La Tua Parola silenzia, ordina e cambia il cuore
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«Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!»
(Dal Vangelo del giorno, Mc 1, 21-28)
Il caos presente nel cuore dell'uomo che si esprime nell'impurità
dei sensi e della lingua
strettamente legati,
lussuria e mormorazione vanno sovente a braccetto,
Cristo lo ordina e lo calma intimandogli di tacere.
Egli dunque compie non solo l'esorcismo e la liberazione
da chiedere senza paura su di sé,
soprattutto con la preghiera, il digiuno e l'umorismo dei fratelli,
nei momenti di forte prova,
perché sia ancora più chiaro che nessuno si salva da sé,
ma anche ordina e rende fecondi i Bisogni Fondamentali
orientandoli al "Cosmos", all'armonia, all'orchestrazione,
alla temperanza, al loro autentico sbocciare.
Così che possiamo proclamare la nostra Professio Fidei:
"So chi Tu sei
Tu solo sei
e sei venuto per salvarmi,
oh Santo di Dio!"
La sequela francescana
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«Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini» (Dal Vangelo del giorno, Mc 1, 14-20)
Francesco di Assisi fu il primo, e forse il più completo, nel cogliere la sequela non tanto come un atto formale,
né tantomeno solo morale,
ma piuttosto come un evento esistenziale.
In questo Francesco ricalcava perfettamente
i primi discepoli e gli apostoli.
Non si basava solo un aspetto, meditare la Parola, metterla in pratica, vivere la morale del Vangelo, scrutare teologicamente, vivere la carità, curare la dimensione del Sacro Culto e tanti altri colori dell'unico spettro.
Egli andava al cuore:
Gesù è passato di qui? Anch'io vi devo passare.
Egli ha creato delle orme? I miei piedi devono passare "dentro" quelle orme, per come posso. Dentro le "vestigia".
Questo anzitutto per amore di Lui, per conformità sponsale, carnale.
Lo esprime l'inarrivabile preghiera dell'Absorbeat
Rapisca, ti prego, o Signore,
l'ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,
perché io muoia per amore dell'amor tuo,
come tu ti sei degnato morire
per amore dell'amor mio.
Questo permette di abbracciare il lebbroso che è in me
e quello presente nei fratelli.
Certe scelte si fanno solo per Amore,
mossi dall'Amore,
crescendo nell'Amore.
Il peccato che conduce alla morte
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"Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita: a coloro, cioè, il cui peccato non conduce alla morte. C’è infatti un peccato che conduce alla morte; non dico di pregare riguardo a questo peccato." (dalla prima lettura del giorno, 1 Gv 5, 14-21)
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"ἁμαρτία πρὸς θάνατον", il peccato che conduce alla morte
è uno dei passaggi più difficili per gli esegeti di ogni tempo.
Averne dunque la pretesa di semplificarlo e spiegarlo qui è improprio, proprio perché è inerente un altissimo discernimento di Vita Spirituale e di Vita Pastorale.
Tuttavia qualcosa possiamo balbettare.
Dal contesto in cui scrive l'apostolo Giovanni alle comunità di Efeso si evince che vi è una situazione possibile di evidente Apostasia. La negazione della Signoria di Cristo. Dunque non si parla solo del peccato ordinario che rompe in maniera più o meno grave la comunione fraterna ma di quella scelta che viene perseguita scientemente per rompere definitivamente ogni comunione con Cristo e la Chiesa di Cristo.
Tale passaggio dunque facilmente può essere ricondotto, in certo qual modo, anche alla "Bestemmia contro lo Spirito Santo" ed anche alla "consegna a satana" di natura paolina.
Questo non significa che la preghiera non sia più necessaria ma solo che essa non fa più appello alla situazione di relativa illuminazione o di parziale "ricostituente" da chiedere a Dio verso chi è caduto ma ad una resa totale a Dio perché possa operare un ravvedimento radicale, un cammino medicinale ed una amputazione se necessaria, come solo il Divino Medico e Chirurgo può fare.
Un conto è somministrare un farmaco, magari anche forte, per una più o meno grave malattia ed un conto richiedere l'aiuto di un esperto per eliminare una gravissima cancrena, reiterata, perseguita e magari data per legittima e giusta.
Ecco perchè, a mio avviso, l'esortazione dell'apostolo va colta come un impegno della comunità a non fermarsi alla "sola preghiera" ma ad accompagnarla con il digiuno (ogni tipo di digiuno), la carità e la riparazione.
“Certa specie di demoni si scaccia solo con la preghiera e col digiuno” (Mt 17,21)
"Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati." (1Pt. 4,8)
Ed aggiungiamo che la Carità "sana" una moltitudine di peccati propri ed altrui.
E la Riparazione. Come disse Gesù a Margherita Maria: « Ecco — disse — quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e li ha ricolmati di tutti i benefìci, ma in cambio del suo amore infinito, anziché trovare gratitudine, incontrò invece dimenticanza, indifferenza, oltraggi, e questi arrecatigli talora anche da anime a lui obbligate con il più stretto debito di speciale amore ».
(Margherita Maria Alacoque citata nella Miserentissimus Redemptor).
Ma questo si comprende solo con le parole di S. Agostino:
« Dammi un innamorato e capirà quello che dico »
(S. Agostino, "Da mihi amantem et sentit quod dico", De cons. Evang. 26, 4)
O come direbbe il card. J. H. Newman “Cor ad cor loquitur”.
Infine occorre il discernimento per non farsi cogliere da quel sentimento di falsa pietà, e di superbia larvale, per cui, nell'aiutare la persona caduta in evidente apostasia, anche noi vi "cadiamo con tutte le scarpe",
fallendo il compito da cui siamo partiti nell'Amore,
aiutare il fratello a salvarsi e salvare anche noi stessi nell'amarlo.
La Forma Vitæ del battezzato
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"Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire»" (Dal Vangelo del giorno, Gv 3, 22-30)
Se
"Lui deve crescere; io, invece, diminuire"
vediamo efficacemente
quanto sono patetici i nostri affanni quotidiani
per mendicare un po' di stima, chierici e laici,
e toglierla al Re dei Re, al Signore dei Signore, allo Sposo.
"Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti...
La malizia uccide l'empio" (Sl. 34,6.22.)
Guardare a Lui, portare a Lui, evitare l'empietà,
che è ladrocinio, fonte di ipocrisia
e ateismo rivestito di spiritualità,
vuol dire riconoscere che l'unica Luce che illumina ogni luce, ogni Scienza ed Intelligenza e dona ogni Sapienza,
è solo Lui.
Colui nel quale il Padre si è Compiaciuto.
Nella Carità attenta, dinamica e veritiera i cieli si aprono
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«In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo» (Giov. 1,51)
"Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida ha più la vita eterna che dimora in lui.
In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità." (1Giov. 3,14-18)
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ὀφείλομεν, possiamo e dobbiamo, per debito interiore e rispetto della nostra natura profonda, dare la vita per i fratelli.
Non un dovere esterno, non un comando che non è già nel tuo cuore.
Se adempi a questa spinta interiore, a questa possibilità, a questo dovere, tu sei in grado di vedere i Cieli aperti.
Dunque è nella Carità viva e reale, a similitudine di quella di Cristo,
che tu compi e vivi ogni atto liturgico
ed entri "nell'Opera di Dio".
Avere cura della Sacra Liturgia è avere cura dell'Amore,
ed avere cura dell'Amore è avere compreso la Sacra Liturgia
ed entrare a piene mani "nei Cieli aperti"
nell'Opera di Dio, nell'Ergon tou Theou.