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Lo scorso 9 luglio, dopo un complesso iter processuale, la Corte d’appello di Milano si è espressa sulla vicenda della giovane lecchese entrata in stato vegetativo nel 1992, in seguito a un incidente stradale. Con una decisione tanto sorprendente quanto assurda, che ha dato vita nelle ultime settimane a un drammatico dibattito civile e istituzionale: Eluana, per suo padre Beppino Englaro e per il tribunale che ha accolto la sua richiesta, può essere lasciata morire. Di fame e di sete, come si fa in questi casi. Per i giudici milanesi, peraltro, il provvedimento sarebbe giustificato dalle stesse convinzioni espresse in passato da Eluana e dal fatto che lo stato di coma sarebbe permanente: un ragionamento che corre dritto nella direzione auspicata da alcuni, e cioè che in Italia venga al più presto approvata una legge sul testamento biologico. E, perché no, sull'eutanasia. Le questioni sul tavolo, oggi, sono molte: Eluana può essere lasciata morire? È vero che la sua vita non è degna di essere vissuta? E chi può decidere sulla vita di questa ragazza, e delle centinaia di persone in stato vegetativo, o malate, che ogni giorno vengono seguite e curate con amore negli ospedali e nelle varie strutture di accoglienza del nostro Paese?
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