R. – L’acqua e l’alimentazione sono gli elementi essenziali per la vita di tutte le persone del pianeta e di fronte alla situazione attuale – con oltre 7miliardi di persone da alimentare e dissetare – stiamo vivendo una gravissima situazione, in fase di peggioramento continuo, di insufficienza e difficoltà sia nell’accedere all’acqua potabile, sia di far fronte alle necessità alimentari. Si prevede purtroppo che nel 2050, superando i 9 miliardi di persone, la necessità di acqua e di cibo saranno più del 70 o addirittura del 100 per cento superiori alle attuali.
D. – Ci sono anche notizie positive. Il mondo ha infatti raggiunto con un anticipo di 3 anni l’obiettivo del millennio, che prevedeva di dimezzare la percentuale di persone senza accesso all’acqua potabile...
R. – Questo risultato annunciato dalle Nazioni Unite per l’obiettivo del millennio, lascia un po’ perplessi, semplicemente perché molto spesso basta spostare la distanza a cui si trova l’acqua: se prima erano 2 chilometri per avere l’acqua potabile, basta ridurla ad 1 e c’è molta più disponibilità d’acqua. Ma purtroppo troppa gente, ancora oggi, sta vivendo veramente una gravissima difficoltà all’accesso all’acqua.
D. – In sintesi, quali sono le principali sfide che ci riserva il futuro circa la gestione delle risorse idriche?
R. – Il vero problema da affrontare oggi è un problema legato ad una volontà politica di far fronte al problema di accesso all’acqua e di alimentazione nel mondo. L’acqua c’è in grande quantità e dobbiamo saperla proteggere qualitativamente e quantitativamente, questo è il compito della politica. Oggi, però, l’acqua è vista come una merce, come un bene sul quale fare profitto. Non a caso, ancora oggi non sono le Nazioni Unite che si occupano di acqua, ma è un meccanismo misto gestito da privati, dalle grandi multinazionali, che organizza il forum mondiale dell’acqua. Sono fonti economiche che si preoccupano di questo bene e che ostacolano anche il concetto di acqua come diritto e come bene comune. Non basta la dichiarazione dell’Assemblea delle Nazioni Unite dell’estate scorsa che riconosce il diritto all’acqua, dobbiamo arrivare a un riconoscimento da parte dei governi del diritto all’acqua, ad una responsabilità politica nel fare leggi a protezione dell’acqua come diritto e come bene comune e di mettere nelle Costituzioni dei vari Paesi il diritto all’acqua. Riconoscerlo come bene comune vuol dire partecipare alla gestione di questo bene, non lasciarlo semplicemente ai privati, non lasciarlo semplicemente al pubblico, ma essere corresponsabili nella gestione.
© www.radiovaticana.org - 26 agosto 2012