Per uscire nel mondo, ognuno secondo la vocazione ricevuta, occorre uscire dal mondo e non portarvi le nostre malattie, ferite e frustrazioni. Questo è un principio da tenere saldo per l'evangelizzazione altrimenti ci perdiamo e perdiamo tanti fratelli e sorelle. Di questo Dio, giustamente, ci chiederà conto: "Dov'è tuo fratello?" (Gen. 4,9)
Non per il bilancino della giustizia povera dell'uomo ma per il traboccare della Carità di Dio.
Non si esce nel mondo con un travaso di vanità, di pavoneggiamenti, di sgomitate per gli spazi di attenzione e cercando visibilità (mascherando la prepotenza con il servizio) gridando "io, io, io.." pensando di parlare di Dio. Perché anche non gridando esplicitamente "io, io... " ma usando il perbenismo ecclesialese (che tocca tutti, chierici e laici), con la patinatura stucchevole del ladro di Bene, stai rubando e avvilisci te e la Chiesa.
Non si esce nel mondo con gli slogan e con le piacionerie. Con le agiografie e le patinature. Si esce nel mondo perché si è usciti dal mondo e si è stati inseriti in un dinamismo di conversione continua che sempre più ci desatellizza dall'uomo vecchio e dalle sue distorsioni e ci immette nell'unico legame vivo e vivificante che è quello di Cristo.
Uscendo nel mondo, piuttosto, si parla di Dio secondo l'uomo rinnovato nello Spirito seminando frutti di donazione, di perdono, di amore e verità. Guai a disgiungere l'Amore dalla Verità. Guai a disgiungere l'annuncio del Vangelo dalle solide basi Metafisiche che lo stesso Kerygma ha svelato, generato, voluto e compiuto. Rischiamo di generare confusione e smarrimento. La dialettica e le discussioni diventano il luogo non della Teofania pneumatica ma di colui che divide per dividere e portare nella disperazione. E, tali discussioni, non sono un bene e non svelano il Bene presente ma ci incartano nel delirio possibile.
Nessuno porta libertà se non è accettabilmente libero dalla carnalità e dagli ingolfamenti dell'ego-narciso-centrismo. E, la carnalità, non si manifesta solo con le opere ben note della carne, di paolina memoria, ma anche con quel capolavoro di patinatura che è il clericalismo e la mondanità spirituale.
Non ha granché senso parlare di avviare processi e non occupare spazi se poi predisponiamo noi stessi gli spazi "costrittori" in cui Dio deve agire senza predisporci ad ascoltare l'imprevedibilità dello Spirito. E senza un rinnovato e custodito desiderio di orchestrazione tra le varie sensibilità del "mondo cattolico". Non c'è resa, non c'è discepolato, ma paura di evitare ogni cura, anche robusta, che viene da Dio. Grande è la tentazione continua di dire a Dio come fare Dio; tentazione di tutti e specie di chi ha ricevuto una speciale consacrazione, perché il furto del Bene è alle porte e, come l'astuto ladro (Gen. 31,1; Gv. 12,6), ci si appropria di quanto non è nostro (Gv. 10,1ss).
È l'essere amato che ti configura nell'essere e nella missione. Sei frutto di un dono. E si dona e si porta Dio solo con la libertà profonda che viene da Dio. Nessuno può portare libertà alcuna se è avvinto, carsicamente, dai legami dell'avarizia dell'io e dagli inganni della vanità e della carne. E dai fantasmi antichi. Legami spesso garantiti da scelte ego-riflesse e malamente auto-determinate.
Si deve vedere il più possibile, e senza ipocrisie, a chi sei reso e consegnato. Deve essere chiaro di chi sei e chi sei. Come un vetro sottile che fa trasparire non la tua sostanza ma la sostanza della Luce che tutto sostiene e tutto scalda.
Tu cammini, nel mondo, sapendo di essere amato da un Altro ed essendo proprietà di un Altro. Così scatta la nostalgia autentica che colma il cuore di ogni uomo e di ogni donna. Se la Chiesa in uscita non suscita questa nostalgia e non vive di questa trasparenza perde il suo sapore; il sapore che Cristo Le ha donato. Gratuitamente donato. E qui non c'è lo spirito di alcun Concilio ma solo la palude della vanità.
".. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio.. " (Mt. 9,16)
"Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.
... Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge. Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione,
impurità,
libertinaggio,
idolatria,
stregonerie,
inimicizie,
discordia,
gelosia,
dissensi,
divisioni,
fazioni,
invidie,
ubriachezze,
orge e cose del genere;
circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio.
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c'è legge.
Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri." (Gal. 5,1. 16ss)
Paul Freeman
Credit di immagine: Immagine gentilmente concessa dalla Custodia Francescana ofm di Singapore-Malesia