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francescoAssisi non è nuova a visite papali. Pastore di questa Chiesa da meno di otto anni, ho ancora fresca  memoria delle  ultime due, entrambe compiute da Benedetto XVI.  La prima, nel 2007, in occasione dell’ottavo centenario della conversione di san Francesco.  La seconda, nel 2011,  nel venticinquesimo  anniversario della giornata mondiale di preghiera per la pace, voluta da Giovanni Paolo II nel 1986 con i leaders delle varie confessioni cristiane e delle religioni del mondo. 

La visita di Papa Francesco ha indubbiamente un carattere singolare. Se non altro, per il fatto che si tratta del primo Pontefice che porta il nome del Poverello. Ed è noto che il Santo Padre ha attribuito a questa scelta un carattere programmatico, illustrato fin dalle prime battute del suo pontificato.

Con la visita  alla città di Francesco,   questo carattere programmatico sarà ulteriormente evidenziato. Siamo ansiosi di ascoltare le sue parole e di osservare i suoi gesti. Abbiamo imparato, in questi mesi, che Papa Francesco si esprime con tutto il suo modo di essere. Il  suo sguardo, il suo sorriso, il suo modo di incontrare  le persone, toccano non meno delle sue parole.

Lo invitai ad Assisi fin dai primi giorni, direi, dalle prime ore della sua elezione. Quando la fumata bianca sciolse il suo enigma e dalla loggia della basilica Vaticana  venne annunciato Papa Bergoglio con il nome di Francesco, mi venne spontaneo scrivergli:  «Siamo ansiosi di una tua visita. Tanti Papi sono venuti prima di te, ma per te c’è un’attesa speciale. È inscritta nel tuo nome. Non tardare ad accontentarci».

La risposta venne qualche giorno dopo: il Papa   avrebbe tenuto presente il desiderio della nostra comunità. E non ha tardato. Per la cronaca, a  suggerirgli   la data del 4 ottobre fummo tutti i vescovi umbri da lui accolti in aprile per la   visita ad limina. Ci faceva piacere incontrarlo mentre  siamo impegnati,  come  regione Umbria, a  rappresentare la nazione alla tomba del  patrono d’Italia per la rituale offerta dell’olio. Una bella esperienza di comunione interdiocesana. 

  Domenico Sorrentino, Arcivescovo-vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino

© www.osservatoreromano.va - 4 ottobre 2013