L’Eucarestia è tutto
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È Pane per nutrire
È Sangue per dare vita
È Carne per la nostra carne malata e ferita
È Logos per orchestrare con ordine e giustizia
È Bellezza per rendere casti
È Inabitazione per trasformare e trasfigurare
È ciò per cui siamo creati e ciò che possiamo essere
È vista per vedere il Padre.
Oh Dio, oh Santo Spirito, che per sola Tua Grazia sei in noi
rendici capaci di accogliere il Verbo fatto Carne
ed avere occhi solo per il Padre
e dare alla Santissima Trinità perfetta e semplice Unità,
gioia e gloria.
Amen, Amen, Amen, Alleluia!
Essere ai tuoi piedi
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Essere calpestato dai tuoi piedi santi, oh Signore, è tutto.
Benedetto il tuo Corpo e benedetto il tuo Sangue.
Infiorata preparata all'Abbazia di Casamari
Psalterium meum, gaudium meum
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Ricorda Il Santo Ambrogio, proprio oggi:
“Il salmo canta il sorgere del giorno, il salmo ne fa risonare il tramonto.
Nel salmo il gusto gareggia con l'istruzione. Nello stesso tempo si canta per diletto e si apprende per ammaestramento. Che cos'è che non trovi quando tu leggi i salmi? In essi leggo: «Canto d'amore» (Sal 44, 1) e mi sento infiammare dal desiderio di un santo amore. In essi passo in rassegna le grazie della rivelazione, le testimonianze della risurrezione, i doni della promessa. In essi imparo ad evitare il peccato, e a non vergognarmi della penitenza per i peccati.
Che cos'è dunque il salmo se non lo strumento musicale delle virtù, suonando il quale con il plettro dello Spirito Santo, il venerando profeta fa echeggiare in terra la dolcezza del suono celeste?”
(Dal «Commento sui salmi» di sant'Ambrogio, vescovo Sal 1, 9-12; CSEL 64, 7. 9-10)
E il suo discepolo Sant’Agostino, aggiunge: “È pregato dunque per la sua natura divina, prega nella natura di servo. Troviamo là il creatore, qui colui che è creato. Lui immutato assume la creatura, che doveva essere mutata, e fa di noi con sé medesimo un solo uomo: capo e corpo.
Perciò noi preghiamo lui, per mezzo di lui e in lui; diciamo con lui ed egli dice con noi.” (Dal «Commento sui salmi» di sant’Agostino, vescovo Salmo 85, 1; CCL 39, 1176-1177)
Cosa dire dunque?
I Salmi, senza nulla escludere, compiono in noi, dopo l’Opera di Dio della Santa Messa, in tutte le sue parti, la Sacra Liturgia più matura, perché ci immettono nel compimento quotidiano che è quello di vivere, nella nostra carne, per quanto possibile, i misteri di Cristo. Di entrare timidamente e senza alcun merito in quell’abisso di Scienza, Intelletto e Sapienza che è la unione ipostatica tra la Natura Divina e la natura Umana, gloriosa ed immacolata, del Cristo.
I salmi fanno questo, ci plasmano l’umanità perché sia più umana.
Costruiscono l’io ed il noi della Chiesa, rispettando pienamente, per sommo dono, ciò che ciascuno è nel Cuore del Padre.
Sono la Preghiera per eccellenza. Sono pneumatismo puro, santo e santificante.
E si compiono ancor meglio, ove possibile, nel canto gregoriano e poi nell’abbandono in Jubilo.
Come Maria.
Senza frode
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"Senza frode imparai la sapienza e senza invidia la dono, non nascondo le sue ricchezze. Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini; quanti se lo procurano si attirano l'amicizia di Dio, sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento."
(Sap 7, 13-14)
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Auguri a "noi" teologi, di ogni ordine e grado di servizio,
chiamati
senza frode
a ri-donare i tesori di Scienza, Intelletto e Sapienza.
Senza nulla trattenere, come il "ladro",
nemico dell'uomo e di Dio,
frodatore antico,
ma, per sola Grazia,
a condividere quanto abbiamo ricevuto, senza meriti,
per la stessa sola Grazia.
E siamo umili e servi, prostrati,
senza turbare le anime per cui il Verbo si è incarnato,
ha sofferto nella carne ed è Risorto.
"Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto." (Sl. 4,7)
Ed auguri a chi si chiama Antonio.
PiEffe
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Is 61, 1-3
Lo spirito del Signore Dio è su di me
perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l'anno di misericordia del Signore,
un giorno di vendetta per il nostro Dio,
per consolare tutti gli afflitti,
per allietare gli afflitti di Sion,
per dare loro una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell'abito da lutto,
canto di lode invece di un cuore mesto.
Essi si chiameranno querce di giustizia,
piantagione del Signore per manifestare la sua gloria.
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2 Cor 3, 15 -4, 1. 3-6
Fratelli, fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul cuore dei figli d’Israele; ma quando vi sarà la conversione al Signore, il velo sarà tolto.
Il Signore è lo Spirito e, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà. E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore.
Perciò, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d’animo.
E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio.
Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.
Lo Spirito Santo dona l'intima natura di Dio: la Comunione
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Voi, carissimi, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima fede, pregate mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell'amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna. Convincete quelli che sono vacillanti.
(Lodi del giorno, Lettura Breve Gd 20-22)
Voi
costruite
vostra
pregate
conservatevi
attendendo
con-vincete
Il "Noi" trinitario fonda, sostiene, genera ed illumina il "noi" della Chiesa. Ognuno per la sua parte. Certo non senza dialettica, anche interna, interna anche a ciascuno di noi.
Può accadere, infatti, che lo Spirito susciti in noi una intuizione e addirittura un carisma ma poi ci chieda di mortificarlo.
Perché questo?
Per prendersi gioco di noi?
Per ingannarci?
Certamente no.
Per portarci alla natura più alta della comunione che è la diakonia, la donazione nell'Amore.
Che è innestata nel Battesimo.
Al sacrificio di Isacco.
In cui ciò che conta di più non è la "nostra intuizione" ma l'agire di Dio nella storia anche attraverso la mortificazione necessaria della "nostra" intuizione che Lui stesso ha donato.
Perché Egli è fonte di fecondità ben oltre le nostre membra.
E questo si deve storicamente vedere.
In tal modo la nostra resa a Dio è perfetta ed esprime la cristificazione compiuta e la figliolanza nel Figlio.
Per quanto possibile, dunque, la nostra volontà si adegua alla volontà divina, ed impariamo, nell'obbedienza tanto quanto ciò che patiamo.
Perché l'obbedienza non solo rimane una virtù ma il mezzo più appropriato, battesimale, per vivere la nostra "conformatio" divina.
Poiché sembra, in apparenza, negare la nostra individualità, che è l'essenza del nostro esser-ci nel mondo come unicum, scalpitiamo e ci lamentiamo.
In modi a volte erronei ed imperfetti, ed il fomito della ribellione è spesso presente in noi: vogliamo dar-ci un nome.
Nell'irriducibilità dell'io-sono-io.
Posto che ci sono alcune lamentele, suppliche e quasi "bestemmie" (come ci insegnano i santi e i profeti) che sono più preghiera di tante orazioni, in noi permane la difficoltà di obbedire, perché manca la possibilità di ob-audire, di ascoltare e, preferiamo, quella di osare, pensando in tal modo di essere audaci, condottieri dell'unicum che ci è stato rivelato.
Invece l'obbedienza, sana, resa, spirituale, cioè nello Spirito Santo è principio vivificante e dunque pienamente spirituale di adesione all'unica volontà divina delle tre persone.
E libera realmente l'azione di Dio nel mondo.
E costruisce l'edificio spirituale.
Ricordando che io-sono-perché-amato.