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Washington, 30. Un tentativo di evitare che i fondi per la famiglia negli Stati Uniti vadano ai programmi di controllo delle nascite è stato bocciato dalla House of Representatives. L'emendamento al Labor, Health and human services and Education appropriations bill per l'anno fiscale 2010 - provvedimento questo in seguito approvato - era stato presentato dal repubblicano Mike Pence:  "il più grande fornitore di aborti in America non dovrebbe anche essere il più grande beneficiato dei fondi federali", ha detto Pence riferendosi al Planned Parenthood of America, il programma nazionale per la pianificazione familiare, dicendosi convinto di condividere tale convinzione con la maggioranza degli americani. "È giunto il momento - ha aggiunto - di negare qualsiasi fondo federale" al programma. Dal punto di vista legislativo è il Public Health Services Act a finanziare con contributi federali i programmi per la pianificazione familiare e i relativi servizi di assistenza sanitaria preventiva. I fondi vengono rubricati sotto il Title X, una voce quindi che non contiene definizioni esplicite riguardo ai servizi cui tali fondi sono destinati. La legge in vigore, però, e i regolamenti relativi, proibiscono l'uso dei fondi ricevuti sotto il Title X per finanziare direttamente l'aborto. Secondo i critici, come Pence, "non c'è dubbio che i soldi che Planned Parenthood riceve dal governo federale per i suoi costi operativi liberino altre risorse che possono essere usate per fornire o promuovere l'aborto attraverso le cliniche abortive. Il buon senso ci dice che non può che essere così".
A favore dell'emendamento Pence si era espressa anche la repubblicana Chris Smith, cattolica, copresidente del Congressional Pro-Life Caucus:  "milioni di bambini oggi vivono grazie al fatto che i fondi pubblici non sono stati disponibili per finanziare la loro morte", ha detto Smith. Ciononostante, "Planned Parenthood cerca aggressivamente di ottenere fondi dei contribuenti per l'aborto... È ora di capire il danno irreversibile che il Planned Parenthood sta facendo ai bambini americani, nati e nascituri".
Il dibattito sulla necessità di evitare che il finanziamento pubblico alla sanità finisca per promuovere indirettamente l'aborto non è appannaggio solo degli esponenti del partito repubblicano. Nelle fila dei pro life figurano infatti anche diversi democratici, raggruppati nei Democrats for Life, il cui direttore esecutivo è Kristen Day, la quale nei giorni scorsi ha preso parte all'iniziativa via internet che ha chiamato a raccolta circa 36.000 persone. Attraverso la rete i partecipanti sono stati sollecitati a diffondere la loro posizione circa la futura riforma del sistema sanitario e a interpellare i loro rappresentanti al Congresso e l'amministrazione a Washington seguendo un iter spiegato in un apposito sito on line dal nome inequivocabile:  StopTheAbortionMandate.com. I promotori condividono il timore che la riforma divenga il più importante provvedimento a favore dell'aborto dai tempi della sentenza Roe v. Wade.

(©L'Osservatore Romano - 31 luglio 2009)