Mancano le basi giuridiche
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"Ognuno sta cercando una soluzione secondo le proprie vedute ideologiche, morali, religiose o non religiose. Io non voglio entrare nel merito di questi aspetti, ma solo della questione strettamente giuridica, di diritto positivo. E secondo il diritto positivo vigente italiano io non trovo una base per la decisione della suprema Corte di Cassazione". Quella decisione è alla base del decreto esecutivo con il quale la Corte d'appello civile di Milano ha autorizzato pochi giorni fa il padre di Eluana a interrompere la nutrizione e l'idratazione della ragazza attraverso un sondino. Vassalli afferma di nutrire "il massimo rispetto nei confronti del giudice che ha firmato quella sentenza, la dottoressa Maria Gabriella Luccioli, la quale si era laureata con me in Diritto penale a Roma ed è stata la prima donna magistrato. Ma non trovo né nella decisione della Corte di Cassazione, né nel decreto esecutivo della Corte civile d'appello di Milano la base giuridica rispetto al diritto vigente. Decisioni simili a quelle riguardanti il caso Englaro le si può forse trarre da principi umanitari e ideali, ma certo non in base al diritto vigente. Sento parlare di continuo del fatto che sarà risolutivo il testamento biologico. Ma di per sé il testamento biologico non risolve proprio niente, esso dovrebbe essere elemento di una legge che disciplini la materia per intero. Il parlamento affronti, se vuole, la questione. Altrimenti le vie extralegali non sono ammissibili. Io almeno non ne vedo la praticabilità". Così conclude il presidente merito della Corte costituzionale: "Ogni giorno sentiamo invocare la certezza del diritto, il principio di legalità, ma al dunque, di fronte a certi casi tragici, vogliamo aggirare quella certezza. Le leggi scritte esistono: possiamo discutere da punti di vista sentimentali, ideali, di principio. Ma dal punto di vista del diritto positivo non ci sono equivoci possibili. Non posso far altro che ribadire la mia impotenza a trovare un fondamento giuridico positivo a favore di quelle decisioni giudiziarie".
Tratto da Il Foglio del 15 luglio 2008