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Scritto da Marco INVERNIZZI
24-11-2009 - Viene da chiedersi per quale motivo i Pontefici insistano tanto sulla via pulchritudinis, la via della bellezza, «percorso privilegiato e affascinante per avvicinarsi al mistero di Dio», come ha detto il Santo Padre nell'Udienza di mercoledì 18 novembre. Perché papa Benedetto XVI incontra gli artisti, questa categoria alla quale i suoi predecessori Giovanni Paolo II e Paolo VI si erano rivolti con lo stesso entusiasmo, caricandoli della responsabilità grande di dover comunicare la bellezza a un'epoca intristita, quasi disperata? Infatti, dieci anni fa papa Wojtyla aveva scritto una Lettera agli artisti, venticinque anni fa aveva eletto il Beato Angelico patrono degli stessi artisti, mentre papa Montini, nel 1964, aveva quasi implorato gli artisti di restare vicini alla Chiesa? Perché?

La Chiesa ha sempre amato l'arte e la sua storia lo dimostra, guardando per esempio le straordinarie cattedrali romaniche e poi gotiche sorte in tutta l'Europa in seguito alla prima evangelizzazione. Esse sono state costruite in Europa, in particolare in Gallia e in Italia dopo l'Anno Mille, e forse più di ogni altra cosa scuotono chi le guarda, provocando la «salutare scossa» di cui ha parlato Benedetto XVI incontrando gli artisti convocati a Roma, nella prestigiosa Cappella Sistina, il 21 novembre.
La via della bellezza è forse la strada più adatta per arrivare al cuore e alla mente dell'uomo moderno? I Papi sembrano ritenere di sì e riprendendo l'intuizione del celebre teologo Hans Urs von Balthasar (1905-1988) ritengono privilegiata questa via per l'uomo di oggi, un uomo sulle soglie della disperazione, incredulo negli stessi rapporti umani, cinico e stanco, prostrato da una civiltà che non ha più speranza e per questo non mette più al mondo figli.

 

A quest'uomo il Magistero della Chiesa chiede di sperimentare la via della bellezza e gli consiglia di fare un po' di silenzio dentro di sé, per ascoltare la voce di Dio che parla anche attraverso l'arte: fermati a guardare la cattedrale quando passi per il centro della tua città, entra in essa a guardare un mosaico o una statua, rifletti su quanto viene evocato. Imparerai così a riappropriarti del tempo che hai perduto, comprenderai che la bellezza esiste e la si può incontrare e che proprio essa ci introduce all'interno di quella cultura che ci prepara, meglio, all'eternità: così, la Chiesa sembra oggi parlare all'uomo, a quell'uomo che ha creduto nelle ideologie (fallite), nella tecnica (incapace di riempire il cuore di verità e di gioia) e che oggi non sa più dove sbattere la testa se non in un attivismo frenetico e generatore di ansia, ma incapace di guarire e rendere felici.

 

A quest'uomo il Papa rilegge la scritta incisa sul portale centrale della cattedrale di Saint-Denis, a Parigi: «Passante, che vuoi lodare la bellezza di queste porte, non lasciarti abbagliare né dall'oro, né dalla magnificenza, ma piuttosto dal faticoso lavoro. Qui brilla un'opera famosa, ma voglia il cielo che quest'opera famosa che brilla faccia splendere gli spiriti, affinché con le verità luminose s'incamminino verso la vera luce, dove il Cristo è la vera porta».

© Il Timone - 24 novembre 2009