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Qualche tempo fa avevo pubblicato un post che si addice perfettamente alla notizia del giorno: la corte europea dei "diritti" dell'uomo, che ci si creda oppure no, ha sentenziato che il crocifisso sarebbe "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni".

Innanzitutto si può leggere l'originale sul sito della corte europea senza i "filtri oculari" della stampa italiana:

The presence of the crucifix - which it was impossible not to notice in the classrooms - could easily be interpreted by pupils of all ages as a religious sign and they would feel that they were being educated in a school environment bearing the stamp of a given religion. This could be encouraging for religious pupils, but also disturbing for pupils who practised other religions or were atheists, particularly if they belonged to religious minorities.
Traduzione:
La presenza del crocifisso- che era impossibile non notare nelle classi - poteva benissimo essere interpretata dagli studenti di tutte le età come un segno religioso e avrebbero potuto sentirsi educati in un ambiente scolastico che aveva il marchio di una data religione. Questo potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma anche di disturbo per gli studenti che praticavano altre religioni o erano atei, in particolare se appartenevano a minoranze religiose.
Queste parole rappresentano una violazione assai più grande per il diritto di ogni studente a professare la propria religione e il diritto di un genitore a trasmettere al figlio il senso religioso, che è una peculiarità pubblica e non privata. Perché?
  1. In un ambito laico come la scuola, quindi al di là di ogni significato religioso, svolge "una funzione simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni". Si tratta infatti di un simbolo idoneo ad esprimere l' elevato fondamento dei valori civili (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, etc) che hanno un'origine religiosa e che sono poi i valori che delineano la laicita' nell'attuale ordinamento dello Stato.
  2. Gli alunni di una classe hanno diritto ad una rappresentanza religiosa perché lo stato non è uno stato ateo e la religione fa parte della vita pubblica di un essere umano. Allora, se lo stato è davvero laico, in un'aula frequentata da cristiani, buddisti, islamici, ebraici e atei devono trovarsi i simboli di ciascuna delle loro religioni. Se l'ateo non crede in nulla non viene aggiunto nulla e lui potrà continuare a pensare che gli altri simboli siano messi lì come decorazione.
  3. L'idea che un simbolo religioso possa turbare qualcuno è priva di senso. Non è un oltraggio al pudore o alla morale, tutt'altro; non trasporta messaggi d'odio; non costituisce alcuna forma di costrizione né al credo né al rito.
    Non stiamo parlando di una svastica appesa in una classe frequentata da ebrei. In quel caso sarebbe inopportuna perché il simbolo richiama all'odio ideologico e alla violenza antisemita. Nel caso del crocifisso invece, si ricorda tutto sommato un gesto eroico di Uno che si è fatto ammazzare perché voleva che ci trattassimo da uomini e non da animali.
  4. I genitori debbono insegnare che la provenienza di tutti i valori civili e morali non è dovuta al caso né alla legge del più forte, né al quieto vivere, né al tornaconto personale. Se la scuola è dunque un'estensione dell'educazione che un genitore può dare al proprio figlio, tale insegnamento deve essere proposto dalla scuola.
  5. Un organo che non è un'istituzione dell'Unione Europea e che non è stato democraticamente eletto dal popolo non dovrebbe obbligare uno stato straniero a praticare mutamenti così radicali per via del ricorso di un singolo. Per cose del genere esiste un parlamento e un popolo elettore.
  6. Imporre l'esclusione del simbolo religioso ad uno stato è un atto di razzismo antireligioso che mira all'esclusione e non all'inclusione cioè tende a cancellare tutto ciò che non è gradito piuttosto che aggiungere fattori culturali.
  7. L'emblema della nostra speciale alleanza". Chiesa e Stato, scandisce, procedono a forze congiunte. Chiedere di togliere il segno cristiano, sarebbe come mettere in dubbio il patto. No. "Non bisogna vergognarsi del vessillo cattolico!"
A prescindere dalle ragioni più o meno condivisibili della permanenza del crocifisso in classe, come in altri luoghi, è da sottolineare che ci sono peculiarità tipiche di uno stato che non possono essere cancellate in nome di nessuna ideologia.

© http://seraphim.splinder.com/ - 3 novembre 2009