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papa-francesco-eucarestiaPapa Francesco ha presieduto il rito dell’ultima commendatio e valedictio alle esequie del cardinale indiano Simon D. Lourdusamy, giovedì mattina, 5 giugno, nella basilica vaticana. Il porporato è morto lo scorso lunedì 2, all’età di novant’anni. È stato il cardinale decano del Collegio cardinalizio, Angelo Sodano, a celebrare la messa all’altare della Cattedra. Con lui hanno concelebrato ventidue cardinali, tra i quali il segretario di Stato Pietro Parolin, undici arcivescovi e vescovi e anche il nipote del compianto cardinale, don John Bosco, parroco dell’arcidiocesi di Pondicherry and Cuddalore, la stessa a cui apparteneva il porporato.
Erano inoltre presenti numerosi nipoti e pronipoti — il cardinale era il settimo di dodici figli — tra cui una religiosa, giunti da Chicago e Los Angeles. Con loro anche suor Fernanda Vellie, della congregazione delle Piccole suore di Nostro Signore, che con una consorella è stata accanto al porporato fin dal 1973. Con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede erano l’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, e i monsignori Peter Bryan Wells, assessore, Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati e José Avelino Bettencourt, capo del Protocollo. Tra i presenti anche i cardinali Coppa e Brandmüller e alcuni arcivescovi e vescovi, oltre a numerose persone che a vario titolo hanno collaborato con il porporato nella Curia romana. Il feretro del cardinale Lourdusamy verrà ora portato in India, a Pondicherry. Sabato 7 e domenica 8 la camera ardente sarà allestita nel seminario minore. Quindi, alle 10 di lunedì 9, nella cattedrale cittadina dell’Immacolata Concezione, si terrà una celebrazione con la partecipazione di cinque cardinali, quaranta vescovi e oltre quattrocento sacerdoti. Alla messa a Pondicherry — dove poi sarà sepolto il cardinale — prenderà parte anche l’unica sorella ancora vivente, Arul Mary Mariappan, che ha ottantasette anni. Di seguito l’omelia pronunciata dal cardinale Sodano.

È giunta l’ora di dare l’addio al nostro caro cardinale Simon Lourdusamy, chiamato dal Signore a raggiungere la casa del Padre. Nel silenzio della notte di tre giorni fa, dal suo letto di dolore nella clinica Pio XI, egli poteva esprimere il suo Nunc dimittis, ripetendo le parole dell’anziano Simeone: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace...». Abbandonato nelle mani del Signore questo fedele servitore della Chiesa chiudeva serenamente i suoi occhi sulla scena di questo mondo, per aprirli alla luce dell’eternità. Si concludeva così, all’età di 90 anni, l’esistenza terrena di questo generoso uomo di Chiesa, che fin da giovane aveva ascoltato la voce del Signore che lo chiamava a seguirlo più da vicino. Sacerdote zelante, lavorò per più di dieci anni nella sua cara arcidiocesi di Pondicherry e poi, per quasi un decennio, fu pastore dell’a rc i d i o -cesi di Bangalore. Accettò poi con generosità la chiamata del Papa Paolo VIche lo voleva qui a Roma, per lavorare nella Congregazione missionaria di Propaganda Fide. Qui, per un ventennio dedicò le sue energie per la grande causa dell’evangelizzazione dei popoli, fino a quando, provato dalla malattia, continuò a servire la Chiesa con la preghiera e la sofferenza, con un atteggiamento di grande serenità. Recentemente, in occasione del novantesimo compleanno del nostro cardinale un suo confratello indiano lodava il suo stile di vita, soggiungendo che esso era davvero l’ombra della sua identità. Anche in questi ultimi anni dal suo letto di dolore il nostro caro cardinale continuò, in forma sempre serena, quell’azione apostolica che aveva svolto a Roma e in numerosi Paesi del mondo. Talora egli citava quella magnifica lettera apostolica sul dolore salvifico, la Salvifici doloris, che nel 1984 il Papa Giovanni Paolo II aveva donato alla Chiesa. A volte sembrava che il nostro cardinale volesse ripeterci le parole di san Paolo: «Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi» (Colossesi,1, 24). Miei fratelli, come in ogni celebrazione eucaristica per i defunti, anche oggi la Chiesa nostra madre e maestra vuole alimentare la nostra fede nella vita eterna. La Chiesa sa che il senso dell’eternità si va atrofizzando anche nella coscienza di molti suoi figli e nella liturgia per i defunti vuole, quindi, richiamarci a questo cardine fondamentale della nostra fede. A tale fine vogliono pure contribuire le letture bibliche che or ora sono state proclamate. La prima lettura ci ha fatto riascoltare le parole con cui l’ap ostolo san Giovanni ci descriveva nell’Ap ocalisse la scena di un cielo nuovo e di una terra nuova, ove Dio abita con gli uomini, «senza lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate» (Apocalisse, 21, 3-4). La seconda lettura ci ha ricordato l’insegnamento di san Paolo ai Filippesi, ai quali l’apostolo annunciava che «la nostra cittadinanza è nei cieli» (Filippesi, 3, 20). Il Vangelo, infine, ci ha invitato a meditare sulle parole confortanti rivolte da Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede... vi prenderò con me, perché dove sono io, siate anche voi» (Giovanni,14, 1-4). Anche oggi, la Chiesa nostra madre e maestra, vuole lasciare questo messaggio di fede e di speranza per ognuno di noi. Fratelli e sorelle nel Signore, alla fine della messa il Santo Padre si unirà alla nostra preghiera e ci inviterà a cantare in coro il noto inno della liturgia dei defunti: In Paradisum deducant te angeli! Sì, caro cardinale Lourdusamy, tutti gli angeli e i santi ti accompagnino in Paradiso! Ti accompagni in particolare Maria Santissima, la regina degli apostoli, della quale tu sei stato un figlio devoto. Ti accolgano i santi e i martiri della tua cara terra indiana. Caro confratello, riposa in pace!

© Osservatore Romano - 6 giugno 2014