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Gesu tentato desertoLo Spirito sospinse Gesù nel deserto. (Mc. 1,12)

Come uomo Gesù ha voluto mostrarci la via corretta che muove ogni apostolato:
la penitenza, il digiuno, la solitudine, la predisposizione alla prova, la lotta alla tentazione.

Egli, come uomo, ha voluto sottoporsi, ha voluto perdere, nello Spirito Santo, predisponendosi quell'iter necessario che precede ogni annuncio. Sia esso esplicito, Kerygmatico, che implicito, feriale e quotidiano.

Ogni forma di "intellettualizzazione" della fede viene qui smontata. La Gnosi si scioglie come neve al sole. La fede non appartiene solo alla conoscenza dell'intelletto ma è, soprattutto, l'esperienza di nudità e di verità di sé stessi davanti a Dio. Proprio per questo la grazia presuppone la natura e la perfeziona.
La natura è il campo d'arte previo della Grazia. Nel contempo è lo spazio che non circoscrive e mortifica la Grazia ma la rende manifesta, persino attraverso i suoi limiti.


La Quaresima è il tempo prezioso per conoscersi nello Spirito di Dio senza maschere e senza dissipazioni.
La Quaresima è il tempo faticoso e gioioso assieme.
È un tempo che ci ricorda l'essenziale, cioè che ogni istante della nostra vita è Quaresima e Pasqua assieme e che ogni intenzione, gesto, devozione presuppone un grosso lavoro su sé stessi altrimenti la fede rimane in superficie e non entra nelle nostre "midolla" con la potenza trasformante ed irrorante della grazia.

Il rischio costante di "sostenere" la nostra fede con le sole pratiche di pietà o con la conoscenza intellettuale della fede rischia di essere una parodia di quella compagnia concreta e trasformante a cui Gesù ci chiama nel "noi" della Chiesa.
Per questo la sapienza della Chiesa ha suggerito sempre, accanto ad una nutrita vita sacramentaria, anche una robusta direzione spirituale, cioè una possibilità costante di verifica di chi siamo, dove siamo e dove stiamo andando.
E nessuno si senta arrivato, sarebbe come precipitare giù "non arrivare mai", come ricorda una canzone.
Quante anime sentendosi arrivate e "padrone di sé stesse", guidate e sostenendo un lembo vanesio di coscienza erronea, precipitano in breve tempo "avvoltolati come una scrofa nel fango":

Si è verificato per essi il proverbio:
Il cane è tornato al suo vomito
e la scrofa lavata è tornata ad avvoltolarsi nel brago.

συμβέβηκεν αὐτοῖς τὸ τῆς ἀληθοῦς παροιμίας· Κύων ἐπιστρέψας ἐπὶ τὸ ἴδιον ἐξέραμα, καί· Ὗς λουσαμένη εἰς ⸀κυλισμὸν βορβόρου
(2Pt. 2,22)

 
Un confronto decisivo, dunque, quello della direzione spirituale che ci consente di entrare nell'uomo vecchio con la potenza del Risorto e trasformare il cuore di pietra in cuore di carne.
La direzione spirituale non è una rassicurazione della nostra vita cristiana né l'assicurarsi delle sue isterie ma il moto genuino, onesto, sincero, di resa nello Spirito, che consente all'uomo di essere uomo alla luce di Cristo. Finalmente umano proprio perché divino.

Un cammino di obbedienza.

Per questo la bontà della direzione spirituale non è solo dovuta alla bontà del ministro o del fratello maggiore che svolge (in obbedienza e comunione alla Chiesa) questo servizio ma soprattutto dal cuore del credente che cerca ardentemente di piacere a Cristo e di conformarsi sponsalmente a Lui.

Infatti quando il discepolo è pronto (e spesso se realmente vuole essere pronto) il maestro arriva; sempre.

Per questo ogni scusa che poniamo ad una profonda e autentica direzione spirituale è spesso frutto di un cuore che non vuole entrare nella Quaresima e quindi nel mistero Pasquale; non tanto di una scarsità di ministri e di "servi" preparati a questo ministero.

È certamente vero, nel contempo, che per accogliere il dono dell'accompagnamento spirituale dobbiamo vigilare da ogni forma di abuso, di cui, purtroppo, non sono esenti i nostri tempi ma nel contempo dobbiamo essere sinceri ed onesti sapendo che il primo abuso verso noi stessi lo compiamo proprio noi mantendoci in continua difesa verso l'azione dello Spirito che conduce con amorosa forza nel deserto.

La direzione spirituale, sia personale che comunitaria, in ultimo, è indispensabile per sperimentare che "il Regno di Dio è vicino", cioè che la salvezza entra nella nostra casa, nel sacrario del nostro cuore e nella nostra vita, per la Chiesa e nella Chiesa.

Non c'è infatti direzione spirituale autentica se non nella Chiesa e per la Chiesa.

E, per evitare equivoci, quando parliamo di Chiesa intendiamo non quella che ci auto-costruiamo - a giustificazione del porco comodo proprio, con ideologie ed isterie personali, con alibi di coscienza, sovente erronea -  ma quella che ci annuncia Cristo nella gerarchia divina da Lui voluta.

Dal Santo Padre, ai vescovi e ai loro collaboratori, i sacerdoti sino ad ogni fedele.

La direzione spirituale infatti non solo è un dono che avvolge direttore e diretto ma anzitutto un dono ecclesiale, per la Chiesa, che tocca il cuore del diretto e ritorna alla Chiesa tanto quanto il diretto non inganna sé stesso e, realmente, si incammina per un cammino di conversione e un cammino di autenticità vocazionale.
E non si dia per scontata l'autenticità vocazionale, perché essa può essere obnubilata anche in coloro che sono entrati ampiamente nel "mezzo del cammin di nostra vita".


Il cammino quaresimale è l'opportunità della responsabilità, per questo è un cammino di gioia che apre alla Pasqua ed inizia proprio da lì, dove ora siamo e dove lo Spirito, con amorosa forza vuole condurci.

PiEffe


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