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"Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che Egli cioè doveva risuscitare dai morti" (Gv. 20,9)

caravaggio.jpgAverlo conosciuto non basta
Appare veramente inusuale e difficile da capire. I suoi, gli apostoli, così intimi con Lui, in modo particolare Pietro e Giovanni hanno vissuto con Lui per quasi tre anni. Lo hanno ascoltato; hanno condiviso tanti momenti quotidiani, le fatiche dell'apostolato, gli insuccessi e i successi. Hanno mangiato con Lui, respirato con Lui; hanno fatto un bagno di grazia straordinario.. eppure ancora non avevano compreso il significato profondo del Suo donarsi fino alla fine.. hanno avuto bisogno del segno inequivocabile della Sua Resurrezione per poter credere.

Non dobbiamo stupirci se anche noi abbiamo spesso una fede così fragile carica più di religiosità che di esperienza vivificante. Potremmo conoscere tutto della Scrittura e del Magistero della Chiesa eppure.. in definitiva non aver ancora compreso nel profondo della nostra persona che "Egli è veramente Risorto".

Tutte le miserie e le difficoltà della nostra storia personale e anche di quelle della Chiesa nella storia dipendono da non aver ancora compreso fino in fondo il "fatto" della Resurrezione.


Tutte le eresie, le fratture, le contraddizioni i peccati che hanno segnato la Chiesa nella storia sono in definitiva una mancanza di fede nel risorto. Nessuno si deve sentire rassicurato e al riparo in questo. Se i fratelli protestanti hanno a volte buon gioco nel ridimensionare tante forme di culto dei cattolici essi stessi sono stati vittima, proprio sin dall'inizio di una mancanza di fede nel Risorto. Nessuna frattura ci sarebbe stata nella Chiesa se ci fosse stata più fede nel Risorto.. e anche coloro che parevano zelanti nel difendere un ritorno alle fonti... cadevano nella stessa religiosità che accusavano. Assolutizzavano una parte a dispetto del tutto e proprio coloro che ergevano a principio giudicante la "sola fede" mancavano essi stessi di Fede.


Ma lo zelo non appartiene solo al passato ma anche al presente di coloro che non credendo fino in fondo nella Resurrezione e nel necessario triduo pasquale di morte-silenzio-Resurrezione, assolutizzano una parte, un'intuizione (magari buona) a dispetto del tutto.

Costoro confondono lo scrupolo con lo zelo, l'orgoglio con la mozione dello Spirito,... se solo sapessimo riconoscere in ogni impotenza il senso del limite e la potenza vera dello Spirito!.. Significherebbe che abbiamo compreso veramente che "Egli è risuscitato dai morti!"

Solo chi ha compreso con la propria carne e i propri occhi può essere testimone credibile.

Le tante battaglie sociali e politiche che feriscono i nostri tempi nascono anch'esse dalla poca fede nel Risorto.

Ci illudiamo di credere, pensiamo di credere, ci convinciamo di credere.. ma in definitiva siamo ottusi come lo erano Giovanni e Pietro prima della Resurrezione. Anzi peggio. In loro la fede attendeva di esplodere in noi spesso riposa in una coltre spessa di "politicamente corretto", di pigrizia e di battaglie dal sapore sociale e profetico che invece nascondono una radicale superbia.


La durezza di cuore
 C'è infatti un iter progressivo che non si può saltare. Non basta sapere che Cristo è Risorto ma anch'io devo fare esperienza di Resurrezione nella mia carne, nella mia vita altrimenti comunico una dottrina, un'ideologia e non una persona. La maggior parte di noi che dicono di credere non sanno cosa vuol dire credere nel Risorto. Credere nel Mistero Pasquale. Credere nella propria "carne" che Egli è vivo.

Tutta la morale ha senso qui; tutta la teologia del diritto ha significato in questa esperienza.

Il Kerygma degli apostoli non era evidentemente solo un annuncio ma una comunicazione di un'esperienza e di un fatto che salva.. cioè che cambia la vita, proprio perché era fatto nello Spirito Santo; cioè in Spirito e potenza. Il nostro cuore invece è duro, indurito, dall'ignoranza e soprattutto dall'accidia. Quante pigrizie, quante maschere, quante costruzioni, quanta tenebra... e tutto questo con un gusto continuo a rimanere in tale situazione. Non solo non siamo salvi.. non vogliamo esserlo! Facciamo di tutto per difendere un equilibrio fatto di niente e ci crogioliamo nella nostra tristezza. Facciamo di tutto per non credere nella gioia anche se ne abbiamo terribilmente bisogno.

E purtroppo a volte si passa tutta una vita così.


Il fatto che cambia la vita

Eppure Gesù è veramente morto ed è veramente Risorto. Se tu lo credi, anche se sei morto, vivi!

Non vivrai un domani chissà quando ma ora. Cioè vivi perché fino a quando non credi non puoi vivere ma sopravvivi. Ti manca il senso di te stesso e del mondo e della storia. Ti manca la sintesi che si ricapitola in Cristo. Ti manca la gioia che è sorprendente proprio dove nessuno se l'aspetta.

Se il Risorto ti è accanto la tua vita acquista sapore.. e non è solo un fatto spirituale, ma anche relazionale, sociale, civile, politico. Essere Cristiani vuol dire proprio questo: vivere nella compagnia del Risorto. Qualunque sia il tuo mestiere, la tua vita, il tuo passato o il tuo presente.. vuol dire essere di Cristo Risorto... coLui che vive per sempre e che vuole donare questa vita a te, gratuitamente.

Basti dire Sì, profondamente, radicalmente; "io credo Signore e Tu aumenta la mia fede".

Cioè io confido in te e non sulle mie forze, anche se te le dono tutte, in tutti i modi che posso.


Essere Chiesa
Chi ci fa sapere che Cristo è Risorto? Chi ci conferma in questo "fatto"? E' la Chiesa, da sempre.

Ecco perché non c'è fede senza Chiesa, cioè su quella esperienza viva degli apostoli che attende di diventare vita per te, ora! Vita dunque e non ideologia; vita dunque e non formalità.

L'esperienza del Risorto vive nella Chiesa e per la Chiesa, anche se essa ha avuto ed ha a volte delle evidenti contraddizioni.. sono il peso dell'umanità.. anche qui solo chi ha fede vede oltre; anzi vede l'essenziale.

L'evento della Pasqua è dunque l'evento della Chiarezza, dell'estasi e della meraviglia. E' l'evento dello stupore, del finalmente "svelato" a ciascuno di noi.. è il passaggio dalle tenebre dell'ignoranza alla Luce della Sapienza. Ecco perché è giorno di gioia, quella gioia non effimera che passa ma che dura nel profondo di un cuore e lo rende maturo, saldo; quella gioia che passa nella vita di uno qualunque e lo rende uomo. Quando lo Spirito del Risorto entra in te.. allora ritorni veramente a casa.

"Gioia piena alla Tua presenza, dolcezza senza fine alla Tua destra!" (Sl. 16,11).


altre riflessioni:

Il Miracolo della Gioia

In Lui morto è redenta la nostra morte, in Lui Risorto tutta la vita risorge