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La senatrice Paola Binetti mette in fila una serie di perplessità sull'introduzione dell'aborto farmacologico. «Io sono contro l'aborto», dice ma bisogna ragionare in base alla legge che lo ammette e che, però, esalta anche la prevenzione e la rimozione delle cause che portano all'aborto. «Con la ministro alle pari opportunità del governo Prodi, Barbara Pollastrini, eravamo d'accordo sull'obiettivo "aborto zero".

Cosa pensa del farmaco Ru 486?

«Sono contraria all'aborto. Ma in Italia una legge sull'interruzione volontaria di gravidanza esiste, quindi la questione è: in che misura il farmaco aiuta ad applicare nel modo migliore la legge o, al contrario, in che misura innesta una cultura che contrasta con la prevenzione. Temo che la Ru 486 non abbia un effetto deterrente».

Lo stesso argomento si potrebbe usare rispetto alla 194, ma che la legge sull'Ivg sia buona lo dimostra il fatto che il numero degli aborti diminuisce.

«Ma un terzo degli aborti è delle donne immigrate. È un numero enorme. Io mi sarei aspettata da questo governo - conoscendo anche l'impegno di Eugenia Roccella - più azioni positive. Per contrastare la povertà e la condizione di precarietà che porta le donne straniere ad abortire. Sportelli che spieghino loro che cosa lo Stato può fare per accogliere il figlio che nasce, dall'aiuto economico alla casa famiglia».

Ru486 è riconosciuto dall'Oms, commercializzato in Francia dal 1988

«Cosa risponde la casa farmaceutica a proposito delle morti? Il numero oscilla fra le 16 e le 29 morti nel mondo, ma per l'aborto chirurgico ormai non si muore più. L'Aifa mi pare abbia sin qui eluso il problema. Ora si deve vedere che decisione prenderà e con quali motivazioni».

Poniamo che il farmaco sia ammesso

«Un altro rischio è che la donna sia più sola,che si privatizzi l'aborto. La 194 intendeva sottrarre l'aborto alla clandestinità ma anche dalla clandestinità. Se il farmaco sarà accettato si dovranno offrire alle persone le condizioni migliori di sicurezza».


© L'Unità 31 luglio 2009