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ROMA, 17. Cresce il numero degli italiani che si rivolgono ai Centri di ascolto della Caritas per chiedere aiuti materiali. In base ai dati relati-vi ai primi 6 mesi del 2012 l’aumen-to è stato del 15,2 per cento.
In ter-mini assoluti, quasi una persona su tre (il 28,9 per cento) che cerca as-sistenza è un cittadino italiano. Fra loro, il 59,5 per cento è rappresenta-to da disoccupati. Sempre più spes-so, chi si rivolge ai centri di ascolto lo fa per chiedere aiuti materiali. Le domande di questo genere sono in-fatti aumentate, nel 2011, quasi del-la metà (44,5 per cento). Questa, in sintesi, la fotografia che si ricava dal Rapporto Caritas 2012 su povertà ed esclusione socia-le, pubblicato mercoledì mattina sul sito in rete dell’organismo caritativo dei vescovi italiani. Dallo studio si evince dunque, per gli italiani, un aumento delle difficoltà legate a problemi di povertà economica (+10,1 per cento). Un segnale positi-vo viene invece dal numero registra-to dei senza fissa dimora, che sono diminuiti, nel periodo preso in con-siderazione, del 10,7 per cento. A stare peggio, secondo i dati della Caritas, sono ancora una volta gli italiani che abitano nel sud del Paese: la percentuale di quanti si ri-volgono ai centri di ascolto è infatti del 48,4 per cento. Si tratta in pre-valenza di donne (53,4), di coniuga-ti (49,9), di disoccupati (61,6). Mol-to evidente è l’incremento degli an-ziani (+51,3 per cento rispetto al 2009), enorme delle casalinghe (+177,8 per cento), dei pensionati (+65,6) e di chi ha figli minori con-viventi (+52,9). Meno rilevante l’au-mento del numero di persone sepa-rate o divorziate (+5,5). Il 22,9 per cento presenta problemi legati al la-v o ro . Secondo la Caritas, «la crisi eco-nomico-finanziaria ha determinato l’estensione dei fenomeni di impo-verimento ad ampi settori di popo-lazione, non sempre coincidenti con i “vecchi poveri” del passato. Au-mentano gli utenti e soprattutto gli italiani, cresce la multiproblematici-tà delle persone, con storie di vita complesse, di non facile risoluzione, che coinvolgono tutta la famiglia. La fragilità occupazionale è molto evidente e diffusa. Aumentano gli anziani e le persone in età matura: la presenza in Caritas di pensionati e casalinghe è ormai una regola, e non più l’eccezione. Si impoverisco-no le famiglie immigrate e peg-giorano le condizioni di vita degli emarginati gravi, esclusi da un wel-fare pubblico sempre più resi-duale». La rilevazione — conferma don Francesco Soddu, direttore di Cari-tas Italiana — fatta attraverso un campione di 191 Centri di ascolto in 28 diocesi, fotografa i profili delle persone che nel 2011 si sono rivolte alla Caritas, «aiutandoci a capire come la crisi stia fortemente inci-dendo sulle vecchie povertà, facen-done nel contempo emergere di nuove». E i dati del primo semestre 2012, riferiti agli stessi Centri, indicano purtroppo un ulteriore aggravamen-to della situazione. Si tratta di sto-rie e volti incontrati ogni giorno nelle 220 diocesi italiane. Ma ac-canto a questo — prosegue don Soddu — c’è anche «qualche segna-le di speranza, rappresentato dalle esperienze avviate in tutte le diocesi per cercare di rispondere ai crescen-ti bisogni e al moltiplicarsi delle ri-chieste». Le comunità locali, sottolinea la Caritas, sono particolarmente vive e hanno avviato esperienze di ogni ti-po per contrastare i problemi della marginalità sociale. Gli operatori «riscontrano un nuovo desiderio di ripartire, espresso da molte persone in difficoltà: affiora la volontà di ri-mettersi in gioco, l’aspirazione a migliorare la propria situazione. Aumentano le persone che richie-dono ascolto personalizzato e inse-rimento lavorativo (+34,5 e +17 per cento); aumentano del 122,5 per cento le attività Caritas di orienta-mento (professionale, a servizi, a opportunità formative, eccetera); aumenta del 174,8 per cento il coin-volgimento di altri enti e organizza-zioni».

© Osservatore Romano - 18 ottobre 2012