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Winnipeg, 30. È urgente che i cattolici canadesi si mobilitino contro le proposte di legge tese a introdurre l'eutanasia e il suicidio assistito:  in una lettera, scritta nei giorni scorsi e indirizzata ai presuli del Paese, l'arcivescovo di Winnipeg, Vernon James Weisgerber, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici del Canada (Cecc), invita le comunità cattoliche a esprimere il loro punto di vista sulla questione direttamente ai membri del Parlamento. "L'eutanasia e il suicidio assistito - afferma Weisgerber - sono le antitesi di ciò che dovrebbe stare al centro della civiltà umana:  fiducia, stima, partecipazione e solidarietà, basati sul rispetto di ogni vita umana". Secondo il presidente della Cecc, i cattolici dovrebbero informarsi sull'argomento e aggregarsi ai gruppi e alle associazioni di altre confessioni per unire gli sforzi e cambiare la legge. Il presule - riferisce Catholic News - sottolinea l'urgenza del problema, alla luce del progetto di legge in Parlamento che emenderebbe il codice penale canadese legalizzando il suicidio assistito e l'eutanasia. "Questo dibattito deve essere condotto seriamente", ha detto l'arcivescovo rimarcando che, nei riguardi di un tema così delicato, sembra emergere nei media e nell'opinione pubblica "una tolleranza crescente".
La Conferenza dei vescovi cattolici del Canada ha spedito via e-mail, a ogni diocesi, degli inserti del bollettino parrocchiale redatti dall'organizzazione cattolica "Vita e famiglia". Nelle mail sono inclusi altri documenti che spiegano la posizione della Chiesa. "Abbiamo bisogno di chiarire ciò che l'eutanasia è e ciò che l'eutanasia non è", dichiara il presidente di "Vita e famiglia", Michele Boulva, secondo la quale "non dobbiamo prenderci in giro" in quanto "l'eutanasia va di pari passo con il suicidio assistito". Per Boulva "la legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito non si occupa di autonomia, dignità e libera scelta. Essa vuole dare ad alcuni di noi il diritto di uccidere gli altri".
Gettando benzina sul fuoco delle polemiche, il Collegio dei medici del Québec ha creato una "task force etica" per indagare se, in alcune circostanze, l'eutanasia possa essere appropriata. Nuovi spunti - riferisce ancora Catholic News - contribuiscono a confondere la distinzione fra uccisione intenzionale e accorciamento non intenzionale della vita del paziente attraverso dosi crescenti di farmaci anti-dolorifici. Secondo il presidente di "Vita e famiglia", occorre combattere questa confusione:  "L'eutanasia non può mai essere considerata una cura - afferma Michele Boulva - essa è un omicidio". E c'è differenza, spiega, fra l'accorciare la vita di qualcuno, incidentalmente, con dosi crescenti di anti-dolorifici sotto stretto controllo medico e dare deliberatamente a qualcuno una dose letale di narcotico:  "Con l'eutanasia - conclude - si darebbe al paziente una dose mortale di morfina, ad esempio, con l'intenzione di causare il suo decesso. L'intenzione è qui l'elemento-chiave".

(©L'Osservatore Romano - 31 luglio 2009)