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lavanda dei piedi particolareTratto da Indicazioni teologico-pastorali per la Pastorale delle Persone con omo-affettività e Persone con disforia psicologica sessuale

Da quanto precedentemente osservato è chiaro che occorre un approccio accoglienterispettoso e personale nella pastorale verso ogni persona che viva una tensione omo-affettiva o che viva una disforia psicologica sessuale.

☼ Davanti a tensioni sessuali, piuttosto forti e prepotenti, occorre rispondere con la delicatezza e la chiarezza al contempo. E, proprio sul versante dell’attitudine pedagogica e della formazione chiara a livello affettivo, è evidente che occorre crescere non poco, perché tale et-et pastorale (che include un aut-aut sulla dimensione morale e, nel contempo, un cammino di gradualità[25]) necessita di un equilibrio che è dono dello Spirito Santo, accolto, coltivato e custodito. È lo Spirito che guida i processi pastorali e li conduce al porto sicuro della salvezza, non di certo le nostre rigidità e tantomeno i compromessi con le mode e i pensieri del mondo[26].

☼ L’annuncio Kerygmatico e antropologico deve essere maturato non solo con lo studio ma piuttosto con la preghiera, propria e della comunità, per sostenere ogni approccio pastorale delicato che tocca la vita delle Persone.

☼ Atteggiamenti da evitare in ogni modo sono certamente da parte nostra le rigidità ma anche i piacionismi e i concordismi omo-fili, sia a livello biblico, sia a quello antropologico. Consapevoli che l’abilità manipolatoria di spiritualizzare o normalizzare ciò che è male e dannoso è un danno incalcolabile per la Chiesa e per ogni Persona. Solo chi è accolto nella Sua debolezza da Dio e fa veramente esperienza di salvezza e di guarigione può veicolare salvezza e guarigione senza appropriazione e senza manipolazione. Evitando in ogni modo ogni forma di abuso di coscienza.

☼ L’abuso di coscienza, inoltre, non è operato solo da chi vuole forzatamente “riparare”, a furia di brain-storming “esterni” e contenutistici, una ferita ed una tensione omo-affettiva ma anche da chi parte e si muove dal presupposto che la coscienza è fonte di verità e non, piuttosto, luogo di verità. Nel primo caso, considerando la coscienza come fonte di verità, si incarta il soggetto nel sé già ferito producendo un danno di abuso enorme. Nel secondo caso, in chi sa bene che la coscienza è “luogo” di Verità, è consapevole che la coscienza può essere erronea, obnubilata e coperta da un velo di bad-practice che ne genera un habitus che la ingolfa[27]. Tuttavia nella coscienza profonda, luogo di Verità, nel Cuore del Cuore, Dio può svelarsi e sanare tutta la vita, il senso, il perché del mistero di contraddizione che, tra l’altro, ciascuno di noi porta come fardello ed opportunità[28]. Le ferite di identità profonde si guariscono qui. Noi siamo cristofori e come tali possiamo portare (e dobbiamo portare) Gesù, per ontologia e mandato battesimale, perché Egli stesso emerga nel cuore e nella vita di questi fratelli e di queste sorelle. Proprio perché cristofori siamo chiamati ad intercettare il fondo dell’angoscia che vive l’uomo nella modernità dove l’incrinare della relazione fondante con Dio ha prodotto la morte di ogni speranza. Qui si situa un'adeguata lettura dei "segni dei tempi" e qui è presente l'autentico paradigma dell'uomo che, alla Luce di Cristo, cristifica dal di dentro la Persona e giuarisce le ferite di identità, sia maschile che femminile.

Eppure, nonostante il velo del nichilismo, l’uomo spera, anela. La modernità ha prodotto un vuoto che attira tutto a sé come un “buco nero” che mai si sazia nella voracità dell’avarizia e da ogni forma di lussuria. Qui, in questo vuoto, se anche noi lo abbiamo drammaticamente affrontato, per grazia, come viator e discepoli, possiamo aiutare i nostri fratelli e le nostre sorelle che vivono una tensione omo-affettiva o una difficolta di disforia psicologica sessuale più o meno radicata. Semplicemente perché possiamo “portare” Colui che sazia la fame di ogni vivente (Sl. 144,16) e colma in maniera compiuta quel vuoto generato da ogni sorta di disordine (Ef. 2,4-5). L’Amore di Cristo, morto e risorto per ogni Persona, donato a perdere a ciascuno, è il paradigma, non certo le frasi o gli slogan ad effetto, che sono drammaticamente soggettivistiche ed ingolfanti, come “love is love”[29]. La realtà non viene modificata in base alla nostra percezione o al nostro pensiero o al nostro sentire liminale ma dalla Grazia vivificante di Cristo. Questo dono, di cui fare esperienza commuta il “love is love” in “sono amato dunque sono”. Sono amato, posso amare. Grazie a Cristo amo, dunque sono. E tutto cambia, non per convinzione esterna o liminale, e nemmeno subliminale ma per esperienza radicale e profonda[30]. È Cristo che compie e colma i tre bisogni/attitudini fondamentali[31] trasformando la filautia in Carità ed ogni caos in un ordine fecondo.

☼ Dal punto di vista metodologico, occorre, nel contempo, maturare una certa sistematicità pur mantenendo la personalizzazione del percorso, riguardante sia i contenuti che l’approccio. Nella Pastorale delle Persone giovani, ad esempio, si adotta un linguaggio appropriato, sia contestuale che esperienziale, valorizzando le sane motivazioni e le potenzialità ma senza diminuire la tensione vocazionale e la tensione alla trascendenza. Parimenti nella Pastorale delle Persone con omo-affettività o difficoltà di disforia psicologica sessuale occorre valorizzare le motivazioni e le potenzialità che tali fratelli e tali sorelle hanno a beneficio proprio e della comunità.

☼ Un primo approccio e vicinanza occorre certamente fornirla alle famiglie di figli e figlie che si sono apertamente dichiarati con tendenza omoaffettiva o con difficoltà di disforia psicologica sessuale. Sia questi fratelli e queste sorelle che le loro famiglie vivono, come noi e con noi, un’opportunità di crescere nella carità e nella valorizzazione della Persona. Le difficoltà o gli eventuali disordini esistenziali di una Persona non sono causa di esclusione della comunità ma oggetto di continua tensione al Bene nel Bene.

☼ È proprio la virtù teologale della Speranza che ci consente di “pensare come Cristo” avere il “pensiero di Cristo” (1Cor. 2,16), i “sentimenti di Cristo” (Fil.2,5) e lo “sguardo di amore dello Spirito” (Gal. 5,22) in ogni situazione complessa. Dio apre sempre una via dove sembra ci siano muri e crea legami rinnovati a beneficio di tutta la comunità. Senza le Persone, anzi senza quella specifica Persona, con qualunque tensione o difficoltà, si perde qualcosa. Accoglienza e chiarezza, pur nella gradualità. Ogni Persona si deve e si può scoprire come “bene-detta” da Dio anche senza ricevere alcuna “benedizione” alle sue scelte. Il discernimento, dunque, come da dono dello Spirito Santo alla Chiesa e per la Chiesa, accompagna ogni Persona come unica con la Sua storia ma nel contempo non legittima scelte che contraddicono l'essenza stessa del progetto di Dio creatore sull'uomo e sulla donna e come Egli intenda "tutelare e promuovere un esercizio della sessualità aperto alla procreazione, in conformità con il comando del Creatore agli esseri umani (Gen 1,28), avendo cura naturalmente che tale atto sia iscritto nel quadro di un matrimonio legittimo [...] Sempre in riferimento a Gen 1,28, si potrebbe anche affermare che il sistema della “separazione” e quindi delle diversità, istituite dall’azione creatrice della Parola di Dio, trova la sua chiave di volta nella differenza tra uomo e donna (maschio e femmina); il suo valore simbolico viene contraddetto e minacciato dall’accoppiamento di soggetti dello stesso sesso." (Pontificia Commissione biblica, « Che cosa è l'uomo», 190) (vd anche UNA CARO. Elogio della monogamia - Nota dottrinale sul valore del matrimonio come unione esclusiva e appartenenza reciproca del Dicastero per la Dottrina della Fede)

☼ La comunità accoglie la Persona lì dove sta, in quella porzione di terra, magari disordinata e assuefatta, non per accogliere alcune sue scelte ma per accogliere la sua Persona perché incontri Cristo. È solo Lui, infatti, l’amante perfetto che, con il Suo Cuore, guarisce ogni ferita ed ogni disordine trasformando il male in Bene e portando la Persona ad esprimere le sue ineludibili ed irripetibili potenzialità. Ed è qui la missione della comunità. Attenzione: non un fare dall’alto ma un fare per essere ciò che si è alla luce di Gesù. Cristo più che mettersi in alto si è affiancato ed ha testimoniato ciò che Egli era. L’unico luogo in cui è stato innalzato è sulla Croce. La comunità, dunque, non si compie a furia di reiterate sottolineature dottrinali ma si compie e si definisce nella sua trascendenza nella Carità e nella Verità assieme. Più una comunità vive nella disciplina della disappropriazione più veicola il Bene e fa percepire, magari dietro un “no” chiaro e fermo, uno splendido “sì” al Bene, al sé profondo della Persona, alla Grazia che sta silenziosamente lavorando.

☼ La comunità, dunque, a sua volta, è chiamata a crescere non solo nella chiarezza dell’antropologia del Vangelo ma nell’offrire “forti preghiere in suppliche e lacrime a chi può esaudire la sua pietà e liberare da morte” (Eb. 5,7) coltivando, in modo particolare il mezzo del digiuno. Digiuno da ogni condanna, digiuno dalla mancanza di esclusione, digiuno dal cibo, digiuno dal politicamente corretto, digiuno da clericalismi e dalla conquista degli spazi… ma anche digiuno da ogni approssimativa mancanza di discernimento. E, ricordiamo, che su questo tema, il discernimento lo compie solo chi è altrettanto formato in compassione e chiarezza della verità sull'uomo e sulla donna, con temperanza ed equilibrio e senza tentennamenti che tradiscano la Traditio, la Parola e il Magistero; come abbiamo ripetuto più volte "incarnazione e non impantanamento". E la "grazia di stato" non salva magicamente da situazioni che meritano tatto, sensibilità, competenza e vita di preghiera sia personale che comunitaria. Né c'è autentico progresso in continuità, con ciò che abbiamo ricevuto, per il bene di ogni Persona, reiterando "post" sui social, "reel e video su Youtube", che, spesso, tradiscono la delicatezza del tema e colorandosi di personali opinioni e chiarimenti. Tanto più se tali interventi decontestualizzano ed espongono alla "gogna mediatica", magari altri fratelli e sorelle, e, ancor più gravemente, se vengono fatti da chi ha ricevuto la grazia di stato. Una vanità malcelata da atteggiamento di servizio alla discussione che banalizza non solo il tema ma le Persone stesse interessate e fa fiorire commenti e fazioni che non aiutano nessuno e tantomeno la Chiesa, con la patina della Parresia. Ma la Parresia è dono spirituale serio. L’invito di Dio al Suo popolo “Su venite e discutiamo!” (Is. 1,18) non è un invito alla promiscuità ideologica e sincreticamente, al “vogliamoci comunque bene anche se siamo diversi”, ma piuttosto a mettersi in perenne ascolto come figli del Padre e discepoli perenni di Cristo. Perché la conversione è un dovere battesimale.

Lo Spirito Santo, Amore dell’Amore, porti a compimento, nei suoi tempi e modi, quello che manca alle nostre forze e a queste povere righe.

«Il Signore completerà per me l'opera sua.
Signore, la tua bontà dura per sempre:
non abbandonare l'opera delle tue mani» (Sl. 138,8)

Paolo Cilia

3 giugno 2024, Santi Carlo Lwanga e 12 compagni


[25] GIOVANNI PAOLO II, “FAMILIARIS CONSORTIO”, 34 “«Perciò la cosiddetta "legge della gradualità", o cammino graduale, non può identificarsi con la "gradualità della legge", come se ci fossero vari gradi e varie forme di precetto nella legge divina per uomini e situazioni diverse.”

[26] GIOVANNI PAOLO II, “CHRISTIFIDELES LAICI”, N. 15 “La Chiesa, infatti, vive nel mondo anche se non è del mondo (cf. Gv 17, 16) ed è mandata a continuare l'opera redentrice di Gesù Cristo, la quale «mentre per natura sua ha come fine la salvezza degli uomini, abbraccia pure la instaurazione di tutto l'ordine temporale»”

[27] ROMANO GUARDINI, “LA COSCIENZA”, “Fra le tendenze dell’età moderna v’è quella di negare radicalmente l’assolutezza della coscienza. Di ridurre la coscienza ad una questione di temperamento, e quindi contrapporre all’uomo «morale» un uomo «amorale», oppure ridurre la coscienza a un prodotto della storia o dell’ambiente sociale. Così essa sarebbe qualche cosa che è maturata a poco a poco, che si è acquistata con l’educazione e che potrebbe anche scomparire di nuovo. Bisogna anche qui farsi largo attraverso un intrico di semiverità sociologiche, psicologiche e storiche fino al fatto elementare: la coscienza esiste! Esiste in noi quel supremo qualche cosa, che è in relazione col bene, che risponde al bene come l’occhio alla luce.”, https://www.ilcattolico.it/catechesi/etica-e-morale/la-coscienza.html, 20 FEBBRAIO 2014

[28] BIBBIA, “LIBRO DEI SALMI” (CEI 1974), 63,7 “un baratro è l'uomo e il suo cuore un abisso”; “ROMANI” (testo TILC), 8,27 “E Dio, che conosce i nostri cuori, conosce anche le intenzioni dello Spirito che prega per i credenti come Dio desidera.”

[29] OBAMA, “LOVE IS LOVE”, President Obama reacts to the Supreme Court's decision to legalize same-sex marriage nationwide, https://www.nbcnews.com/video/love-is-love-obama-says-after-high-court-legalizes-same-sex-marriage-471812675527, June 26 2015

[30] AGOSTINO VESCOVO DI IPPONA, “CONFESSIONI”, III, 6, 11, “Tu autem eras interior intimo meo et superior summo meo; Tu eri più dentro in me della mia parte più interna e più alto della mia parte più alta.”

[31] PAOLO CILIA, “SERIE DI RIFLESSIONI SUI BISOGNI FONDAMENTALI E LA FILAUTIA”, “Bisogno/attitudine di identità, bisogno/attitudine di essere amati, bisogno/attitudine di amare”, https://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/serie-di-riflessioni-sui-bisogni-fondamentali-e-la-filautia.html , 8 OTTOBRE 2016