Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Home
Washington, 24. Il cardinale Daniel N. DiNardo, presidente della Commissione episcopale per le attività pro vita, ha inviato una lettera ai membri della Camera dei Rappresentanti per chiedere sostegno al "No Taxpayer Funding for Abortion Act".
"L'H.R. 5939 - scrive il porporato - farà diventare legge una linea di condotta adottata nella pratica, sulla quale c'è stato sempre un forte consenso popolare e congressuale da più di trentacinque anni:  il Governo federale non deve utilizzare il denaro dei contribuenti per sostenere l'aborto volontario. Perfino i funzionari pubblici che hanno una posizione favorevole alla libera scelta sull'aborto e i tribunali che hanno insistito sulla validità di un "diritto" costituzionale all'aborto, convengono che il Governo può validamente usare il potere di concedere i fondi per incoraggiare le nascite piuttosto che l'aborto". Il cardinale DiNardo ha sottolineato che "alcune persone suppongono che questa posizione si rifletta già nella legge statunitense. Alcuni hanno a torto sostenuto, durante il recente dibattito sulla riforma sanitaria, che non c'era alcun bisogno di restrizioni sui fondi per l'aborto nella nuova legislazione sanitaria, perché questa questione era già stata risolta con l'emendamento Hyde che preclude il denaro per gli aborti volontari. Ai fondi federali - ha proseguito il porporato - viene adesso impedito di finanziare gli aborti per mezzo di clausole addizionali di varie altre leggi sugli stanziamenti dei fondi in bilancio oltre che da disposizioni inserite in una specifica legislazione per le autorizzazioni per il ministero della difesa, il Programma assicurativo per la salute dei bambini, l'assistenza agli stranieri. Omissioni o buchi sono stati scoperti in vari momenti richiedendo al Congresso di affrontarle una a una. Nessun ospedale, clinica, medico o infermiere - ha concluso il presidente della Commissione episcopale per le attività pro vita - dovrebbe essere costretto a smettere di fornire le necessarie cure sanitarie perché non possono in coscienza partecipare alla distruzione di una vita umana".

(©L'Osservatore Romano - 25 agosto 2010)