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di Pascual Chávez Villanueva

Nella metà dell'Ottocento don Bosco operava non solo per, ma con i ragazzi più poveri e abbandonati in una Torino che stava vivendo uno sviluppo tumultuoso, afflitto da immense sacche di povertà e violenza. Nella periferia nord della città si stava infittendo una "cintura nera" fatta di baracche affollate dagli immigrati più poveri. Ondate sempre più numerose di famiglie contadine poverissime e di giovani soli abbandonavano le campagne e venivano a cercar lavoro e fortuna nella città, affollandosi nelle catapecchie che nascevano tra gli acquitrini della Dora, dove si riversavano i liquami della città priva di fognature. Quei giovani appena ragazzi, se non ancora bambini, venivano adoperati e sfruttati dai grandi cantieri della zona sud, dalle imprese manifatturiere, filande, concerie, fornaci, fabbriche. Sottoposti a ritmi di lavoro disumani, molti morivano prematuramente ad appena 18-19 anni, tanti altri, magari cacciati per "scarso rendimento", finivano nelle strade. Nell'affannosa e disperata ricerca di sopravvivere questi ragazzi spesso si univano in bande, vivevano rubacchiando dai banchi dei mercati, come piccoli borseggiatori, in costante conflitto con i poliziotti che davano loro la caccia, e appena potevano li sbattevano in prigione.
La sconcertante attualità di situazioni di questo tipo riempie gli occhi e l'anima di tutti quelli che visitano Paesi poveri ma anche di quanti hanno occasione d'entrare in contatto con le sacche di povertà e violenza della nostra società del benessere.
La congregazione salesiana 150 anni fa - esattamente il 18 dicembre 1859 a Valdocco - nacque tra questi ragazzi, con sedici di essi, tra i 15 e i 21 anni, che avevano sperimentato personalmente l'opera di riscatto e di promozione di don Bosco e ne assunsero il ruolo di attori principali, soggetti protagonisti.

Il carisma di don Bosco, santo educatore ed educatore santo, il suo amore per i ragazzi più poveri e abbandonati, ha anticipato, sotto tanti aspetti, teorie e opzioni della moderna pedagogia e, in particolare, la visione che oggi definiamo basata sui diritti umani dei bambini e degli adolescenti.
In un contesto in cui il bambino, il ragazzo "bisognoso" - perché povero, analfabeta, abbandonato, infrattore della legge penale, migrante - è visto come un deviante, una minaccia per la società, cui corrispondono politiche repressive e di istituzionalizzazione, don Bosco ribalta la visione, inventando e mettendo in pratica un nuovo sistema educativo, noto ormai quale sistema preventivo.
Per don Bosco il ragazzo emarginato non è un beneficiario passivo, un destinatario di assistenza a cui offrire delle cose e dei servizi. Egli divulga una nuova visione del ragazzo emarginato, della relazione educativa tra educando ed educatore che anticipa quella visione del ragazzo quale soggetto di diritti che la Convenzione di New York ha affermato per la prima volta in uno strumento di diritto internazionale oggi legalmente vincolante per 193 Stati, venti anni fa, il 20 novembre 1989.
Il sistema preventivo di don Bosco oggi è di un'estrema attualità e aperto a una grande proiezione sociale:  vuole collaborare con molte altre agenzie alla trasformazione della società, lavorando per il cambio di criteri e visioni di vita, per la promozione della cultura dell'altro, in un atteggiamento costante d'impegno per la giustizia e la dignità della persona umana.
Si è toccato con mano il fatto dirompente di aver costruito un sistema finanziario ed economico basato su dei falsi valori. Sono ormai incontestabili i danni all'ambiente e il loro impatto sul clima, sui popoli, sullo sviluppo.
È il momento di propugnare autenticità, solidarietà, sobrietà, per una nuova cittadinanza mondiale attiva e responsabile, in grado di scardinare l'angusto concetto di cittadinanza anagrafica e/o nazionale nel nome d'una cittadinanza planetaria. Per rimuovere le cause profonde d'ingiustizia, di povertà, d'esclusione. Il nostro lavoro con i più poveri, i più bisognosi non può essere un'opera "palliativa" per attutire la sofferenza; ma deve essere trasformativa della società.
Come parte integrante del loro stesso carisma, i salesiani di don Bosco sono molto sensibili al tema delle violazioni dei diritti umani, in particolare dei bambini e degli adolescenti. I diritti umani si fondano sulla dignità d'ogni persona. Essi appartengono al disegno di Dio sull'uomo e sulla donna, senza distinzione alcuna, di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
Come famiglia salesiana, la sfida è per noi incentrata sull'educazione preventiva, sulla rottura del circolo vizioso che perpetua le continue violazioni dei diritti umani e della dignità della persona, sulla promozione d'una cultura diffusa, capace d'uscire dalle stanze dei giuristi e dei filosofi del diritto per farsi patrimonio dell'umanità.
La sfida per noi è educare i giovani alla partecipazione e all'impegno individuale e sociale per lo sviluppo umano, a farsi soggetti attivi d'una nuova cittadinanza mondiale responsabile.
In materia di diritti umani non esistono Paesi o società immuni. Le questioni di diritti umani non sono questioni solo da Paesi in via di sviluppo. Anche i Paesi che si definiscono a "democrazia avanzata" adottano politiche di diritti umani "dei due pesi e delle due misure", i cosiddetti double-standard.
A sessant'anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, con i nuovi strumenti che oggi abbiamo a disposizione, educare ai diritti umani è più che mai materia d'urgenza e di massima priorità come educazione permanente, via privilegiata di prevenzione, di sviluppo umano, per la costruzione di un mondo globale più equo, più giusto, più salubre.
Solo l'educazione può promuovere un mondo nuovo. L'educazione che è l'arte di formare la persona umana, di svilupparne tutte le dimensioni, in cui ogni uomo, ogni donna e ogni bambino possano vivere in pace una vita libera e dignitosa; nello stesso tempo l'educazione è il mezzo più radicale che può rimuovere le cause che impediscono tale promozione.
Di fronte all'"emergenza educativa" che caratterizza l'attualità con grandi polarità e ambivalenze, di fronte a un'educazione che spesso è considerata in una "logica di mercato", troppo spesso asservita al mantenimento di uno status quo che continua a privatizzare la ricchezza e a socializzare ogni forma di povertà, di fronte alla frattura tra educazione e società, al divario tra scuola e cittadinanza, come congregazione salesiana sentiamo il bisogno di unirci ai giovani, agli insegnanti, agli educatori e alle famiglie e alle associazioni e alla società civile, per valutare la qualità delle nostre proposte educative, la capacità di far maturare nei giovani e negli adulti i valori universali del rispetto e della promozione della dignità della persona umana, della responsabilità personale e sociale per la giustizia e la solidarietà.
Il diritto all'educazione non è, come troppo spesso si è sostenuto, una mera questione d'accesso all'istruzione ma anche di qualità dell'educazione, come diritto di per sé ma anche come empowering right per la promozione e il godimento di tutti gli altri diritti umani.
L'educazione non solo ai, ma anche per i diritti umani, è componente imprescindibile d'una educazione qualitativa. Al termine del 2009, anno dedicato dalle Nazioni Unite all'apprendimento dei diritti umani, e all'apertura della fase incentrata sulla formazione degli educatori, la famiglia salesiana invia in 130 Paesi del mondo e in sette lingue gli atti del congresso internazionale su "Sistema preventivo e i diritti umani" e il cofanetto multimediale che lo racconta come una via imprescindibile per lo sviluppo sostenibile della società mondiale.
I diritti umani non si insegnano dall'alto verso il basso, così come non si impongono, ma ai diritti umani ci si educa permanentemente. Nel nuovo contesto globalizzato, l'educazione ai e per i diritti umani offre nuove frontiere e opportunità di dialogo e collaborazione in rete con tanti soggetti e agenzie educative.
In un contesto di laicismo militante ed esacerbato che tende a cancellare valori che invece appartengono anche al mondo laico, i diritti umani sono uno strumento in grado di oltrepassare gli angusti confini nazionali per porre limiti e obiettivi comuni, creare alleanze e strategie e mobilitare risorse. Intorno a questa sfida siamo tutti e ciascuno chiamati a unirci in un'alleanza incisiva ed efficace.

(©L'Osservatore Romano - 14-15 dicembre 2009)