Il non comprendere è fondamentale nel cammino di fede. Vocazione del singolo e della famiglia.
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“«Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.” (Dal Vangelo della Santa Famiglia, Lc 2,41-52)---
La Famiglia di Nazareth ha due sposi di eccezione: Maria Immacolata, progrediente di santità in santità nel dono ricevuto (serbava tutte queste cose meditandole nel Suo Cuore) e Giuseppe, uomo giusto davanti a Dio, affidabile, fedele, silente, generoso e pronto a tutto.
Eppure questi due colossi unici di santità e grazia non comprendono le parole adeguate e giuste del giovane Gesù.
Bene, proprio questa “non comprensione” è l’aspetto più importante del loro peregrinare nella fede, sia personalmente che come sposi.
La non comprensione in noi genera fughe, addomesticamenti, ribellioni, mormorazioni, palliativi di ogni genere, intellettualizzazioni, psicologismi, vanità.
In loro, in Giuseppe e Maria, genera lo “stare con Gesù”.
E questo “stare con Gesù”, non comprendendo, permette a Gesù di crescere in età e grazia a Nazaret, cioè con caratteristiche nascoste ben precise, e permette a Gesù di servirli meglio, stando sottomesso.
C’è dunque più santità ed amore in questo “non comprendere” che in tutto ciò che Maria e Giuseppe hanno compreso,
perché nulla, ma proprio nulla,
è più grande dello “stare” con Gesù, nella resa di sé (personalmente e come coppia) e nel non cercare la soddisfazione dell’intelletto che cercare, piuttosto, la soddisfazione profonda di un cuore umile.
Di un cuore “scientifico” che vede, ciò che vede, nello Spirito Santo e, sovente, nell’aridità del deserto e nella lingua secca attaccata al palato, incapace di parlare, come un coccio arso dal sole (Sl. 22,16); in cui le lacrime sono la sola irrorazione (Sl. 42,4).
E come ha scritto un nostro collaboratore: “Ecco perché la Sacra Famiglia è "sacra". Non solo perché ha Gesù, non solo perché "custodisce" Gesù, ma anche perché lo fa crescere dentro di sé come la cosa più preziosa nell'incipit e nell'orizzonte delle "cose" del Padre.
Qui, nella custodia e nell'occuparsi delle "cose" del Padre con e come Gesù, sta la vocazione di ogni famiglia che diventa anch'essa "sacra" tanto quanto rispetta questa chiamata e dunque, in definitiva, rispetta sé stessa.”
Occupiamoci dunque, con Gesù, magari non comprendendo, anche noi delle cose del Padre.
È il perno, l’onore, il compito e la gioia profonda,
di ogni famiglia.
La vera mistica
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"Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò"
(Gv. 20,5)
La grandezza di San Giovanni apostolo è tutta racchiusa in questo gesto di onore e di rispetto verso i misteri Redentivi e verso Pietro, scelto da Cristo.
Grazie a questo gesto l'apostolo manifesta la sua retta coscienza che lo portò, dopo la Pentecoste, ad immergersi nei misteri cristologici che aveva esperienzialmente vissuto e a trarne sistematizzazione teologica nella catechesi del suo Vangelo, con il glorioso e contemplativo Prologo e nel corpus catechetico, nelle lettere e nel testo della Rivelazione.
In questo fu aiutato da un rapporto unico con la Madre di Dio che, indubbiamente, trasmetteva all'apostolo, per comunione, gli altissimi misteri e lo slancio contemplativo.
Maria compie la contemplazione, la sempre Ancella Scientifica.
L'amore arriva sempre prima e più velocemente di ogni legge, purché sia amore vero, quello che ha "toccato la vita", per intenderci, e dunque, se autentico, si ferma e attende Pietro.
Questo amore è frutto dell'esperienza vera, trasformante e toccante di colui che "tocca la vita" e ne viene intimamente e continuamente trasformato.
La gioia perfetta comunica questa esperienza e non la conserva per sé gelosamente ma ne fa partecipi i fratelli.
La gioia perfetta si verifica dal fatto che Giovanni attende sempre Pietro.
La mistica, intuizione nell'amore, serve la Chiesa se è umile; se crede che la propria coscienza può anche ingannarsi e crede più in Pietro che in sé stessa.
Di questa azione dello Spirito egli ha bisogno più della pacificazione e del narcistico arrotolarsi della sua coscienza.
Più di ogni intuizione. Più di ogni carisma.
Certo, questo... se veramente ha "toccato" il Verbo della vita.
C'è infatti il rischio che quella che sembra essere una visione mistica sia solo "un rigurgito ferito di vanità".
Che quella che sembra essere una luce di rivelazione sia una superbia molto, molto sottile. Che inganna sé e molti.
Se dunque la coscienza è il sacrario ultimo dal punto di vista operativo non lo è dal punto di vista valoriale.
La coscienza sana riconosce l'azione dello Spirito nella Chiesa, nel Papa e nei pastori,
come azione più grande di ogni intuizione personale.
Questa scelta, seria e consapevole, è lucidissima e tutt'altro che omologata.
Anzi è un'offerta di sè chiara e potente alla luce del cammino di Gesù. È la cristificazione compiuta. È il vero amore alla Chiesa.
Questo, Giovanni, e ogni "Giovanni" nel tempo, lo sa bene.
Per questo, se è stato toccato dall'amore, aspetta Pietro ed entra per secondo per vedere e credere.
Giovanni non avrebbe potuto vedere e credere se fosse entrato per primo.
Anzi si sarebbe ingannato.
Ma ha visto e creduto perché è entrato dopo Pietro.
Con la sua fede preventiva nella Chiesa ha rivelato la gioia perfetta di un cuore umile e posto le basi autentiche del sano discernimento.
Francesco di Assisi, chiamato così dal padre, fu chiamato inizialmente Giovanni, dalla Madre. Per questo il poverello, sempre minore, pur affiancato dall'iconografia postuma a San Giovanni il Battista, per evidenti motivi ecclesiali e contingenti, aveva assunto tutte le caratteristiche amanti dell'apostolo amato.
Seguono l’Agnello dovunque vada
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"Essi sono coloro che seguono l’Agnello dovunque vada."
(dalla prima lettura del giorno, Ap 14,1-3.4b-5)

E come puoi seguire l'agnello prontamente se non essendo
tu stesso
libero agnello dai fardelli della disobbedienza
del risentimento
del rancore
dei vizi
e delle cattive abitudini?
Quando sentiamo durante la Santa Messa:
"Ecco l'Agnello di Dio"
tra la distrazione di chi continua a scambiarsi
il "segno della pace", come fosse, tra l'altro, un impegno nostro
più che una fruizione di un dono..
ebbene quando sentiamo: "Ecco l'agnello di Dio!"
dovremmo cadere tramortiti a terra.
E se questo non è possibile
consideriamo che vi sia uno slancio dell'essere.
La pace di Cristo regni nei vostri cuori
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"La pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo!" (Col 3,15)"La verità va cercata, trovata ed espressa nell'« economia » della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità." (Caritas in Veritate, 2)
Un appello alla Comunione
quello scaturito dalla Solennità odierna.
E dove la comunione non è possibile
per tanti motivi
rimane pur vero che ad essa occorre obbedire.
Come?
Chiedendola incessantemente come dono dall'alto
prima che come nostro sforzo.
E poi riconoscere che Dio, che è buono, fedele
e non inganna nessuno,
non manca di donare quello che chiede
e che, tale dono,
sorpassa non solo ogni intelligenza ma anche ogni limite.
Dio regna anzitutto nella nostra Resa
alla Sua Signoria.
La prima apologetica è con sé stessi.
La prima Signoria è nel cuore del tuo cuore
fino a raggiungere, capillarmente
ogni tua cellula, perché sia glorificata
nella Sapienza di Cristo Re.
Amen, gloria, azione di grazie, potenza e forza
al nostro Re. Amen.
“La mia casa sarà casa di preghiera”
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“La mia casa sarà casa di preghiera”(Dal Vangelo del giorno, Lc 19, 45-48)
La Parola non è solo per il tempio esterno
ma anzitutto per il tuo tempio, per te e per il tuo cuore.
Ed allora scopri che occorre veramente che Cristo prenda un frustino e cacci da te, con la tua collaborazione decisa,
ora e come habitus,
tutte le parti di te che fanno mercato,
che rubano,
che dissipano,
che si difendono pensando che fuori di te è il problema,
mentre invece il tuo tempio, il tempio della tua persona,
è stato affidato ad una spelonca di ladri
che lasci agire indisturbati
con la veste spiritualizzata di fare cose immonde
nel tempio che ti è stato affidato.
Dovresti chiedere perdono anche per il bene che compi
ogni giorno.
"Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;
poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.
Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.
Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l'olocausto e l'intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare." (Sl. 50,17-21)