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New Delhi, 4. "Nelle famiglie manca l'educazione al rispetto della vita". È quanto afferma il vescovo di Vasai (nord dell'India), monsignor Felix Anthony Machado, in merito all'ennesimo stupro di una ragazza di 17 anni aggredita a un veglione di Capodanno a Nuova Delhi.
La violenza segue di pochi giorni quella avvenuta ai danni di una studentessa di medicina di 23 anni, morta in seguito alle ferite riportate durante l'aggressione. In seguito ai due sconcertanti episodi in India è stata proposta una legge contro la violenza sessuale. Intanto, i difensori degli accusati dello stupro della ragazzina dovranno essere nominati d'ufficio perché nessuno dei 2.500 avvocati iscritti alla Corte distrettuale di Saket ha accettato di tutelarli.
"Oggi - spiega il vescovo a Radio Vaticana - la famiglia indiana è influenzata dalla globalizzazione e i ragazzi non hanno un'educazione ai valori e all'etica. Il mondo è diventato troppo orientato al consumismo e al relativismo morale. E in questo caso, mi sembra che la colpa non sia solamente di colui che commette la violenza, ma è anche di una società che molte volte sottovaluta la vita della donna, della ragazza. Ma non tutta l'India è così".
Il presule sottolinea che la Chiesa cattolica in India è impegnata per far sì che questa mentalità, questi comportamenti sociali siano combattuti. "La Chiesa - ribadisce monsignor Machado - ha sempre parlato contro i nemici della vita e io credo che adesso la gente debba ammettere quanto la Chiesa abbia ragione quando prende posizioni in favore della vita".
Nelle prossime ore, inizierà uno dei cinque processi con rito abbreviato (Fast Track Court, Ftc) contro cinque dei sei accusati per lo stupro e la morte di una ragazza a New Delhi, avvenuto il 16 dicembre scorso. Il procuratore distrettuale di Saket - dove si terrà il procedimento - presenterà le accuse a carico degli imputati, contenute in un rapporto di oltre mille pagine. Il sesto arrestato, un ragazzo di 17 anni, verrà processato in un tribunale minorile. Se dovessero essere riconosciuti colpevoli, i cinque rischiano la pena di morte.

(©L'Osservatore Romano 5 gennaio 2013)