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Buon samaritanoPerché il buon samaritano resta una provocazione per la società dei consumi


L’accento posto su uno dei luoghi privilegiati della missione evangeliz-zatrice della Chiesa, l’ospedale. Si potrebbe sintetizzare così il senso della XXVIIconferenza internaziona-le — organizzata come ogni anno dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari — che in due giornate di lavoro ha come ridise-gnato i contorni di una missione af-fidata direttamente da Gesù ai suoi discepoli: Euntes docete et curate in-firmos, «Andate, insegnate e curate gli infermi», come ci tramanda il vangelo di Luca. «L’ospedale, luogo di evangeliz-zazione: missione umana e spiritua-le» il tema proposto per la riflessio-ne degli oltre settecento partecipanti in rappresentanza di sessantacinque Paesi del mondo.
Da giovedì 15 no-vembre sono riuniti nell’Aula del Si-nodo, in Vaticano, per ripercorrere insieme il cammino nel mondo della sofferenza, iniziato con la nascita della Chiesa stessa. Non a caso la parabola del buon Samaritano è sta-ta la regina di queste intense giorna-te di lavoro — circa sessanta relazio-ni in due giorni — ed è stata rievo-cata sia lungo l’itinerario storico ri-proposto nella prima parte della conferenza, sia nella descrizione del-la complessa realtà nella quale si svolge oggi, a livello mondiale, la missione della Chiesa tra le piaghe della sofferenza umana, sia infine nella proiezione futura di un impe-gno e di una presenza messi oggi in discussione da un sistema sociale dominato più dalla logica del mer-cato che dal principio dell’etica e della solidarietà. Stamani, venerdì 16, questa figura evangelica è stata riproposta in una maniera originale, frutto indubbia-mente di una situazione di difficoltà in cui vivono molte delle oltre 120.000 strutture socio-sanitarie cat-toliche sparse in tutto il mondo. A proporla è stato fratel Mario Bono-ra, presidente nazionale dell’asso cia-zione che riunisce le istituzioni so-cio-sanitarie gestite da enti e con-gregazioni religiose in Italia (Aris), e membro del Pontificio Consiglio organizzatore. Chiamato a interveni-re sul tema «Sanità tra essere e agi-re: bilanci di carità», il religioso dei Poveri servi della divina Provviden-za, fondati da don Calabria, ha pro-posto una rilettura della parabola in chiave moderna, applicandola alla realtà sperimentata nella quotidiani-tà del suo servizio. Quella del buon Samaritano «è la figura — ha notato — che emerge più di frequente nel pensiero di Papa Ratzinger. Non dobbiamo considerare il viandante, malcapitato sulla strada di Gerico, come una figura simbolica di una parabola datata; dobbiamo capire che quella del samaritano, colui il quale ci ha rimesso del suo per aiu-tare il sofferente, è l’unica figura che ancora oggi ha da dire una parola vera, autorevole e salvifica alla no-stra società dei consumi; l’unica fi-gura, fisica o morale che sia, che può dare speranza al mondo». Ed è a questo punto che Bonora ha ri-chiamato l’attenzione sulla terza fi-gura di quella parabola, il somarel-lo. «Non possiamo lasciare — ha specificato — che il suo somarello, quello che lo portava sulla via di Gerico, si ammali e smetta di por-tarlo laddove il Signore lo chiama. Siamo noi quel somarello, forse af-faticato o forse spaesato dal frastuo-no che lo circonda al punto da far-gli perdere orientamento e non sen-tire più neppure la mano del padro-ne che lo guida. Il Signore, e dob-biamo esserne certi, continua a gui-dare i nostri passi affinché conti-nuiamo a portarlo laddove c’è più bisogno di lui, ovunque un uomo s o f f re » . Il riferimento allo spaesamento del somarello e al rischio che corre di ammalarsi è legato alla difficile situazione che stanno vivendo le istituzioni sanitarie della Chiesa in tante parti del mondo, in Italia in modo particolare. Crisi non solo economica ma anche di identità, seppure la correlazione sia evidente. Se vengono meno i concetti della carità, della solidarietà e dell’a m o re nell’esercizio della medicina, viene meno il motivo stesso della presenza della Chiesa nel mondo della salute. Una presenza invece indispensa-bile perché, come ha fatto notare proprio questa mattina il vescovo José Luis Redrado Marchite ripren-dendo il filo della relazione svolta dall’arcivescovo Fisichella nella gior-nata inaugurale, «l’ospedale è un luogo di fondamentale importanza per l’evangelizzazione. Attraverso di esso passa tutta l’umanità: i ricchi come i poveri, i sapienti come gli ignoranti, i bambini come i giovani e gli anziani, i musulmani come i cattolici, i protestanti, gli ebrei, i buddisti, quanti credono come i non credenti». E ancora, l’osp edale «è un termometro, uno spazio nel quale si riflettono i valori della so-cietà nella sua interezza». Non a ca-so Benedetto XVIha spesso parlato dell’ospedale come di un luogo sa-cro «nel quale si sperimenta la fra-gilità umana ma anche le enormi potenzialità e le risorse dell’ingegno umano e della tecnica al servizio della vita». La situazione attuale mette in pericolo il cammino futuro. Soprattutto perché il metro della so-cietà odierna è tarato sulla logica del mercato piuttosto che sull’oriz-zonte della vita. Ma la crisi non de-ve spaventare. Ancora una volta è il Pontefice a venire in soccorso, ed è stato ricordato in aula con la lettura di un passaggio dellaCaritas in ve-ritate: «L’amore di Cristo ci chiama ad uscire da ciò che è limitato e non definitivo, ci dà il coraggio di ope-rare e di proseguire nella ricerca del bene di tutti, anche se non si realiz-za immediatamente, anche se quello che riusciamo a realizzare è sempre meno di ciò a cui aneliamo. Dio ci dà la forza di lottare e di soffrire per amore del bene comune». La conferenza si conclude e l’atte-sa, ancora una volta, si orienta su quelle che saranno le nuove indica-zioni del Papa, che sabato mattina, 17 novembre, si recherà nell’Aula Paolo VIper salutare i partecipanti, ai quali si uniranno, in un momento di preghiera per una comune rifles-sione sull’Anno della fede, i medici cattolici italiani ed europei, in questi giorni a Roma per l’incontro inter-nazionale su «Bioetica ed Europa cristiana».

(mario ponzi)

© Osservatore Romano - 17 novembre 2012