Non è infrequente posticipare per ragioni di calendario e di tempo liturgico la solennità dell'Annunciazione del Signore, visto che quest'anno la sua celebrazione, il 25 marzo, cadeva di Lunedì santo, primo giorno della grande settimana che porta la Chiesa a rivivere la Pasqua del Signore.
Ma tale solennità è talmente importante e significativa per la fede che non la si può sopprimere o trascurare: si tratta, infatti, dell'evento primordiale e storico-salvifico del fiat del Dio-con-noi a cui si è congiunto, nella "pienezza del tempo" (Gàlati, 4, 4), quello di una di noi, Maria di Nazaret; avvenimento trasmessoci con grande maestria letteraria, teologica e poetica dal Vangelo (cfr. Luca, 1, 26-38). Questo notissimo brano, redatto alla stregua di un formulario tipico dei riti di alleanza fra Dio e il suo popolo, allo stesso tempo è annuncio di nascita messianica e di missione.
Con l'episodio del colloquium salutis tra il messaggero celeste e la Vergine di Nazaret sorge in Colui che è annunziato la nuova Alleanza. L'incontro della giovane di Nazaret con il messaggero della Parola del Dio dei nostri padri (cfr. Esodo, 3, 6a; Marco, 12, 24-27), Gabriele (cfr. Daniele, 8, 15-26; 9, 20-27), è prima di tutto una presa di posizione, una scelta, davanti a Israele e alla sua storia: un sì da pronunciare integralmente, con consapevolezza e libertà. Come avvenne con Israele al monte Sinai con il mediatore/legislatore Mosè (cfr. Esodo, 19-24), il "Cielo" scende nuovamente e in modo inedito a incontrare dialogicamente la terra/umanità rappresentata da Maria per chiederle di congiungersi nell'annunciato "Figlio dell'Altissimo" in un abbraccio indissolubile: in tale evento di grazia l'umile ragazza di Nazaret è, nello Spirito, la protagonista singolare. Il brano evangelico si colloca idealmente in una struttura biblica ben conosciuta, che è quella delle vocazioni profetiche veterotestamentarie. Il senso di tutte le chiamate presentate dalla Bibbia, che vanno da Abramo a Paolo, è uno solo: Dio è il primo, è lui che inizia, è lui che prende l'iniziativa e si assicura, pur nella libertà della creatura, che tutto vada a buon fine. Possiamo affermare, sebbene con una certa riassuntività, che in questo dinamismo è descritta tutta l'antropologia teologica: l'uomo è ascolto di una parola vitale che Dio pronuncia.
(©L'Osservatore Romano 7 aprile 2013)