Nel momento del voto «pensare a due vite». È l’appello rivolto dal primate d’Irlanda, arcivescovo di Armagh, Eamon Martin, in vista del referendum sull’aborto che si terrà il 25 maggio. Richiamando la lettera pastorale dell’episcopato irlandese — pubblicata lo scorso marzo — monsignor Martin interpella la responsabilità di tutti i cittadini irlandesi, perché «essere contro l’aborto — scrive il presule — non è semplicemente una “cosa cattolica”». L’innata dignità di ogni vita umana, osserva l’arcivescovo, «è un valore per l’intera società, per le persone di tutte le fedi e per i non credenti. Ciò è radicato sia nella ragione che nella fede. Strappare una vita umana innocente non può mai essere semplicemente una questione di scelta personale».
Il quesito referendario, che verrà posto ai 3,2 milioni di irlandesi, riguarda infatti l’abolizione dell’ottavo emendamento dell’articolo 40 della Costituzione irlandese, che riconosce uguale diritto alla vita alla madre e al bambino non ancora nato. La norma — introdotta nel 1983 a seguito di un referendum — «protegge il diritto alla vita del nascituro, e nel dovuto rispetto dell’eguale diritto alla vita della madre; garantisce nelle sue leggi di rispettare, per quanto possibile, difendere e rivendicare tale diritto». Abolire l’ottavo emendamento, quindi, «aprirebbe — ammonisce il primate d’Irlanda — la strada a un regime molto liberale», «incluso l’accesso completamente privo di restrizioni all’aborto durante i primi tre mesi di gravidanza».
È da ricordare che, a seguito di casi di cronaca, nel 1992 furono introdotti altri due emendamenti allo stesso articolo costituzionale, il tredicesimo e il quattordicesimo, per stabilire che il divieto di aborto non limitava la libertà di viaggiare fuori dallo stato per interrompere la gravidanza e non limitava il diritto a distribuire informazioni sui servizi abortivi all’estero. Nel 2013 fu invece ammessa l’eccezione al divieto di aborto nel caso di rischio “concreto e reale” per la vita della madre.
Per la Chiesa in Irlanda la cancellazione o la modifica dell’ottavo emendamento «non può avere altro effetto che esporre i bambini non nati a un rischio maggiore» mentre «non provocherebbe alcun beneficio per la vita o la salute delle donne». Da qui l’appello «a lavorare attivamente per mantenere il diritto alla vita nella Costituzione».
© Osservatore Romano - 23 maggio 2018
Il primate d’Irlanda in vista del referendum sull’aborto. Due vite da difendere
- Details
- Hits: 1444