Inenarranza nella Sequela
- Details
- Hits: 2817

"Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela»"
(Dal Vangelo del giorno Gv 2,1-12, II domenica del TO)
Su questa pericope gli esegeti di ogni tempo (e persino i mistici delle rivelazioni private) si sono trovati in difficoltà: perché Gesù risponde così a Sua Madre?
Una cosa è certa e l’abbiamo imparata bene, sin da dodicenne Gesù non smette di essere il Signore ed il Maestro e tutto vive e proietta verso la Luce della Pasqua, Egli vive e porta a questa centralità i suoi interlocutori.
Non lo fa con la fretta di spiegare ogni cosa, non è didascalico ma introduce al mistero; Egli è il Sommo Liturgo.
Con la pazienza del Sommo Artista del Grande Contadino che conosce che il seme depositato porta frutto a suo tempo.
Non dobbiamo scandalizzarci, dunque, di una risposta così dura di Gesù, essa è in realtà un gesto di Amore e di fiducia grandissima che è consapevole nel contempo che anche la Beata tra le donne potrebbe non comprendere sul momento.
Ma nessuno dei figli è stato intimo con la Madre come il Cristo.
Nessuno ha assomigliato alla propria madre, anche fisicamente, più di Lui.
Il legame indistruttibile tra Gesù e Maria non è in discussione, sotto ogni piano.
Ma Egli è anzitutto il Verbo incarnato proiettato alla Pasqua e qui Cristo conduce e porta, chi ama di più.
Sai quanto Gesù ti ama, da quanto ti porta alla Pasqua.
Cioè a vivere, nella tua carne, i Suoi Misteri Pasquali.
Ad abbattere ogni proiezione di Dio, anche la più bella che ti sei costruito.
Anche la più santa che persino Dio stesso, consapevole della gradualità, ti ha messo nel cuore:
Egli ti chiama oltre.
E Maria che questo lo ha compreso da sempre come nessun altro e nessun’altra e dice, ai servi, a noi, quelle parole immarcescibili che esplicano l’inenarranza nella sequela:
Ὅ τι ἂν λέγῃ ὑμῖν ποιήσατε”
«Qualsiasi cosa Egli possa dirvi, fatela»
E Cristo compie la Pasqua dove sembrava impossibile.
Finchè c'è la salute.. quella del cuore
- Details
- Hits: 2050

«Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”?»
(Dal vangelo del giorno, Mc 2, 1-12)
---
La somatolatria non passa solo per il culto vanesio dell'immagine corporea che passa dal rotocalco dei selfie, dei media, alle palestre come nuovi "centri di liturgia",
ma soprattutto sposta l'ordine di valore e di importanza dalla salute spirituale a quella fisica. Inverte l'ordine naturale.
Se infatti dedichiamo ed abbiamo cura, com'è giusto, nell'avere tanta accortezza alla salute fisica, e ai suoi effetti in tutte le parti del corpo, specie quelle più delicate,
perché siamo così dimentichi della paralisi spirituale
e dei disordini che essa infligge a tutta la nostra vita?
Modi di pensare e di "essere" compresi?
Non ci accorgiamo di quanto siamo deformi?
E soprattutto non ci accorgiamo di quanto potremmo essere belli se seguissimo il Suo Cuore?
La guarigione interiore non è una richiesta che si compie nel culmine del cammino cristiano
ma una richiesta prioritaria e quotidiana che è insita nel dono del Battesimo che abbiamo ricevuto.
La Tua Parola silenzia, ordina e cambia il cuore
- Details
- Hits: 2043

«Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!»
(Dal Vangelo del giorno, Mc 1, 21-28)
Il caos presente nel cuore dell'uomo che si esprime nell'impurità
dei sensi e della lingua
strettamente legati,
lussuria e mormorazione vanno sovente a braccetto,
Cristo lo ordina e lo calma intimandogli di tacere.
Egli dunque compie non solo l'esorcismo e la liberazione
da chiedere senza paura su di sé,
soprattutto con la preghiera, il digiuno e l'umorismo dei fratelli,
nei momenti di forte prova,
perché sia ancora più chiaro che nessuno si salva da sé,
ma anche ordina e rende fecondi i Bisogni Fondamentali
orientandoli al "Cosmos", all'armonia, all'orchestrazione,
alla temperanza, al loro autentico sbocciare.
Così che possiamo proclamare la nostra Professio Fidei:
"So chi Tu sei
Tu solo sei
e sei venuto per salvarmi,
oh Santo di Dio!"
La sequela francescana
- Details
- Hits: 2560

«Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini» (Dal Vangelo del giorno, Mc 1, 14-20)
Francesco di Assisi fu il primo, e forse il più completo, nel cogliere la sequela non tanto come un atto formale,
né tantomeno solo morale,
ma piuttosto come un evento esistenziale.
In questo Francesco ricalcava perfettamente
i primi discepoli e gli apostoli.
Non si basava solo un aspetto, meditare la Parola, metterla in pratica, vivere la morale del Vangelo, scrutare teologicamente, vivere la carità, curare la dimensione del Sacro Culto e tanti altri colori dell'unico spettro.
Egli andava al cuore:
Gesù è passato di qui? Anch'io vi devo passare.
Egli ha creato delle orme? I miei piedi devono passare "dentro" quelle orme, per come posso. Dentro le "vestigia".
Questo anzitutto per amore di Lui, per conformità sponsale, carnale.
Lo esprime l'inarrivabile preghiera dell'Absorbeat
Rapisca, ti prego, o Signore,
l'ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,
perché io muoia per amore dell'amor tuo,
come tu ti sei degnato morire
per amore dell'amor mio.
Questo permette di abbracciare il lebbroso che è in me
e quello presente nei fratelli.
Certe scelte si fanno solo per Amore,
mossi dall'Amore,
crescendo nell'Amore.
Il peccato che conduce alla morte
- Details
- Hits: 3706
"Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita: a coloro, cioè, il cui peccato non conduce alla morte. C’è infatti un peccato che conduce alla morte; non dico di pregare riguardo a questo peccato." (dalla prima lettura del giorno, 1 Gv 5, 14-21)
--
"ἁμαρτία πρὸς θάνατον", il peccato che conduce alla morte
è uno dei passaggi più difficili per gli esegeti di ogni tempo.
Averne dunque la pretesa di semplificarlo e spiegarlo qui è improprio, proprio perché è inerente un altissimo discernimento di Vita Spirituale e di Vita Pastorale.
Tuttavia qualcosa possiamo balbettare.
Dal contesto in cui scrive l'apostolo Giovanni alle comunità di Efeso si evince che vi è una situazione possibile di evidente Apostasia. La negazione della Signoria di Cristo. Dunque non si parla solo del peccato ordinario che rompe in maniera più o meno grave la comunione fraterna ma di quella scelta che viene perseguita scientemente per rompere definitivamente ogni comunione con Cristo e la Chiesa di Cristo.
Tale passaggio dunque facilmente può essere ricondotto, in certo qual modo, anche alla "Bestemmia contro lo Spirito Santo" ed anche alla "consegna a satana" di natura paolina.
Questo non significa che la preghiera non sia più necessaria ma solo che essa non fa più appello alla situazione di relativa illuminazione o di parziale "ricostituente" da chiedere a Dio verso chi è caduto ma ad una resa totale a Dio perché possa operare un ravvedimento radicale, un cammino medicinale ed una amputazione se necessaria, come solo il Divino Medico e Chirurgo può fare.
Un conto è somministrare un farmaco, magari anche forte, per una più o meno grave malattia ed un conto richiedere l'aiuto di un esperto per eliminare una gravissima cancrena, reiterata, perseguita e magari data per legittima e giusta.
Ecco perchè, a mio avviso, l'esortazione dell'apostolo va colta come un impegno della comunità a non fermarsi alla "sola preghiera" ma ad accompagnarla con il digiuno (ogni tipo di digiuno), la carità e la riparazione.
“Certa specie di demoni si scaccia solo con la preghiera e col digiuno” (Mt 17,21)
"Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati." (1Pt. 4,8)
Ed aggiungiamo che la Carità "sana" una moltitudine di peccati propri ed altrui.
E la Riparazione. Come disse Gesù a Margherita Maria: « Ecco — disse — quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e li ha ricolmati di tutti i benefìci, ma in cambio del suo amore infinito, anziché trovare gratitudine, incontrò invece dimenticanza, indifferenza, oltraggi, e questi arrecatigli talora anche da anime a lui obbligate con il più stretto debito di speciale amore ».
(Margherita Maria Alacoque citata nella Miserentissimus Redemptor).
Ma questo si comprende solo con le parole di S. Agostino:
« Dammi un innamorato e capirà quello che dico »
(S. Agostino, "Da mihi amantem et sentit quod dico", De cons. Evang. 26, 4)
O come direbbe il card. J. H. Newman “Cor ad cor loquitur”.
Infine occorre il discernimento per non farsi cogliere da quel sentimento di falsa pietà, e di superbia larvale, per cui, nell'aiutare la persona caduta in evidente apostasia, anche noi vi "cadiamo con tutte le scarpe",
fallendo il compito da cui siamo partiti nell'Amore,
aiutare il fratello a salvarsi e salvare anche noi stessi nell'amarlo.