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GIACOMO GALEAZZI
CITTA' DEL VATICANO
Ufficialmente nessuna reazione, però nei Sacri Palazzi la battuta di Silvio Berlusconi («non sono un santo») è stata accolta come una positiva inversione di tendenza nella strategia difensiva del premier, quasi un «mea culpa» comunicativo. «Di fronte agli scandali aveva sempre rivendicato la propria condotta: “Agli italiani piaccio così” - evidenziano in Curia -. Per la prima volta, sia pure con una frase scherzosa e autoironica, Berlusconi ammette di non aver avuto un comportamento impeccabile. E’ un primo segnale nella giusta direzione». Non è ancora il chiarimento richiesto dal giornale dei vescovi, «Avvenire», però è un «piccolo passo», una presa di coscienza gradita Oltretevere. Al «no comment» del portavoce vaticano, padre Lombardi, del giornale Cei e degli ecclesiastici più attenti alle vicende politiche come il cappellano di Montecitorio, Fisichella e l’assistente dell’Azione cattolica, Sigalini, corrisponde, dietro le quinte, una favorevole interpretazione delle parole del premier perché «la Chiesa non giudica le persone, ma i comportamenti e auspica sempre un ravvedimento personale». Nella bufera scoppiata da settimane attorno alle frequentazioni del presidente del Consiglio, la Segreteria di Stato continua a mantenere un atteggiamento cauto.

Significativamente l’Osservatore romano e Radio Vaticana non hanno mai rilanciato «boatos» e polemiche in arrivo dall’altra sponda del Tevere. «Andrà in pellegrinaggio da Padre Pio, trascorrerà agosto tra i terremotati dell’Aquila invece che in Sardegna, venderà Villa Certosa. Certo non è De Gasperi e non servivano questi ultimi tempi per scoprirlo, però Berlusconi dal G8 in poi sta mostrando maggiore saggezza e prudenza», commenta un ministro vaticano. «Ammettere i propri limiti chiamando in causa la santità» non esprime uno «sberleffo alla fede, bensì l’acquisita consapevolezza di averci messo del suo e di aver prestato il fianco ad attacchi e strumentalizzazioni attraverso abitudini di vita tutt’altro che irreprensibili».

Il ministro Gianfranco Rotondi, cattolico «doc», esulta per il fatto che i vertici della Chiesa «abbiano colto il senso evangelico della frase di chi umilmente si dichiara inferiore alle aspettative che Dio ha per ciascuno di noi». E aggiunge: «Chi non si definisce peccatore contraddice il Vangelo. Il premier sa di aver fatto cose buone, quasi sante accanto ad altre meno edificanti e non ha mai nascosto la passione per le belle donne».

In 15 anni di politica Berlusconi si è spesso riferito alla santità e alla divinità per parlare, sdrammatizzandola, della sua attività («unto del Signore», «con Udr sbagliai come Gesù con Giuda», «lasciate che i pargoli vengano a me», «Io sono il Gesù Cristo della politica, una vittima, paziente, sopporto tutto, mi sacrifico per tutti», «Don Giussani mi disse: Il destino ti ha fatto diventare l’uomo della Provvidenza»). E poi «ormai sono un santo, andate voi a godervi la notte», scherzò coi cronisti al ritorno dal G8 di Tokyo. «Ora Berlusconi dichiara tranquillo: "Non sono un santo!" - puntualizza il teologo Gianni Gennari -. Intanto molti avversari come l’Unità pretendono che Chiesa, preti, vescovi e addirittura il Papa condannino pubblicamente il "non santo" capo del governo. Un po’ di anticlericalismo fa bene anche alla Chiesa e la aiuta ad essere fedele a Gesù, ma questo clericalismo degli anticlericali è davvero ridicolo».

Tanto più, sottolinea Gennari, «che a volere una condanna pubblica e clamorosa di Berlusconi sono gli stessi che forniscono agli italiani istruzioni per cancellarsi dai registri parrocchiali della Chiesa cattolica». E che quotidianamente «invocano l’aria aperta del progresso e della libertà e lanciano appelli per lasciare la fede ai bigotti arretrati rimasti all’oscurantismo medievale e seguaci di questo Papa mezzo inquisitore e mezzo antimoderno». Attenti, però, a «sbandierare pellegrinaggi devozionali con la testa coperta di cenere» ed espiazioni targate Padre Pio «severissimo in vita con i penitenti non troppo convinti interiormente di voler cambiare vita e più propensi ai buoni proponimenti di facciata che ai reali mutamenti di rotta nella sfera morale».

E proprio ieri, in un convegno, il ministro dell’Economia, Tremonti, si è confrontato con l’arcivescovo Fisichella sull'enciclica sociale. «È una guida per la politica - puntualizza Giulio Tremonti -. Non basta l’illusione dell’autosufficienza, è necessario un impegno nella coscienza per il bene comune della società».

© Lastampa 23 luglio 2009