Un servizio RAI, quello di Uno Mattina Estate del 20 agosto 2020, da studiare per comprendere bene a quale deriva etica siamo pervenuti. Da analizzare regia, termini usati, impostazione etica e le tecniche di vendita dell'Ass. Luca Coscioni tramite la Ginecologa Miralla Parachini. Grazie per le parole puntuali del prof. Noia.
Ma ancora molto occorre fare per ricordare che il problema è a monte su una legge inemendabile e ossimorica. Raccogliere i cocci dopo decenni di filosofia del diritto manipolata occorrerà almeno un secolo e tanta, tanta coerenza negli uomini di Buona Volontà.
Vediamo assieme solo qualche breve aspetto.
L'art 15 citato dalla ginecologa Parachini a sostegno di queste nuove linee guida fortemente volute dal Min. Speranza e supportate - a suo dire - dalla prassi dei Paesi Scandinavi (cosa c'entrano le prassi di questi paesi notoriamente contorti dal punto di vista etico?) è in realtà un articolo che evidenzia due cose:
1 - la prima che proprio per rispettare tale articolo che testualmente recita:
"Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza. Le regioni promuovono inoltre corsi ed incontri ai quali possono partecipare sia il personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sia le persone interessate ad approfondire le questioni relative all’educazione sessuale, al decorso della gravidanza, al parto, ai metodi anticoncezionali e alle tecniche per l’interruzione della gravidanza".
la CEI ha fatto presente, responsabilmente, che non c'è adeguata tutela della donna, come ricordato in breve e scientificamente dal Prof. Noia. Altro che adeguamento, con tecnica di vendita abortista portando il paragone di altri paesi europei.
2 - tale articolo è in netto contrasto, o perlomeno e non correttamente interpretabile se non alla luce dell'art 1 della legge che, evidentemente, dai cultori idolatrici dell'aborto e della legge 194 non viene mai citato. Tale articolo recita testualmente:
"Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite."
E perché tale articolo non viene citato quando è buona norma per comprendere una legge capire i suoi prodromi?
Perché negherebbe tutto l'uso abortivo che si fa della legge stessa. E perché, nel contempo, evidenzierebbe che la legge contiene delle parti in contraddizione con sé stessa che la renderebbe inemendabile e incostituzionale, quale essa è.
Pertanto farebbe crollare gli assunti sacrali tipo "è una legge di civiltà", "per il bene delle donne", ecc.
Sarebbe ora, proprio per autocoscienza civile, che la 194 venisse toccata, eccome, nel senso che si deve proprio ri-fare una legge che tutela la vita umana sin dal suo sorgere, come Costituzione richiede e non tutelare una legge inemendabile con tanti punti in contraddizione proprio in ordine alla filosofia del diritto, l'antropologia e il Bene Comune.
E questi, si badi bene, non sono due punti diversi, non c'è faziosità tra guelfi e ghibellini, tra abortisti e anti-abortisti. Qui non c'è un anti o un pro, non c'è un nemico ma l'amico comune, che è la vita umana. Ciò che noi siamo.
La tutela della vita umana è l'unico punto accettabile per riconoscere in scienza e coscienza che nessun essere umano può disporre di un altro essere umano e che la donna che ha questo legame unico va tutelata grandemente anche in situazioni estreme in cui porta il peso incommensurabile di una gravidanza non desiderata.
Cosa che, da un punto di vista medico, relazionale, psicologico ed esistenziale queste linee guida non fanno aprendo alla banalità e alla disgregazione del Bene Comune.
La donna, tra l'altro, resa ancor più sola davanti a tale scelta non ha più un'opzione come vorrebbe la 194, ben letta, ma è abbandonata tra la scelta di abortire in un modo o in un altro.
Lo dice chiaramente la ginecologa Parachini ".. non stiamo qui a parlare di aborto sì o aborto no". Si è introdotta la negazione della vita per scelta di un altro essere umano ad "atto medico".
Ma sia chiaro che definire l'aborto un atto medico, inserito nella "buona pratica clinica", nei termini proposti dalla prassi ordinaria, che relegano l'aborto ad anti-concezionale, patinato dalla sigla IVG (interruzione volontaria di gravidanza) è un ossimoro ed è un vilipendio della figura medica in quanto tale.
Chi opera un aborto in queste termini, a rigore, non è neanche più un medico.
Affermare che con l'aborto non ci sono più morti delle donne è negare per eugenetica sistematica che la vita umana viene uccisa. Perché questo è l'aborto.
Può essere definita tale pratica una "buona pratica clinica" in un paese civile?
La realtà è che coloro che portano avanti questo modo di ragionare, si sappia, sono "negazionisti", anzitutto dei prodromi della 194.
Né, in altro contesto, per extrema ratio, si parla correttamente di aborto terapeutico. Citando Maurizio Faggioni: "L’espressione aborto terapeutico potrebbe applicarsi più propriamente a quelle interruzioni di gravidanza che sono operate per evitare gravi rischi a madri, affette, per esempio, da insufficienza renale o cardiopatia nelle quali la gravidanza determina un peggioramento delle condizioni fisiche. In questi casi l’aborto non è procurato per un rifiuto del bambino, ma per evitare rischi seri alla madre, però aborto resta. Il medico di buona coscienza, però si comporta diversamente: egli non antepone una vita all’altra, ma si prende cura di entrambe e, servendosi dei mezzi odierni di terapia e monitoraggio, porta avanti la gravidanza per quanto possibile, anticipando il parto quando il feto sia viabile (ossia, in grado di vivere autonomamente). Diverso il caso che un aborto conseguisse - come effetto collaterale grave e non voluto - a un intervento terapeutico posto per curare una patologia, come potrebbe essere una chemioterapia per un tumore. La perdita del bambino non sarebbe da attribuirsi ad un atto volontario di soppressione. Ancora diverso il caso in cui non ci fosse il dilemma «o la mamma o il bambino», ma purtroppo il bambino non fosse salvabile in nessun modo, come per una gestosi ribelle alle terapie: l’anticipo del parto, anche in tempi non sufficiente maturità del feto, si presenta allora come l’unico bene possibile."
La difesa della vita umana è coscienza civile che vale più della coscienza di scelta perché la difesa della vita umana è a fondamento di ogni altro diritto (Evangelii gaudium, 213).
Se non si comprende questo non c'è civiltà e linee guida adeguate ma ideologia, tra l'altro governativa.
Questo è il capolavoro degli abortisti che calpestano la legge stessa che portano a feticco, calpestano la donna e i suoi diritti profondi e calpestano la vita umana con esempi inadatti che la rende paritetica ad essere una semplice "ernia inguinale". Per cui questa "semplificazione" osannata, tra l'altro da donne (altro ossimoro), che non tutela la vita umana e la salute delle donne diventa, inevitabilmente, "banalizzazione". Gravissima ed incivile banalizzazione.
Redazione dell'Associazione Zammeru Maskil
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