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"Stanotte ho saputo che c'eri: una goccia di vita scappata dal nulla". Questo il celebre incipit di uno dei canti sulla maternità più belli che siano stati scritti negli ultimi secoli. Il libro inizia con un rifiuto ("ti insinuasti in me come un ladro, e mi rapinasti il ventre, il sangue, il respiro. Ora vorresti rapinarmi l'esistenza intera"), con la volontà di allontanare una presenza minuscola e dirompente, capace di far precipitare la donna in un pozzo dove tutto è "incerto e terrorizzante".
Eppure, riga dopo riga, la chiusura della giornalista laica fiorentina ha la forza e il coraggio di trasformarsi. E così il lamento diventa un canto d'amore.
Madre non è solo colei che partorisce il figlio. Madre è la donna che nutre, accoglie, culla, tranquillizza, sostiene, aiuta, sorregge qualsiasi figlio. È qualunque donna che si faccia carico del prossimo nell'apertura incondizionata che non cerca corrispettivo. Asciugare le lacrime, incoraggiare i successi, lenire le ferite, festeggiare la bellezza, correre dietro a gambette che si teme possano inciampare: gestazione e allevamento sono anche - o forse soprattutto - caratteristiche dello spirito. Sono la capacità di avvertire e, quindi, lasciar spazio alla forza travolgente in grado di trasfigurare ogni cosa.
Ai piedi della Maria di Isabella Ducrot, accanto a Oriana Fallaci e alla sua splendida lettera al bambino mai nato, deponiamo anche le parole di una giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz il 30 novembre 1943.
Nelle pagine che ci ha lasciato, Etty Hillesum racconta un percorso interiore, silenzioso e stupefacente. L'esordio è quello di una ragazza confusa e avviluppata in se stessa. Dieci mesi dopo, il 12 ottobre 1942, dal campo di Westerbork scrive: "Ho spezzato il mio corpo come se fosse pane e l'ho distribuito agli uomini. (…) Erano così affamati, e da tempo". Questa trasformazione radicale - avvenuta in pochissimi mesi e guidata solo dall'intimo desiderio di entrare in comunione con Dio e con il prossimo - cosa altro è, se non una maternità? (g.g.)

(©L'Osservatore Romano 2 febbraio 2013)