Naturale che in Ef. 5.
In secondo luogo la fornicazione pur essendo "meno grave" del peccato della superbia in senso assoluto, incide però pian piano nella coscienza del soggetto che pian piano si crea alibi che rafforzano la sua scelta disordinata. Questo "modo disordinato" di vivere la sessualità porta a indebolire la volontà del soggetto ed il suo generale discernimento ed a creare quella famosa mentalità borghese del "vizi privati e pubbliche virtù".
Oppure della giustificazione con ideologie create per giustificare il peso oggettivo della colpa.
Dualismo impossibile presente talvolta anche in coloro che operano pastoralmente nelle parrocchie, i quali si costruiscono una morale a propria immagine e somiglianza.
Oppure in coloro che creano campagne e lobby atte a sostenere il loro comportamento disordinato.
L'autoconvinzione diventa tale e strutturale che essi si illudono di essere felici ma in realtà stanno scappando dal peso delle responsabilità delle loro scelte confondendo la coscienza di colpa con il senso e il peso della colpa.
Pertanto, come si nota, a monte del peccato di fornicazione esiste sempre un peccato di superbia: il soggetto decide alla luce di se stesso e delle sue pulsioni ciò che bene e ciò che male. Fino a che diventa talmente obnubilato che è incapace di discernere con limpidezza e con chiarezza ogni scelta vocazionale della sua vita.
Esiste in ultimo un aspetto spiritualizzato della porneia.
Quello dei quali, pur essendo puri ed "immacolati" fisicamente e nei loro comportamenti sessuali, ritengono questa purezza non un dono (seppur mantenuto con gioiosa fatica) ma un fatto che nasce dalla propria volontà superiore. Si creano una "casta" interiore.
Giudicando le debolezze altrui non alla luce della Verità - che giudica tutti, anche chi giudica - ma alla luce della propria "esterna" integerrimità.
Qui, nella maschera del moralismo, della rigidità e spesso della "musoneria", pur non essendo presente la "lussuria" fisica è presente quella estremamente più grave (e spesso nascosta) della "lussuria spirituale". Il maligno non è entrato ed ha corrotto per la porta o dalla cantina, ma ha inflitto un danno più grande partendo "dalla soffitta".
Tuttavia, come visto, ogni caso di porneia, in senso stretto, in senso ampio ed in senso spirituale è una sorta di tradimento della sponsalità che il credente ha con Cristo.
Siamo infatti stati riscattati a caro prezzo.
Nella retorica paolina il termine viene rafforzato con "ogni specie di impurità" facendo acquisire alla "porneia" un senso ben più ampio e cioè quello che include ogni atto sessuale disordinato e non orientato alla comunione coniugale.
In entrambi i casi la fornicazione si presenta grave perché distorce e danneggia il primigenio disegno di Dio sull'uomo e sulla coppia. Nel senso esteso perché anzitutto l'uomo appartiene a Dio, e con il battesimo appartiene a Cristo e l'uso del suo corpo per altri fini che non siano quelli unitivi e assieme procreativi nel e del matrimonio, tradiscono questo significato sponsale del discepolo di Cristo con il Suo Maestro e Signore.
Nel senso specifico perché la convivenza matrimoniale (o di fidanzamento con rapporti pre-matrimoniali) crea i presupposti di definitività di un rapporto sia di carattere sociale che, soprattutto, senza la presenza oggettiva del sacramento.
Il sacramento del matrimonio è infatti un dono e non uno stato deciso dal soggetto. Il "soggetto coppia", che desidera sposarsi, ha ben presente l'accoglienza del dono della grazia sia personalmente che come coppia.
La ministerialità della coppia per la celebrazione del sacramento non sta nel fatto che essi creano il dono del matrimonio ma che essi, piuttosto, lo ricevono.
In sostanza una coppia di conviventi vive una contraddizione di natura, significati e finalità ed e contrario alla dimensione coniugale presente sia nel Diritto Naturale che in Ef. 5.
In secondo luogo la fornicazione pur essendo "meno grave" del peccato della superbia in senso assoluto, incide però pian piano nella coscienza del soggetto che pian piano si crea alibi che rafforzano la sua scelta disordinata. Questo "modo disordinato" di vivere la sessualità porta a indebolire la volontà del soggetto ed il suo generale discernimento ed a creare quella famosa mentalità borghese del "vizi privati e pubbliche virtù".
Oppure della giustificazione con ideologie create per giustificare il peso oggettivo della colpa.
Dualismo impossibile presente talvolta anche in coloro che operano pastoralmente nelle parrocchie, i quali si costruiscono una morale a propria immagine e somiglianza.
Oppure in coloro che creano campagne e lobby atte a sostenere il loro comportamento disordinato.
L'autoconvinzione diventa tale e strutturale che essi si illudono di essere felici ma in realtà stanno scappando dal peso delle responsabilità delle loro scelte confondendo la coscienza di colpa con il senso e il peso della colpa.
Pertanto, come si nota, a monte del peccato di fornicazione esiste sempre un peccato di superbia: il soggetto decide alla luce di se stesso e delle sue pulsioni ciò che bene e ciò che male. Fino a che diventa talmente obnubilato che è incapace di discernere con limpidezza e con chiarezza ogni scelta vocazionale della sua vita.
Esiste in ultimo un aspetto spiritualizzato della porneia.
Quello dei quali, pur essendo puri ed "immacolati" fisicamente e nei loro comportamenti sessuali, ritengono questa purezza non un dono (seppur mantenuto con gioiosa fatica) ma un fatto che nasce dalla propria volontà superiore. Si creano una "casta" interiore.
Giudicando le debolezze altrui non alla luce della Verità - che giudica tutti, anche chi giudica - ma alla luce della propria "esterna" integerrimità.
Qui, nella maschera del moralismo, della rigidità e spesso della "musoneria", pur non essendo presente la "lussuria" fisica è presente quella estremamente più grave (e spesso nascosta) della "lussuria spirituale". Il maligno non è entrato ed ha corrotto per la porta o dalla cantina, ma ha inflitto un danno più grande partendo "dalla soffitta".
Tuttavia, come visto, ogni caso di porneia, in senso stretto, in senso ampio ed in senso spirituale è una sorta di tradimento della sponsalità che il credente ha con Cristo.
Siamo infatti stati riscattati a caro prezzo.