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creazione1Assicurare la qualità etica della comunicazione è una responsabilità dalla quale «chi è titolare di un servizio pubblico, non può per nessun motivo abdicare». Lo ha ricordato il Papa a dirigenti e dipendenti della Rai Radiotelevisione italiana, ricevuti in udienza sabato mattina, 18 gennaio, nell’Aula Paolo VI.

Gentile Signora Presidente, cari Dirigenti e Dipendenti della Rai, do il mio benvenuto a tutti voi! Grazie di essere venuti così numerosi; è una famiglia numerosa, questa! E grazie alla Presidente per le sue parole, che ho molto apprezzato. Questo incontro si inserisce nella cornice del 90° anniversario dell’inizio delle trasmissioni radiofoniche della Rai e del 60° di quelle televisive; ed è significativo che siano presenti anche i rappresentanti di alcune Reti radio-televisive pubbliche, e delle Associazioni del settore, di altri Paesi. I due anniversari offrono l’o ccasione di riflettere sul rapporto che c’è stato in questi decenni tra la Rai e la Santa Sede, e sul valore e le esigenze del servizio pubblico. La parola-chiave che vorrei mettere subito in evidenza è collaborazione.
Sia sul versante della radio, sia su quello della televisione, il popolo italiano ha sempre potuto accedere alle parole e, successivamente, alle immagini del Papa e degli eventi della Chiesa, in Italia, mediante il servizio pubblico della Rai. Questa collaborazione si realizza con i due enti vaticani: la Radio Vaticana e il Centro Televisivo Vaticano. In questo modo la Rai ha offerto e offre tuttora agli utenti del suo servizio pubblico la possibilità di seguire sia gli eventi straordinari sia quelli ordinari. Pensiamo al Concilio Vaticano II, alle elezioni dei Pontefici, o ai funerali del beato Giovanni Paolo II; ma pensiamo anche ai tanti avvenimenti del Giubileo del 2000, alle diverse celebrazioni, come pure alle visite pastorali del Papa in Italia. Gli anni Cinquanta e Sessanta sono stati un’epoca di grande sviluppo e crescita per la Rai. È bene ricordare alcuni passi: in quei decenni la Rai copre con le sue trasmissioni tutto il Paese; inoltre, l’azienda di Stato si impegna per la formazione dei propri dirigenti anche all’estero; infine, aumenta le produzioni, tra le quali anche quelle a carattere religioso: ricordiamo, ad esempio, i film Fra n c e s c o di Liliana Cavani, nel 1966, eAtti degli Apostolidi Roberto Rossellini, nel 1969, quest’ultimo con la collaborazione del Padre Carlo Maria Martini. La Rai dunque, anche con molte altre iniziative, è stata testimone dei processi di cambiamento della società italiana nelle sue rapide trasformazioni, e ha contribuito in maniera speciale al processo di unificazione linguisticoculturale dell’Italia. Dunque, ringraziamo il Signore per tutto questo e portiamo avanti lo stile della collaborazione. Ma il fare memoria di un passato ricco di conquiste ci chiama a un rinnovato senso di responsabilità per l’oggi e per il domani. Il passato è la radice, la storia diventa radice di nuovi slanci, radice delle sfide presenti, e radici di un futuro, di un andare avanti! Che il futuro non ci trovi senza la responsabilità della nostra identità. Che ci trovi con la radice della nostra storia e andando sempre avanti. A tutti voi che siete qui presenti, e a coloro che per diversi motivi non hanno potuto prendere parte a questo nostro incontro, ricordo che la vostra professione, oltre che informativa, è formativa, è un servizio pubblico, cioè un servizio al bene comune. Un servizio alla verità, un servizio alla bontà e un servizio alla bellezza. Tutte le professionalità che fanno parte della Rai, dirigenti, giornalisti, artisti, impiegati, tecnici e maestranze sanno di appartenere ad un’azienda che produce cultura ed educazione, che offre informazione e spettacolo, raggiungendo in ogni momento della giornata una gran parte di italiani. È una responsabilità a cui chi è titolare del servizio pubblico non può per nessun motivo abdicare. La qualità etica della comunicazione è frutto, in ultima analisi, di coscienze attente, non superficiali, sempre rispettose delle persone, sia di quelle che sono oggetto di informazione, sia dei destinatari del messaggio. Ciascuno, nel proprio ruolo e con la propria responsabilità, è chiamato a vigilare per tenere alto il livello etico della comunicazione, ed evitare quelle cose che fanno tanto male: la disinformazione, la diffamazione e la calunnia. Mantenere il livello etico. A voi, dirigenti e dipendenti della Rai, e alle vostre famiglie, come pure ai graditi ospiti di questo incontro, va il mio più cordiale augurio per l’anno da poco iniziato. Vi auguro di lavorare bene, e di mettere fiducia e speranza nel vostro lavoro, per poterla anche trasmettere: ce n’è tanto bisogno! Alla Rai, e alle altre Reti e Associazioni qui rappresentate, rivolgo l’auspicio che, perseguendo con determinazione e costanza le loro finalità, sappiano sempre porsi al servizio della crescita umana, culturale e civile della società. Grazie.

© Osservatore Romano - 19 gennaio 2014