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miti-sogni-misteri.jpgdi Mircea Eliade.
Non è un testo cattolico questo di Mircea Eliade, tuttavia, non si può non leggere l'autore e rimanere affascinati dal suo peso fenomenologico e culturale.
Questo testo in particolare si poggia su una tesi per cui il mito dell'Eden si poggia su basi comuni per tutte le grandi religioni dell'umanità.
L'uomo contemporaneo, soprattutto in questi ultimi tempi in preda a positivismo e scientismo, ha rimosso questo mito relegando nelle dimensioni dell'inconscio.
La tesi del libro, dunque, pur tra aspetti condivisibili e altri meno, tende a dimostrare che il mito, sempre presente nel cuore dell'umanità, si presenta costantemente sotto varie forme che ne sono il prolungamento e la ricerca inconscia e arcaica.
Questo modo di procedere del fenomenologo ci è sempre piaciuto anche se giungiamo a conclusioni fenomenologiche spesso diverse.
Ci pare infatti azzeccato che l'uomo porta sempre con sè la nostalgia del Paradiso, da cui in qualche modo proviene. Questo desiderio arcaico di vero e di buono e di pienezza l'uomo lo cerca costantemente, anche attraverso idolatrie e ideologie.
Cos'è il positivismo e lo scientismo se non il desiderio di affermare apoditticamente un punto fermo sulla conoscenza di sè e delle cose? Cos'è l'ideologia comunista se non la ricerca di un paradiso immanentizzato?
Lo stesso potremmo dire delle visioni anarchiche ma anche del liberalismo e della visione capitalistica della vita e del mercato.
Deformazioni, isterie e nervosi di una nostalgia sempre presente nel cuore dell'uomo.
Proprio per questo, per questa loro falsità e vanità intrinseca,  dannose e pericolose.
C'è dunque una struttura primaria, archetipica ed inconscia che è sedimentata nel cuore dell'umanità da eventi e fatti precisi. Fatti ed eventi di cui l'uomo ne ha costantemente nostalgia sia che esso sia religioso che ateo. No può prescindere da questi.
Anzi tutti gli sforzi che l'uomo fa per rimuovere queste tracce provocano isteria e pazzia. L'uomo che rimuove questa "nostalgia" del cielo è, in certo qual modo malato nello spirito. Queste rimozioni non fanno altro che creare costantemente schizofrenie e dissociazioni del sé.

Le conclusioni che ci piacciono meno del testo sono quelle puramente relativistiche a cui si può approdare e che, a nostro avviso, bloccano la ricerca a metà. Anzi ne deformano l'essenza stessa fenomenologica con un vago e "minestronico" concludere e appiattimento.
Non basta dire che l'uomo ha nostalgia del cielo ovunque egli dimori.
Occorre anche essere corretti nell'annunciare l'illuminazione vera che viene da Cristo e dalla Chiesa che Egli ha voluto.
In Cristo e nella Chiesa si manifesta una continuità ed una discontinuità storica, fenomenologica ed esperienziale, che illumina il senso della ricerca.
Infatti, Cristo, luce del mondo illumina ogni uomo proprio perché ogni uomo è capace e nostalgico, in fondo o palesemente, della Sua luce. Così come dice San Giustino parlando del Logos Spermatikos.
La ricerca fenomenologica di Eliade illumina dunque la matrice del Cielo inscritta nel cuore dell'uomo e, in certo qual modo, la caduta del peccato originale che poi è sopraggiunta e che sempre, attraverso le deformazioni dello spirito di ideologie varie, si fa presente.
Manca, purtroppo, una condizione necessitante alla ragione che è Cristo, Sapienza di Dio e potenza di Dio.
Che rivela la nostalgia del Cielo e solo Lui, la porta a compimento essendo Egli stesso il compimento e il senso di questa nostalgia.
La ricerca qui, in Gesù, si compie e si significa.
Davanti alle posizioni di Gesù Cristo non si può realtivizzarle ed inserirle assieme ad altre. Davanti all'affermazione: "Io sono la Via, la Verità e la Vita" siamo infatti chiamati a prendere una posizione chiara. Così come davanti al "Tu sei Pietro".
Il mistero dell'incarnazione è infatti la chiave risolutiva di ogni nostalgia che l'uomo porta in sé.
Qui l'uomo si umanizza e allontana la rimozione dell'arcaico e del sacro, guardandola, finalmente a viso aperto.
Il testo di Eliade, dunque, può aprire ad una ricerca interessante ma rischia, involontariamente, di legittimare quel relativismo che in qualche maniera cerca di sconfiggere e che è la forma moderna della rimozione che l'uomo compie oggi (ingannato e ingannandosi) nei confronti del sacro.

Edito da Lindau
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Mircea Eliade
(1907-1986)
storico delle religioni, filosofo e anche prolifico narratore, è stato una delle personalità intellettuali più importanti e influenti del '900.
Tutte le sue principali opere sono tradotte in italiano.