MANILA, 9. È particolarmente acce-so in questi giorni nelle Filippine il dibattito sul disegno di legge che intende facilitare l’accesso alla con-traccezione, avviando anche corsi di educazione sessuale nelle scuole primarie. Forte la mobilitazione della società civile e della Chiesa lo cale. Sabato scorso circa settemila persone sono scese in piazza a Ma-nila per protestare contro il dise-gno di legge sulla salute riprodutti-va (Reproductive Health Bill). I manifestanti, per lo più cattolici, hanno risposto così all’appello dei vescovi che avevano invitato tutti i fedeli del Paese a partecipare alla manifestazione e ai raduni di pre-ghiera per bloccare l’a p p ro v a z i o n e della norma. Il presidente delle Filippine, Be-nigno Aquino, determinato a por-tare a termine l’iniziativa e appog-giato in questo anche dalle Nazioni Unite, ha ribadito che in una situa-zione dove le coppie «non sono in grado di giudicare consapevolmen-te è responsabilità dello Stato». Il tasso annuale di natalità nel-l’arcipelago delle Filippine è in co-stante calo, ma secondo il Governo nelle regioni più povere il numero delle nascite è più alto. Finanziata da un fondo pubblico di assicura-zione sanitaria, come previsto dalla legge, la distribuzione gratuita di contraccettivi dovrebbe favorire co-sì l’accesso ai più poveri con il conseguente controllo delle nascite. «Stanno cercando di far passare questa legge perché rientra nei re-quisiti di quello che le Nazioni Unite chiamano “Obiettivi di svi-luppo del Millennio” e in tal caso i medicinali contraccettivi saranno disponibili come medicinali comu-ni. Noi — ha detto a Radio Va-ticana, monsignor Ramon C. Argüelles, arcivescovo di Lipa — stiamo cercando di spiegare al no-stro popolo proprio questo: quale malattia dovrebbero curare queste medicine? Infatti, il concepimento non è una malattia e un bimbo non è un virus. Vorrebbero che il Governo, che vuole risparmiare de-naro, finanzi la distribuzione di preservativi. Tutto questo — ha pro-seguito il presule — distrugge i va-lori della nostra gente ed è contra-rio alla nostra cultura. Chiedono poi che si inizi l’educazione sessua-le dall’asilo, per arrivare fino alle scuole superiori. Questi concetti di “salute riproduttiva” p ortano all’aborto. Noi stiamo cercando di mettere in guardia la nostra gente e ci dispiace molto che il Governo sia favorevole all’approvazione di tutto questo». Intanto, i cattolici del Paese con-tinuano pacificamente a dire no al disegno di legge. «Le Filippine so-no tra gli ultimi Paesi che si sono opposti a queste politiche di mor-te. Noi le definiamo di morte per-ché a esse seguiranno il divorzio, l’eutanasia, l’aborto, il controllo to-tale della popolazione e infine le unioni omosessuali: di queste, in-fatti, si sta parlando. Alcuni nel Governo — ha concluso l’a rc i v e s c o -vo — ribattono che anche Paesi cat-tolici hanno ormai accettato le po-litiche di salute riproduttiva; ma noi crediamo che in quanto Paese cattolico, la nostra gente sia chia-mata a “g u a r i re ” l’umanità dalla perdita di Dio. C’è una viva oppo-sizione a questo nelle Filippine e speriamo che altri Stati ci seguano presto, che cambino la loro rotta, anche se hanno già approvato leggi simili».
© Osservatore Romano - 10 agosto 2012