L'inganno dell'avarizia
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Pubblichiamo in anteprima ampi stralci di uno degli articoli del numero in uscita della rivista "La Civiltà Cattolica".
di Giovanni CucciLa riflessione di tutti i tempi ha riconosciuto il fascino che il denaro esercita su chi lo possiede e ancora di più su chi non lo possiede, dando origine al vizio noto come avarizia. Aristotele raccomanda di essere liberali circa i beni materiali, cioè di vivere il giusto mezzo, badando a che essi rimangano strumenti che consentono di vivere, mentre attaccarsi a essi è segno di ingiustizia: "Poiché l'uomo ingiusto è un uomo che desidera avere di più, egli avrà a che fare con i beni: non con tutti, ma con quelli cui sono relativi la buona sorte e la cattiva, i quali sono sempre beni in senso assoluto, ma non sempre per qualcuno. Gli uomini li chiedono nelle loro preghiere e li perseguono; ma si deve pregare che quelli che sono beni in senso assoluto lo siano anche per noi, e scegliere quelli che sono beni per noi".
Il pericolo dell'attaccamento alle cose è un tema molto presente nella Bibbia: "Non affannarti per accumulare ricchezze, sii intelligente e rinuncia. Su di esse volano i tuoi occhi ma già non ci sono più: perché mettono ali come aquila e volano verso il cielo" (Proverbi, 23, 4-5); "Non confidare nelle tue ricchezze e non dire "Basto a me stesso"" (Siracide, 5, 1); "L'insonnia del ricco consuma il corpo, i suoi affanni gli tolgono il sonno" (Siracide, 31, 1).