ROMA, 25. Sono già migliaia le vittime dell’epidemia di ebola che è ormai non solo un’emergenza sanitaria ma anche un’emergenza umanitaria. Caritas italiana, accanto alle Chiese locali nelle attività di prevenzione e prima assistenza nei Paesi più colpiti sin dallo scoppio dell’emergenza nel mese di febbraio, continua e rafforza il suo impegno nel promuovere una risposta all’emergenza che sia all’altezza della complessità della crisi. Una risposta che deve avere carattere regionale, promuovendo interventi multisettoriali in collaborazione e coordinamento con le diverse realtà religiose e civili. L’allerta — si legge in un comunicato di Caritas — è elevatissima a livello mondiale e molti Governi stanno prendendo misure preventive eccezionali, tra cui la chiusura delle frontiere per le persone provenienti da Paesi toccati dal virus. Si tratta di un’epidemia senza precedenti e al momento fuori controllo, senza vaccini né cure specifiche, che potenzialmente può diventare una minaccia globale. Colpiti pesantemente e in modo particolare tre dei Paesi più poveri del mondo, Guinea Conakry, Sierra Leone e Liberia, con casi registrati anche in Nigeria, Senegal e Repubblica Democratica del Congo. Sono necessarie misure straordinarie per assistere le popolazioni colpite e prevenire l’espandersi dell’epidemia in altre regioni e Pa e s i . Intanto crollano le economie locali e si pone un grave problema di sicurezza alimentare e malnutrizione, visto che anche i raccolti sono a rischio per mancanza di manodopera nei campi. «Preghiamo per le vittime del virus ebola e per quanti stanno lottando per fermarlo», è l’appello di Papa Francesco per un’epidemia oramai a carattere continentale difficile da arrestare. Le economie di Paesi già molto poveri, agli ultimi posti dell’Indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite, sono al collasso, mentre la Fao ha lanciato anche un allarme sicurezza alimentare per i Paesi colpiti: i raccolti di riso e mais sono a rischio per mancanza di manodopera a causa delle restrizioni agli spostamenti e dei timori di contagio, così come le colture commerciali quali olio di palma, gomma, cacao — da cui dipende la sopravvivenza e il potere d’acquisto di molte famiglie — potrebbero essere compromesse. Di fronte a questa crisi, le Chiese in Africa, cui fanno capo molte strutture sanitarie dei Paesi colpiti, sono impegnate fortemente e in modo incessante, spesso con mezzi decisamente inadeguati rispetto ai bisogni. È mobilitata anche la rete delle Caritas nei Paesi più a rischio con attività di sensibilizzazione nelle famiglie, nei luoghi publici maggiormente frequentati, attraverso le radio, le televisioni e i telefoni. Leader religiosi e più di duecento animatori sono sul luogo nel tentativo di accrescere la consapevolezza di una popolazione che presenta un elevato tasso di analfabetismo e per distribuire cloro, sapone e cibo. Più di cinquecentomila sono le persone raggiunte finora, ma gli sforzi si stanno moltiplicando. Grazie alle offerte ricevute, la Caritas italiana sta rafforzando il suo impegno con ulteriori stanziamenti in appoggio alle azioni di aiuto e di prevenzione messe in opera dalle Caritas africane e sollecita le comunità cristiane e tutte le persone di buona volontà ad uno sforzo per sostenere ulteriormente e tempestivamente la risposta in atto da parte della rete Caritas. Già le Caritas di Guinea e Sierra Leone hanno lanciato un appello alla rete internazionale. Per sostenere gli interventi in corso, si possono inviare offerte a Caritas italiana tramite c/c postale n. 347013 specificando nella causale: “Africa/Epidemia ebola”.
© Osservatore Romano - 26 settembre 2014