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Ci sono atti politici che qualificano in modo indelebile chi li compie. Quello che starebbe per compiere il ministro dimissionario della Salute Livia Turco è indubbiamente, e gravemente, un gesto di questo tipo. Il condizionale è d'obbligo, ma le voci sono insistenti e circostanziate.
  Il ministro uscente della Salute, come ogni altro membro del governo senza fiducia di cui fa parte, è tenuto ad agire solo per l'ordinaria amministrazione. E, invece, avrebbe deciso di emanare linee guida per l'applicazione di una normativa. E non di una normativa qualunque, ma di quella importantissima legge 40 sulla fecondazione artificiale che ha posto fine all'era di 'provetta selvaggia', che lei - Livia Turco - aveva apertamente avversato ripromettendosi di riscriverla, ma che poi - a governo ancora nei suoi pieni poteri - non aveva potuto permettersi di manomettere o di aggirare. Si sarebbe impegnata a farlo adesso: fuori tempo massimo. E fuori da ogni regola, sia sul piano della responsabilità politica sia su quello, delicatissimo, della deontologia ministeriale. Ma c'è di più. Risulterebbe, infatti, che il testo delle linee guida sarebbe stato firmato già da qualche giorno; e non in un momento qualsiasi, ma l'11 aprile scorso, data di chiusura della campagna elettorale per il nuovo Parlamento e il nuovo Governo. Mentre la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale sarebbe stata disposta per le prossime ore, evidentemente all'indomani dell'esaurimento del secondo turno di ballottaggio a Roma e nelle altre realtà amministrative locali. Voci assai dettagliate, come si vede. E circostanze che parlano da sole. Anzi gridano.
  Oggi, probabilmente, ne sapremo di più. E osiamo ancora sperare - per amore alle istituzioni e alla buona politica - che si tratti di boatos senza fondamento.