Entrare nel Riposo di Dio
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Dalla prima lettura del girono Eb. Eb 4,1-5.11 “Fratelli, dovremmo avere il timore che, mentre rimane ancora in vigore la promessa di entrare nel suo riposo, qualcuno di voi ne sia giudicato escluso.”
L’Inferno, di cui purtroppo per motivi di politicamente corretto si parla poco, non è tanto un luogo in sé quanto piuttosto uno stato nella scelta disobbediente di “non entrare nel Riposo di Dio”.
La categoria del Timore è stata confusa con quella del terrore e pertanto si è perso quello stato costante e continuo di vigilanza sulla nostra povertà e sulla nostra natura ribelle che porta sovente alla disobbedienza. Però mentre il terrore paralizza e obbliga – per difesa psichica – al fiorire del politicamente corretto, il Timore al contrario fa vedere la realtà creaturale personale per quale essa è: bisognosa dell’Amore provvidente del Padre. Anche la paura, in certo qual modo si distingue dal terrore, perché la paura rende vigili, attenti, fa fare tesoro dell’esperienza. E se uno si è scottato non si avventurerà più per sentieri che possano danneggiarlo. Anzi chiederà al Padre la forza e la sapienza per non incorrere più in simili bugie. Non tutto fa bene, non tutto edifica, non tutto nutre, non tutto fa crescere. Ritenersi più forti di quello che si è significa mancare di temperanza e contristare lo Spirito che è in noi. Chi sta in piedi, dunque veda di non cadere e non fugga da se stesso.
Il Suo riposo, il riposo di Dio, però non è una condizione passiva ma sottintende lotta e fatica. E’ luogo finale che “pesa” ogni nostro passo e che merita ogni nostra fatica. Pertanto non entrerà nel riposo di Dio non solo chi si rifugia nel politicamente corretto ma anche coloro che non avranno lottato con le unghie e con i denti per ottenere il dono di grazia che porta al Cielo. L’accidia e anche l’accidia vocazionale è preambolo all’Inferno tanto quanto la superbia.
Non solo. Qui l’autore della lettera agli Ebrei ricorda che occorre preoccuparsi anche per i fratelli, perché anche loro non cadano nella prova e non entrino nel riposo di Dio. Avere coscienza dell’Inferno è sapienza personale ed ecclesiale. Siamo responsabili dei nostri fratelli. Accoglienza sempre e comunque ma per il cammino verso il Suo riposo, verso la trascendenza e nella rinuncia e il taglio netto delle opere della carne.
“Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio.” Gal. 5, 19-21)
Ereditare il Regno di Dio significa entrare nel Suo riposo.. e non da soli.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro
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Dal Vangelo del giorno: Mt 11,28-30«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero»
Il "giogo" di Cristo non ci toglie la stanchezza e l'oppressione ma colma ogni cosa di uno sguardo, del Suo Sguardo.
Diventando coniugi di Cristo (cum iugus), prendendo il "suo Giogo", portando i suoi stessi desideri, i suoi orizzonti, le Sue capacità donative, impariamo ad usare il dolore, la stanchezza e l'oppressione come un trampolino per amare meglio e di più.
Guai a coccolare il peso del dolore; anche di questo se ne può fare un idolo.
Cioè un fardello ego-latrico che ci impedisce di cogliere gli orizzonti della Grazia e della Donatività a cui siamo chiamati e portati. La contemplazione del dolore non ci rende "compiuti".
Questo è infatti il ristoro: comprendere che il tuo "peso" è una lacrima che lava il mondo verso il suo vero destino eterno.
Purché non contempli se stessa ma l'orizzonte infinito della Carità.
Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita
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Dal Salmo responsoriale della S. Messa del giorno: Sl. 26"Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario."
Questa è stata sicuramente la preghiera dei nostri santi ed in primis della Vergine Maria.
Come infatti ricordava un autore moderno, non è tanto grande che Maria Immacolata sia ascesa al Cielo, quanto che essa sia rimasta sulla terra tutto quel tempo.
Tanto era traboccante in Lei il desiderio del Cielo.
Lei che aveva accolto l'incontenibile, per sola Grazia dello Spirito, era talmente ricolma del desiderio di Dio da rendere pienamente umano secondo il disegno di Dio tutto ciò che faceva su questa terra, attirandolo verso il Cielo.
Questa è vera mistica, la quale non è mai disgiunta dal quotidiano camminare sulla terra, purché esso sia trasfigurato, proiettato verso il Cielo.
Dietro tante polemiche ecclesiali e dietro tante cattive pastorali c'è l'equivoco pericoloso e maligno che occorre solo un movimento verso il basso.. rimanendo impantanati.
E' invece il desiderio autentico del Cielo, accolto, curato e coltivato senza distrazioni, che ti porta verso la terra per trasfigurala e trascenderla.
Questo duplice movimento si chiama Incarnazione.
E qui c'è il culmine e la sapienza che regge l'universo.
Verbum caro factum est.
Su questo si fonda, inoltre, la dottrina sociale della Chiesa ed ogni autentica azione politica. Questo perché l'uomo sia reso più uomo e ricordi sempre la dignità che lo costituisce e l'eredità che lo aspetta.
Quanti pani avete?
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Dal Vangelo del giorno: Mt 15,29-37"Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene."
Sette pani.
Sette, per quanto poco, sopratutto per le grandi necessità della folla, è comunque un numero compiuto.
Cos'è dunque che rende compiuto e pronto per la moltiplicazione della grazia il tuo "poco o nulla"?
E' la gratuità, la consegna, la non appropriazione, l'umiltà e la gioia. Riconoscere che tutto ciò che hai in beni, doni, carismi, competenze e capacità.. è comunque un suo dono provvidente, nell'economia della carità che deve sempre circolare.
Non fermarla dunque e consegna, ora, con libertà di cuore e senza fare calcoli, che non siano quelli dello Spirito, i tuoi "sette pani".
Se li doni ne avanzeranno "sette sporte piene", se li conservi per te ammuffiranno... e tu con loro.
"Il Signore ama chi dona con gioia" (2 Cor 9,7), perché chi dona con l'intraprendenza e il coraggio della gioia è vero figlio del Padre e vero discepolo di Cristo.
la venuta del Cristo tuo Figlio ci liberi dal male antico che è in noi
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Dalla colletta del giorno:".. la venuta del Cristo tuo Figlio
ci liberi dal male antico che è in noi ".
Fonte di Sapienza e di Saggezza è riconoscere che dentro di te c'è un "male antico". Una ferita che è madre di tutte le ferite che procuri a te stesso e agli altri.
Riconoscere che per quanto tu ti dia da fare non ti puoi salvare con le tue forze ma necessiti di essere salvato, ogni giorno, ogni momento.
C'è infatti una sorta di stordimento "buonista" che è nemico della fede, delle comunità e del tuo progresso spirituale; uno stordimento che "nega" e fugge questa autocoscienza.
Una sorta di disonestà profonda verso il tuo cuore. Una stratificazione cosciente e sedimentata fatta di tutta una serie di cose che ti distraggono dalla verità del tuo cuore.
Qui nel tuo cuore e verso il tuo cuore e verso la realtà della tua persona, si compie la prima truffa.
Si passa da distrazioni semplici come a quelle più costruite e pertanto giustificanti. Da quelle futili a quelle buone e pertanto più difficili da sradicare in un cammino di autenticità.. Si passa dalle cose da fare, dagli hobby, dagli impegni (magari caritatevoli) per finire allo studio, alla cultura e alla lettura in cui, di fatto, ti costruisci il tuo vitello d'oro con la scusa di avere una "coscienza critica". Ma di fatto stai fuggendo.
Compi opere buone, sei impegnato nella comunità e magari anche stimata o stimato, ma di fatto sei metro e misura a te stesso. Ti costruisci (da buona fuggitiva e da buon fuggitivo) una morale fai-da-te, una teologia fai-da-te, e non riconosci l'unica vera dignità: il bisogno radicale di essere salvato da Cristo e dalla Chiesa.
Questo è invece il viaggio che ti attende e che comincia ora,
con il tuo si,
con il tuo passo,
con onestà,
con la tua resa.
Riconoscere che per quanto tu ti dia da fare non ti puoi salvare con le tue forze ma necessiti di essere salvato, ogni giorno, ogni momento.
C'è infatti una sorta di stordimento "buonista" che è nemico della fede, delle comunità e del tuo progresso spirituale; uno stordimento che "nega" e fugge questa autocoscienza.
Una sorta di disonestà profonda verso il tuo cuore. Una stratificazione cosciente e sedimentata fatta di tutta una serie di cose che ti distraggono dalla verità del tuo cuore.
Qui nel tuo cuore e verso il tuo cuore e verso la realtà della tua persona, si compie la prima truffa.
Si passa da distrazioni semplici come a quelle più costruite e pertanto giustificanti. Da quelle futili a quelle buone e pertanto più difficili da sradicare in un cammino di autenticità.. Si passa dalle cose da fare, dagli hobby, dagli impegni (magari caritatevoli) per finire allo studio, alla cultura e alla lettura in cui, di fatto, ti costruisci il tuo vitello d'oro con la scusa di avere una "coscienza critica". Ma di fatto stai fuggendo.
Compi opere buone, sei impegnato nella comunità e magari anche stimata o stimato, ma di fatto sei metro e misura a te stesso. Ti costruisci (da buona fuggitiva e da buon fuggitivo) una morale fai-da-te, una teologia fai-da-te, e non riconosci l'unica vera dignità: il bisogno radicale di essere salvato da Cristo e dalla Chiesa.
Questo è invece il viaggio che ti attende e che comincia ora,
con il tuo si,
con il tuo passo,
con onestà,
con la tua resa.