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Da subito la Chiesa intuì la portata sociale e culturale del nuovo strumento
di Dario Edoardo Viganò
Pochi mesi dopo l'invenzione dei fratelli Lumière del 1895, l'operatore Vittorio Calcina ottiene il permesso di entrare con la sua apparecchiatura in Vaticano e filmare Papa Leone XIII.
Le immagini di repertorio ci mostrano il Pontefice nell'atto di benedire, nello stesso tempo, il nuovo mezzo di comunicazione che si è rivelato un fenomeno sociale di portata rilevante, capace di giungere in ogni angolo del mondo, e tutti quei fedeli che avrebbero assistito alla proiezione.
Da una parte il pubblico accorre nelle fiere e nei capannoni allestiti in occasione delle feste popolari per assistere ai primi brevi filmati; dall'altra la Chiesa comprende da subito, grazie alla grande capacità di narrazioni verosimili, l'impatto che il nuovo strumento avrebbe potuto avere sul pubblico e nella società contemporanea.
Un rapporto che è possibile leggere a partire dall'idea di una doppia pedagogia: da una parte i Pontefici comprendono la portata, dal punto di vista socioculturale, del nuovo medium e insieme, proprio per questo, accanto a interventi molto positivi non mancano altrettanti inviti alla vigilanza e alla prudenza.
Pio XII, ad esempio, nei suoi due Discorsi sul film ideale del 1955, propone una riflessione teorica sulla natura del mezzo, sottolinea la potenza e il grado di fascinazione posseduti dal cinema. Uno strumento meraviglioso e democratico, accessibile a tutti, di cui il Pontefice sottolinea l'impatto emotivo e lo sforzo educativo, ma anche la pericolosità. Non è da tacere la grande portata teorica dei due Discorsi sul film ideale: il Pontefice infatti vi affronta temi molto complessi come la liceità della rappresentazione del male, l'aspetto psicologico della visione e i grandi valori della famiglia e dello Stato nelle narrazioni cinematografiche.
Tutti i Pontefici hanno poi, negli anni successivi dedicato attenzione a questi temi. Fino ad arrivare all'appello che Benedetto XVI rilanciò nel suo Incontro con gli artisti, tenuto nel 2009, parlando a chi è in grado di toccare la sensibilità umana, suscitare emozioni, spingendoli a dialogare con i credenti in un rapporto - quello tra arte e Chiesa - destinato a non esaurire mai il suo compito.

(©L'Osservatore Romano 16 dicembre 2012)