Il canonico che si portò la Sindone a casa
- Details
- Hits: 1585
In occasione della mostra "La Sindone salvata a Vercelli", allestita presso il Museo del Tesoro del duomo in concomitanza con l'ostensione della Sindone nella Cattedrale di Torino, le Edizioni Saviolo hanno proposto la ristampa anastatica di un estratto dagli atti del primo Convegno regionale del centro internazionale di sindonologia, svoltosi a Vercelli il 9 aprile del 1960. Ne pubblichiamo un breve stralcio.
di Giuseppe Ferraris
Se nelle tragiche giornate del 18-2o novembre 1553, qui in Vercelli, il canonico Giovanni Antonio Costa non avesse sottratto alle avide mire degli invasori francesi la Santa Sindone, Torino probabilmente non avrebbe oggi l'alto privilegio di custodire il più impressionante documento della Passione di Cristo.
Non è facile seguire da principio l'iter del mondo lenzuolo mortuario, chiamato in greco "Sindon".
Il Sacro Lino pervenne ai duchi di Savoia nel 1453 per dono di Margherita di Charny. Venne deposto e rimase nella cappella del castello ducale di Chambery fino al critico momento storico in cui nella storia della Sindone entra Vercelli. Intanto la pietà religiosa delle popolazioni sabaude verso l'insigne documento della Passione, si accentuarono ancor di più dopo che il Santo Sudario, com'era allora chiamato, sfuggì quasi per prodigio al violento incendio del 4 dicembre 1432.
Lo riassume questo memorabile fatto oltre al barone Filiberto Pingon anche Cambiano nel suo Historico discorso riferendo il caso di Vercelli, di cui diremo, quasi per dar risalto con questo accostamento voluto e pericolo estremo, cui andò incontro la Sindone in ambedue le circostanze, e l'intervento provvidenziale di Dio nei due eventi, che segnano momenti decisivi nelle complicate vicende di questa testimonianza figurata del dramma del Calvario.