Santa Chiara medita le stimmate di san Francesco attribuito a Trophime Bigot (1579-1650). [Copia nel monastero di S. Agnese in Perugia] - Credit Fra Massimo Travascio
Esistono altre tele del Bigot col medesimo soggetto e con identica composizione. Se ne conoscono tre: a Perugia, nel monastero delle clarisse di S. Agnese; a Bologna, nella collezione Maccaferri; e a Valencia, in sede non nota.
Poiché il soggetto non appartiene al repertorio tradizionale dell’iconografia francescana né se ne conoscono versioni di altri pittori, si pensa a una ‘invenzione’ del Bigot, che dovette farne più esemplari, in specie su commissione di monasteri di clarisse.
Dalle Sacre piaghe… dolci gaudi (FC 504).
Abbiamo ricordato come la memoria della Madre Santa Chiara cade quest’anno nell’Ottavo Centenario delle Stimmate di San Francesco e abbiamo visto come l’eco di questo evento nell’esperienza umana e spirituale di Chiara abbia avuto il suo fulcro «nella relazione con il Signore Gesù. […]. L’incontro con il “suo” Signore è stata la ragion d’essere di tutta la sua esistenza di donna, vissuta nel segno dell’appartenenza totale a Lui».
Il processo che ha coinvolto Francesco e Chiara in un legame forte, che trova il comune denominatore nell’amore di Dio, un legame vicendevole e durevole e che abbiamo chiamato «cura dell’incontro», ci parla di un amore che rimane continuamente in itinere, si trasforma nel corso della vita, matura e proprio per questo rimane fedele a sé stesso …
Abbiamo poi sottolineato l’importanza della cura di sé nell’ambito della cura dell’incontro, pur mantenendo la tensione tra il polo della cura e quello del dono evangelico di sé.
Infine, ho azzardato pur credo verosimilmente, che Chiara alla vista delle sacre piaghe di Francesco… abbia avuto il gaudio di Francesco: Deus mihi dixit (Dio ha risposto), confermando attraverso il vissuto di Francesco stesso, che la sequela del «Crocifisso povero» da servire «con ardente desiderio» era la via per appartenere totalmente a Lui.
Oggi vorrei ripartire dalla «cura dell’incontro» con Dio accogliendo sempre l’invito di Chiara nel Testamento: essere sempre “amanti di Dio […]”.
Siccome, come direbbe s. Agostino, Dio è più intimo a me di quanto lo sia io stesso, la vera cura di sé stessi e sottolineo vera cura, non può che vedere manifestarsi sempre più in noi Dio stesso. C’è una tensione dialogica tra l’io e Dio che si consolida quanto più investo in tale relazione.
Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr. 1 Gv 4, 10), l'amore non è più solo un «comandamento», ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro .
È proprio della maturità dell'amore coinvolgere tutte le potenzialità dell'uomo ed includere, per così dire, l'uomo nella sua interezza. L'incontro con le manifestazioni visibili dell'amore di Dio suscita il sentimento della gioia, che nasce dall'esperienza dell'essere amati (come Chiara ci testimonia bene questo!). Tale incontro chiama in causa la volontà e l’intelletto. Il riconoscimento del Dio vivente è una via verso l'amore, e il sì della nostra volontà alla sua unisce intelletto, volontà e sentimento nell'atto totalizzante dell'amore… che è tutto il desiderio di Chiara.
Quanto per Chiara l’incontro con il “suo” Signore sia stata la «ragion d’essere di tutta la sua esistenza di donna, vissuta nel segno e nella tensione dell’appartenenza totale a Lui», si evince dal contenuto della sua preghiera ardente. Nella IV Lettera ad Agnese di Praga: «Attirami a te, o celeste Sposo! Dietro a te correremo attratti dalla dolcezza del tuo profumo. Correrò, senza stancarmi mai, finché tu mi introduca nella tua cella inebriante. Allora la tua sinistra passi sotto il mio capo e la tua destra mi abbraccerà deliziosamente e tu mi bacerai col felicissimo bacio della tua bocca».
Ma non voglio perdere l’eco dell’evento delle Stimmate nell’esperienza umana e spirituale di Chiara e provare a dire qualcos’altro…
Vedete, se c’è una orazione e devozione molto cara a Chiara, questa è l’Orazione delle Cinque piaghe. La Legenda ufficiale dedica due interi capitoli all'affetto pieno di compassione di Santa Chiara, che coltivava il suo amore per Gesù, con la recita di tale Orazione (FC 504-509) da cui traspare l’affetto pieno di compassione di Chiara, un affetto che è motore proprio della sua vita spirituale, di preghiera e di penitenza. Vorrei ripercorre brevemente quello che Chiara esprime nella contemplazione delle piaghe, potremmo dire i suoi desideri…:
- Remissione dei peccati in pensieri, parole e opere
- Perdono per la negligenza del servizio
- Perdono nei piaceri carnali nel sonno e nella veglia
- Poter rendere grazie con la mortificazione del corpo
- Mutare tutto quello che a Dio dispiace
- Richiesta di vittoria contro i nemici
- Richiesta di liberazione da tutti i pericoli presenti e
futuri
- Possibilità di fare degna penitenza dei peccati
- Richiesta di essere custodita e di essere strappata da ogni avversità dell’anima e del corpo
- Richiesta di essere condotta alle eterne gioie
- Richiesta di un’Indulgenza Plenaria
- Richiesta di fede retta speranza certa e una carità
perfetta
- Richiesta di perseveranza nel servizio
- Desiderio di piacere allo Sposo qui senza fine
C’è in Chiara il desiderio continuo di trasformazione nell’immagine della Sua divinità.
È proprio vero. Il Signore sceglie alcune persone perché diano testimonianza più chiara di quella che è la prima regola della santità: è necessario che Cristo cresca e che noi diminuiamo. Chiara è senza dubbio una “scelta” che ci testimonia come occorra «la nostra umiliazione perché il Signore cresca». «Non saremo santi se non ci lasciamo convertire il cuore per questa strada di Gesù: portare la croce tutti i giorni, la croce ordinaria, la croce semplice e lasciare che Gesù cresca (Cf. Francesco 9 maggio 2014).
Questo desiderio di trasformazione lo condivide con Agnese “… poni il tuo cuore nella figura della divina sostanza e trasformati tutta, attraverso la contemplazione, nell’immagine della Sua divinità” (3^ lett. 13).
Chiara dicevamo ha sperimentato la gioia della relazione con Dio, e per questo può confidare ad Agnese: “L’amore di Lui rende felici” (4^ lettera 10) dopo che già le aveva consigliato: “Ama con tutta te stessa Colui che tutto si è donato per amore tuo” (3^ Lett. 15).
Chiara è una donna che sa gioire per ciò che Dio è, e per ciò che compie. Una donna che ha fatto della sua stessa vita un canto di gratitudine a Dio.
Pensate quando invitava le Sorelle a lodare Dio per gli alberi fioriti e fronduti, per gli omini e per le altre creature: sempre di tutto e in tutto lodassero Iddio (cfr. Fonti Francescane 3112).
Pensate la sua capacità di gioire anche per il cammino spirituale delle Sorelle. Scrive ad Agnese: “Sono ripiena di grande gioia e respiro di esultanza nel Signore, quando posso constatare che tu (cammini) nella sequela di Gesù Cristo povero e umile. Davvero posso gioire e nessuno potrebbe strapparmi da così grande gioia…” (3^ lett. 4-5).
Pensiamo allora di nuovo quale gaudio alla vista delle sacre piaghe di Francesco…la sequela del «Crocifisso povero» da servire «con ardente desiderio» era proprio la via per trasformarsi nell’immagine della Sua divinità e appartenere totalmente a Lui.
E anche questa sera concludo con le parole di preghiera di fr. Tommaso da Celano…
“Mostra, o padre, al divin Figlio del sommo Padre le venerande stimmate di lui che tu hai sul costato; mostra i segni della croce nelle tue mani e nei tuoi piedi, perché egli stesso, a sua volta, si degni misericordiosamente di mostrare le sue ferite al Padre, il quale certamente a quella vista sarà sempre benigno con noi miseri! Amen. Fiat! Fiat!”. (FF 526).