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BarelliA cura di P. Pietro Messa, ofm

Nel mondo - nel senso di secolarità - ma non del mondo - nel senso di mondanità - è uno degli aspetti caratterizzanti la vita di Armida Barelli che sarà beatificata a Milano il prossimo 30 aprile 2022.

Padre Cristoforo Cecci, francescano umbro che ha avuto continui contatti con l'Istituto Secolare Missionarie della Regalità, in una riflessione del 1974 ha approfondito tale aspetto.

 



Chiesa e mondo non sono una dentro e l’altro fuori il progetto di Dio. 

Perché tanto la Chiesa come il mondo vengono da Dio. Fanno parte dello stesso disegno. 

Cioè: fra i due esiste una unità di origine (tutti e due vengono dall’amore di Dio). Ma c’è anche una unità di fine. 

Tutti e due tendono allo stesso fine, che è quello di realizzare il progetto di Dio, il piano di Dio. 

E il piano di Dio è la crescita dell’uomo, lo sviluppo dell’uomo. 

Perché è l’uomo la gloria di Dio! 

Chiesa e mondo sono due aspetti della stessa realtà (il progetto di Dio): uno è l’aspetto sacro, l’altro è l’aspetto profano, ma tutti e due dentro il disegno di Dio. Diverse sono le vie del loro crescere e svilupparsi: in un modo cresce la Chiesa, la grazia, in un altro modo cresce la fisica, la matematica, la scienza, l’astronomia, la pedagogia… 

I modi di crescita sono diversi 

Ma il punto di approdo è identico: costruire il Regno di Dio! Questo è il grande progetto. 

Tutto tende, chiaramente o implicitamente, tende a questo. 

Insomma, il paradigma del rapporto fra Chiesa e mondo rimane il Mistero dell’Incarnazione. 

E allora, se è vero questo, quale l’atteggiamento? 

  1. Se è vero che c’è un’unità di origine, un’unità di fine e tutte e due (Chiesa e mondo) tendono verso la costruzione del regno di Dio, sia pure in modi diversi - l’atteggiamento non potrà essere certamente quello manicheo (due realtà contrastanti). È antiteologico! 
  2. Non potrà essere un atteggiamento sacralizzante (svuotare il senso e la natura del mondo, in omaggio ai valori religiosi). I valori umani non possono essere strumentalizzati, devono essere rispettati e finalizzati. 
  3. Non ci possono essere atteggiamenti di fuga. Un credente [...] di ispirazione francescana non può stare nel mondo come in una prigione: - Signore mio Dio, liberami… No, dentro il mondo! Non fuga! 
  4. Non può essere un atteggiamento di disinteresse, in omaggio ad una ascetica di disimpegno A me non me ne importa niente… oggi va in giro una certa aria puritana; io ho la tessera del Sindacato? Mai avuta! Quella politica? Mai! Io ho le mani pulite! 

Un atteggiamento corretto verso il mondo si deve basare su queste cose: - La "Gaudium et Spes" dice che innanzi tutto "bisogna conoscere (e non è una cosa semplice) e comprendere il mondo in cui viviamo, le sue attese, le sue aspirazioni e la sua indole, spesso drammatiche” (n.4). È un programma: conoscere e comprendere il mondo! se è vero che la scelta vocazionale [...] è una scelta al servizio del disegno di Dio nel mondo. 

Ancora, occorre – come ha detto Paolo VI all’ONU – diventare esperti in umanità. 

Non basta dire il Rosario! ( è una bella cosa, intendiamoci) 

Non basta la Comunione! (ci vuole) 

Ma bisogna essere esperti in umanità!!! 

Conoscere gli uomini, rendersi conto – attraverso il colloquio, il dialogo, un cammino fatto insieme, faticosamente… 

Questo di “essere esperti in umanità” è un nuovo titolo di competenza, a mio parere. 

Non basta il catechismo! Non basta la pura teologia! Bisogna diventare esperti in umanità. 

E la competenza delle cose astratte deve essere integrata dallo studio della storicità dell’uomo, di questo uomo, così come è nei film, nella politica, nel discorso culturale – della storicità del mondo, di questo mondo, questo! 

Cogliere i segni dei tempi, che è quanto dire: rendersi conto degli avvenimenti nella loro piena e propria densità. Un fatto politico, è un fatto politico. Un fatto sportivo è un fatto sportivo. Un fatto economico è un fatto economico. Un fatto culturale è un fatto culturale. Rendersi conto degli avvenimenti, ascoltarli secondo le loro leggi proprie, senza mistificazioni, o veli ideologici! 

Ancora, cogliere in essi quanto c’è di invocazione del messaggio evangelico. 

In ogni avvenimento, se voi andate al fondo, espressa o non espressa, c’è un’attesa, c’è un desiderio di incontro con il disegno amoroso di Dio. 

Andate in fondo, abbiate pazienza nell’ascoltare, lasciate che la gente dica, che si scarichi. Voi ve ne accorgete che in fondo… in fondo ci sono come… due braccia tese… verso l’amore di Dio! 

È possibile trarre una conclusione spirituale, apostolica, da questo discorso? Io credo di sì. 

Io credo che è nostro dovere far nostra la mentalità del Concilio

Far nostra la mentalità del Concilio, quella di Papa Giovanni, quella di Papa Paolo, che è una mentalità di dialogo, di amicizia… che è una mentalità di cordialità con il mondo. 

Non è una mentalità di accettazione: tutto quello che il mondo dice … 

Una mentalità di dialogo, di amicizia, ma anche una mentalità critica. 

Perché la fede mi rende critico dentro il mondo. 

Ma critico non vuol dire: demolitore . 

Vuol dire: aiuto alla purificazione delle intenzioni, degli sforzi. 

Secondo: salvaguardarci dall’assorbire lo spirito dell’uomo vecchio. 

L’uomo vecchio: tornare a ragionare secondo i criteri preconciliari, è l’uomo vecchio! Cedere al mondo su fatti sostanziali che riguardano la nostra fede, significa tornare all’uomo vecchio! 

Chiudo dicendo: dobbiamo aprirci cordialmente, da francescani, su tutti i valori del mondo, su tutti, chinarsi come Gesù. Si è chinato sulla Samaritana, sul ladro, su Giuda, su Pietro, sul bambino… chinarci su tutti., aprirci cordialmente. Per animarli, io dico di più, francescanamente; per cristofinalizzarli, nella prospettiva del regno di Dio. Ho detto tutto. 


Cfr. http://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/il-nostro-tempo-nella-prospettiva-del-regno.html