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«Non si può chiedere gli occhi e fingere che non succeda nulla. È giunto il momento di agire!», esclama indignata la parlamentare ecologista Ruth Genner. «Minelli va fermato al più presto», le fa eco la collega democristiana in Parlamento Kathy Riklin. In Svizzera si infiamma la polemica sui recenti casi di suicidio con il gas elio compiuti tramite l’intervento dell’organizzazione di aiuto al suicidio Dignitas. Le immagini in cui quattro persone mettevano fine alla loro vita con un sacchetto di plastica in testa riempito di elio hanno scioccato il procuratore generale di Zurigo, Andreas Brunner, incaricato di indagare sulla vicenda. Scioccato si è detto pure il capo del Dipartimento di giustizia zurighese, Markus Notter, dopo aver saputo della lunga agonia che le quattro persone hanno patito prima di morire (sembra diverse decine di minuti). E ora anche il mondo politico dell’intera Confederazione ha iniziato a interrogarsi sulla vicenda e a chiedersi se non sia giunto il momento di intervenire. Perché questo nuovo metodo usato da Dignitas permette il suicidio assistito senza il ricorso a un medico. La sostanza utilizzata solitamente in questi casi, il pentobarbitale sodico, può infatti essere ottenuta unicamente su prescrizione medica. L’elio invece può essere acquistato liberamente e senza alcun controllo medico.
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