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concilio-vaticano-II-attorno a Cristodi HERMANN GEISSLER

John Henry Newman (1801-1890) è spesso indicato come il padre del concilio Vaticano II . Con quest’affermazione Ian Ker, celebre studioso del teologo inglese, apre il suo più recente libro Newman on Vatican II (Oxford, Oxford University Press, 2014, pagine 192, sterline 25). Tornando ai testi della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa e offrendo una teologia storica, viva e concreta, Newman ha anticipato molte intuizioni dei rappresentanti della nouvelle théologie (Yves Congar, Jean Daniélou, Henri de Lubac) i quali hanno preparato il terreno per gli insegnamenti del Vaticano II . Sebbene Newman non venga citato nei documenti del concilio, egli ha studiato in modo approfondito quasi tutti i temi che vi furono trattati.
Nel contesto del cinquantesimo anniversario del Vaticano II , Ian Ker intende mostrare come gli scritti di Newman possano contribuire alla retta comprensione e applicazione degli insegnamenti conciliari. Poiché alcune frasi del teologo vengono spesso strumentalizzate, sia dai tradizionalisti che dai progressisti, l’autore del libro offre un denso profilo teologico di Newman, rilevando come — da «riformatore conservatore» — si sia impegnato, nel periodo anglicano e cattolico, per lo sviluppo e il rinnovamento ecclesiale, insistendo nel contempo sull’imp ortanza della tradizione e dell’autorità della Chiesa. C’è inoltre un interessante tentativo di applicare i sette criteri per lo sviluppo dottrinale autentico (elaborati da Newman nel suo saggio su Lo sviluppo della dottrina cristiana ) alla dichiarazione conciliare Dignitatis humanae , sia per far comprendere la novità del documento, sia per sottolineare la sua continuità con i principi circa la non coercizione delle coscienze in materia di fede e il dovere di tutti di cercare la vera religione. Questa chiave interpretativa, importante per evitare letture unilaterali o estremiste, è molto simile alla «ermeneutica di riforma nella continuità» indicata da Benedetto XVI . A partire dalle lettere scritte da Newman intorno al Vaticano I , Ker elabora inoltre degli elementi di una «mini-teologia dei concili» sostenendo che, se è vero che gli insegnamenti di tutti i concili hanno bisogno di tempo per esser ben compresi e rettamente digeriti dal corpo della Chiesa, questi aprono nuovi sviluppi non soltanto tramite ciò che insegnano, ma anche tramite ciò che non affermano. Da questo punto di vista l’autore vuol ribadire la sua convinzione che i capitoli più importanti della costituzione dogmatica Lumen gentium non sono il terzo (circa l’episcopato) e il quarto (circa i fedeli laici) — anche se necessari come completamento alla dottrina dei concili precedenti — ma i primi due capitoli, nei quali si presentano gli elementi comuni a tutti i membri della Chiesa, accennando anche ai doni dello Spirito Santo. Newman — sostiene Ker — si sarebbe rallegrato di questi insegnamenti perché anch’egli valorizzava, accanto alla dimensione gerarchica della Chiesa, il ruolo dei molteplici carismi, a partire dal monachesimo, dai grandi ordini maschili e femminili del medioevo e del Seicento fino alle congregazioni missionarie dell’Ottocento. Secondo l’autore, i movimenti e le nuove comunità sorte prima e dopo il Vaticano II costituiscono preziosi doni dello Spirito che contribuiscono a superare il clericalismo e il laicismo, fortificando la comunione nella Chiesa. Ma Ker affronta anche alcune conseguenze non volute del Vaticano II , mostrando come gli scritti di Newman potrebbero aiutare a ritrovare il giusto equilibrio tra la dimensione personalistica della rivelazione e il principio dogmatico del Cristianesimo; tra l’impegno per la giustizia, la pace e lo sviluppo umano e il centro cristologico della fede; tra la valorizzazione della coscienza individuale e la fedeltà alla dottrina della Chiesa; tra l’importanza della celebrazione eucaristica e la dimensione dell’adorazione e della sua preparazione, anche attraverso il sacramento della confessione; tra il bene presente nelle altre religioni e il ruolo unico di Cristo e della Chiesa come via della salvezza. L’attenzione viene infine puntata sulla secolarizzazione e la nuova evangelizzazione, temi poco presenti nei documenti conciliari, ma di fondamentale importanza per rispondere alle sfide del presente, come hanno sottolineato tutti i Pontefici dopo il Vaticano II e come continua a ribadire con forza Papa Francesco. Ian Ker rileva come alcuni scritti di Newman, in particolare il suo romanzo Callista , potrebbero aiutare a promuovere un tipo di evangelizzazione che presenta la Parola come compimento delle aspirazioni più profonde del cuore umano. Il volume — ricco di spunti teologici di attualità — dimostra dunque come Newman avrebbe gioito per le riforme del Vaticano II , impegnandosi allo stesso tempo per una loro attuazione prudente ed equilibrata.

© Osservatore Romano - 9 ottobre 2014