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Recensione al libro di Romano Guardini

Preghiera e Verità

Meditazioni sul Padre Nostro

L'Autore, uno dei più rilevanti teologi del secolo scorso, cerca, in questo libro, di approfondire il senso della preghiera, meditando con attenzione, deferenza e, soprattutto fede, le parole che Gesù ci ha insegnato nella Preghiera del Signore o, come più spesso diciamo, nel Padre nostro. Come ci dice lo stesso Autore nell'introduzione: "Il titolo è stato scelto con cura. Vuol dire che la preghiera non deve procedere da un sentimento imprevedibilmente mutevole, ma dalla luce della verità [...]".

Proprio a partire da questo suo postulato egli cerca di meditare le sette richieste del Padre nostro, le quali, se non vengono ripetute come una cantilena, ma pronunziate con consapevolezza di fede, velano una ricchezza di pensiero inimmaginabile, tanto è vero che, come specifica ancora l'Autore nell'introduzione, viene preferita ad una precedente forma discorsiva, una forma meditativa, "nella quale il lettore si trova immediatamente di fronte al pensiero".

Leggendo questo libro si arriva spontaneamente ad affermare che la Preghiera del Signore rappresenta il compendio di tutti gli insegnamenti di Gesù; una conclusione, che seppur appaia ovvia, tanto da potersi prendere come assiomatica, non lo è per niente se tale preghiera viene vista soltanto come una semplice sequenza di richieste propiziatorie, anziché come effettivamente è: un contatto profondo tra Creatore e creatura, tra Padre e figlio, tra il Signore e ciascuno di noi, tra Colui che intensamente e gratuitamente ama ed il credente che con tutti i suoi limiti cerca di "accostarsi a Dio con la propria vita intima".

Seguendo ancora le parole di Romano Guardini, non possiamo non rimanere colpiti dalla sua affermazione secondo la quale il "Padre nostro è espressione della grazia che ci è stata data e rimane ciò che è soltanto se noi non ne intacchiamo la verità". Queste parole sono forti e celano, al di là di un'intensa meditazione, un approfondito studio teologico che aiuterà significativamente il lettore a capire, si potrebbe dire percepire, il senso della Redenzione, nonché il rapporto, che scaturisce da quest'ultima, - assolutamente non contemplato nella tradizione veterotestamentaria - tra Dio e l'uomo,  definito come "filiazione divina".

Infine, l'Autore ci suggerisce di recitare il "Padre nostro raccogliendolo dalle labbra [di Gesù], e nel suo spirito, e solo allora, in verità, ciò che qui può essere detto soltanto in modo teorico, ci si chiarirà esattamente".