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di PIER GIORDANO CABRA
No, non è 779px-Eccehomo1No, non è stato un errore condannare Lui invece di me, Barabba, perché il vero Barabba era Lui, Gesù di Nazaret. Un poco di pazienza e mi capirete. Eravamo molto diversi, ma avevamo in comune anche molte cose.
Entrambi volevamo il bene del nostro popolo ed entrambi ci siamo sentiti dire d’es-sere dei malfattori, come capita agli sconfitti. Io ave-vo scelto la via della resistenza e della guerriglia per scuoterci di dosso il giogo di Roma, logorandola con attentati, atti terroristici, sommosse, in vista di una rivolta generale. Quando ho visto il fascino che aveva il giovane profeta di Nazaret, tentai di agganciarlo tramite uno dei nostri, passato al suo seguito, l’apostolo Simone, detto lo zelota. Sarebbe stata una straordinaria al-leanza: lui avrebbe portato al nostro movimento le forti motivazioni religiose, io le mie capacità di azio-ne. Ma non ebbi risposta. Un idealista non capisce certe cose. Lui era un provinciale inesperto delle du-re leggi del potere e annunciava la venuta di un inafferrabile Regno di Dio, che ora sembrava richie-dere violenza, ora mitezza. I nostri due progetti fal-lirono e come conseguenza siamo stati considerati malfattori. Io, Barabba, perché turbavo lapax Ro-mana, lui, Gesù, perché turbava la pax religiosa. Quando Pilato, (ricordo bene: era la Parasceve), nel tentativo di liberarlo, lo aveva messo in ballot-taggio con me, la scelta dei nostri capi fu facile, dal momento che in segreto appoggiavano il nostro mo-vimento di resistenza a Roma. Mobilitarono in fret-ta un gruppo dei nostri che naturalmente chiesero la mia liberazione. Mi dispiacque, perché era un giusto. I suoi segua-ci dicono che fosse il Salvatore. Se così fosse, il pri-mo ad essere salvato sarei stato io, perché la sua morte ha salvato la mia vita. Questo fatto mi ha portato spesso a pensare che il vero Barabba fosse Lui. Io ne portavo il nome, ma Lui ne viveva la re a l t à . Bar-abba significa figlio(bar) del padre(abba). Lui portava il nome di Gesù, ma in realtà viveva co-me figlio devoto alla presenza del Padre che sta nei cieli, Padre di tutti, che dà la vita a tutti, che acco-glie tutti i suoi figli. Lui era molto più pericoloso di me, che volevo solo una rivoluzione politica, un cambiamento degli altri. Lui invece presentava il Padre che vede nei cuori, che non tollera l’ipocrisia e la strumentalizza-zione degli altri. Ma con queste idee non urtava ine-vitabilmente contro il diritto che ciascuno pensa d’avere di fare liberamente le sue scelte? Non com-plicava la vita? Non era contrario alla pace di chi vuol vivere a modo suo? Mi sono proprio convinto che era lui il rivoluzio-nario, il perturbatore del quieto vivere, perché Figlio di quel Padre, che vuole che i suoi figli, non pensi-no solo a se stessi, non si facciano del male tra di loro, ma si aiutino come fratelli. Che malfattore questo Barabba, che vuole che diventiamo tutti dei Barabba!

© Osservatore Romano - 29 marzo 2013