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francesiParigi, 7. Destinato a offrire ai delegati diocesani alla pastorale familiare elementi di discernimento e tracce di lavoro per proseguire la riflessione sulla famiglia nell'attuale contesto, il documento Poursuivons le dialogue ("Continuiamo il dialogo") - pubblicato giorni fa dal Consiglio famiglia e società della Conferenza episcopale francese - mette in luce gli aspetti positivi che emergono dai dibattiti e propone appunto di proseguire il dialogo attorno alla visione cristiana dell'uomo, alla specificità del matrimonio cattolico e al significato di amicizia.
Il confronto e le manifestazioni pro e contro la legge che ha esteso il matrimonio alle persone dello stesso sesso (promulgata dal presidente della Repubblica il 18 maggio), osserva il Consiglio famiglia e società, sono stati l'occasione per constatare che questo progetto di riforma ha diviso la popolazione francese. Ma al di là delle incomprensioni, delle divergenze e di certe radicalizzazioni, la Chiesa sente il bisogno di aiutare i fedeli cattolici a superare le differenze di approccio alla questione e ad approfondire il dialogo: "Se la fede cristiana - si afferma - è una grande risorsa che dà senso alle nostre vite, allora è possibile ascoltarsi e comprendersi per dire in cosa essa oggi è fonte di orientamento e di ispirazione etica in seno a una società pluralista e secolarizzata".
Davanti alla radicalizzazione in atto, i vescovi invocano il metodo democratico: "Ciascuno merita di essere ascoltato e rispettato per le sue più profonde convinzioni. Il dibattito deve normalmente permettere di migliorare un progetto in modo da raccogliere l'adesione del più gran numero di persone".
Emerge una "complessità di giudizio etico" figlia di una società pluralista e secolarizzata che non impedisce però - a parere del Consiglio famiglia e società presieduto dal vescovo di Le Havre, Jean-Luc Brunin - di tirare insegnamenti positivi e formulare piste di riflessione per approfondire il dialogo. Da parte della Chiesa è comunque una prova di maturità "democratica" accettare che il proprio punto di vista non venga preso in considerazione, "sociale" riconoscere che il dibattito politico non esaurisca il dibattito etico e antropologico sulle grandi questioni del senso dell'esistenza, "spirituale" credere che non sono tanto importanti le parole per esprimere una convinzione quanto la testimonianza e l'impegno di una vita al servizio del prossimo, nutrita dalla fede in Cristo.

(©L'Osservatore Romano 8 giugno 2013)