La nostra croce scardina la loro immagine di Dio
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«La tentazione più grande dell'uomo è quella di crearsi un Dio su misura, a immagine e somiglianza umana. (...) Anche ai nostri giorni Dio viene spesso "tirato" da una parte o da un'altra: è facile usarlo per giustificare le proprie azioni. Oggi vi sono addirittura persone che uccidono in nome di Dio, esattamente come faceva duemila anni fa Saulo, che perseguitò violentemente i cristiani. (...) Nei paesi europei, a tradizione e maggioranza cristiana, l'incarnazione di Dio è un fatto quasi scontato (...). Io invece vivo in un mondo musulmano il quale considera incomprensibile l'incarnazione di Dio, il suo farsi uomo che muore e risorge. Dovermi confrontare con una religione e una cultura diverse mi ha portato a capire cosa intendeva dire san Paolo quando parlava della croce come scandalo e stoltezza per i sapienti. Un Dio che muore per amore, picchiato, umiliato e deriso, è "scandaloso", scardina l'immagine che gli uomini, sin dagli albori del mondo, sono portati a farsi della divinità, cioè quella di un Essere glorioso e potente secondo i criteri del mondo. I criteri di Dio non sono quelli del mondo: la sua gloria Dio la manifesta restando appeso a una croce per amore. (...) Il cristiano che si confronta seriamente con i fedeli di altre religioni finisce col capire che l'incarnazione è più impegnativa e più esigente del semplice riconoscere l'esistenza e la bontà di Dio. (...) Il fatto poi di vivere nei luoghi della predicazione di san Paolo, nella terra dove si è sviluppata la prima Chiesa cristiana, ha dato maggior concretezza alla mia fede. (...) Quando san Paolo, nelle sue lettere, parla delle molte difficoltà che ha incontrato - la fame, il freddo, le persecuzioni - il suo annuncio assume maggiore concretezza e diventa più incisivo perché capisco quali sofferenze e quali prove ha dovuto superare. Certo io non patisco la fame come lui, mi posso spostare velocemente con la macchina, ma mi sento vicino a lui per quanto riguarda, ad esempio, le difficoltà di appartenere a una minoranza religiosa».
© Tempi - 9 giugno 2010