"Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti"
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"Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti" (Mc. 9,35)
Francesco di Assisi, il santo della minorità, aveva ben compreso che l'essere "minore" è una condizione dinamica non statica.
C'è sempre qualcuno di cui essere minore, servo.
C'è sempre una situazione in cui si è chiamati a servire.
La minorità non smette mai di cercare l'ultimo posto.
E quando non le è possibile, vive con il massimo distacco ogni "prestigio e ogni onore" non considerando il "privilegio" come un diritto ma come un regalo e, nel contempo, cerca di condividere questo regalo con i fratelli.
La minorità infatti ha ben presente che l'unico prestigio è appartenere a Cristo.
I figli della Sapienza
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«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli» (Lc 7, 31-35)
Lei è colei che sta, nell’itineranza del peregrinare.
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Sommo Amore
somma compassione
sommo dolore
somma donazione
somma vocazione.
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Santa Monica, Mai scoraggiarsi di fronte al rumore del male e mai amplificare tale rumore
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Fernando Álvarez de Sotomayor, Sant'Agostino e Santa Monica
(sull'autore del dipinto)
".. È impossibile che un figlio di tante lacrime vada perduto” (s. Agostino parla della Madre, Confessioni, Libro III, 12.21)
".. a volte si ha una sorta di timore del silenzio, del raccoglimento, del pensare alle proprie azioni, al senso profondo della propria vita, spesso si preferisce vivere solo l’attimo fuggente, illudendosi che porti felicità duratura; si preferisce vivere, perché sembra più facile, con superficialità, senza pensare; si ha paura di cercare la Verità o forse si ha paura che la Verità ci trovi, ci afferri e cambi la vita, come è avvenuto per Sant’Agostino”. (Udienza generale, 25 agosto 2010)
Il male non "gode" solo del tuo fare il male e compiere i peccati
ma anzitutto dello spegnere la Speranza che è in te, nel trascinarti nell'abisso.
Davanti ai mali tuoi e della Chiesa è da stolti amplificare tale rumore e non farsene carico con la virilità e la maternità che l'Amore comporta.
Con il cercare cavilloso e, se si è onesti, anche narcisistico, la verità, si obnubila la Verità della Speranza e non vi si fanno entrare i piccoli.
"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare." (Mt. 23,13)
Perché la Verità non è data solo dai fatti ma dai fatti visti con Sapienza.
Uno pensa di vedere e di ragionare ma in realtà non sta né vedendo, né ragionando, perché gli manca il collirio e gli manca il giusto respiro.
E chi sono i piccoli? Sono i bambini?
Non solo.
Sono anche i deboli nella fede, i feriti sul campo, i feriti perché nessuno li ha mai veramente amati con cuore di padre e di madre. Gli smarriti.
Anche il tuo cuore ha delle zone che lo rendono un "piccolo" del Vangelo e a cui devi il "pane della Speranza".
Allarmismi, chiacchiere, litigi, fazioni, inimicizie, mormorazioni, detrazioni, millenarismi,
tutto rumore a cui spesso si risponde con la dissipazione.
Monica ci insegna un'altra via
e dobbiamo essere grati anche a Lei
se abbiamo avuto Agostino.
PiEffe
La Parola di Dio e la Grazia trasformano il cuore dell’uomo
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«Figlio dell’uomo, ecco, io ti tolgo all’improvviso colei che è la delizia dei tuoi occhi: ma tu non fare il lamento, non piangere, non versare una lacrima. Sospira in silenzio e non fare il lutto dei morti: avvolgiti il capo con il turbante, mettiti i sandali ai piedi, non ti velare fino alla bocca, non mangiare il pane del lutto» (Ez. 24,16-17)
- La Parola compie ciò che chiede, purché accolta con cuore umile da discepolo. Non importa quale sia la tua conoscenza nozionistica di essa o della teologia. Più e alta più deve immergersi nella consapevolezza, altamente reale, di essere un nulla di nulla nelle mani del Padre. Quest’ultima infatti è la vera conoscenza, fine della compunzione. La Parola co-muove, profondamente. Nasce e si compie nella Grazia Liturgica e Sacramentale.
- La Parola addomestica e ridisegna i contorni del cuore. Della tua affettività, delle emozioni, del tuo io profondo giungendo fino alle midolla, per tirare fuori il vero sé, quello bello ed immacolato, uscito dalle mani di Dio per farlo germogliare senza difese e fughe.
- La Parola ti compie non senza di te e non senza passare per il crogiolo che raffina. Le cose di Dio sono gratuite ma infinitamente preziose e necessitano di questa coscienza che le valuta per quello che esse sono: il tesoro dei tesori, sopra ogni tesoro e sopra ogni desiderio. Lo Spirito del Signore è leggero come un venticello, come una velina delicatissima e non sopporta la vanità.
- La Parola ti dona esperienza perché tu sia credibile. Nessuno annuncia con efficacia, in Spirito e Potenza, se non passa per la via stretta della ridisegnazione di sé nella Grazia. Quello che vivi, nei misteri di Cristo, ti rende autentico.
- La Parola è per te e per molti. La tua esperienza è per te e per molti. Per tale motivo il cammino di discepolato è un cammino di autenticità. E più si cresce nel cammino più si è consapevoli che occorre chiedere perdono anche del bene che si compie.