L'infinito in una miniatura
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La sconfinata proliferazione delle metafore, l'incessante creatività lessicale, l'inesauribile efflorescenza tematica lo hanno reso uno dei testi poetici più epifanici e inclassificabili. Sto parlando di quella trilogia che Rilke compose tra il 1899 e il 1903 e che intitolò Das Stundenbuch, il suo "Libro d'Ore" per eccellenza, le cui pagine sono miniate attraverso l'illimitata iridescenza semantica delle parole e il cromatismo dei simboli. Questo titolo rinverdiva un genere letterario fiorito a partire dalla fine del xii secolo e comparabile a una sorta di "breviario del fedele laico", laddove il termine "Ore" rimandava alla scansione settenaria della giornata a livello liturgico (Mattutino e Lodi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespro e Compieta). La quotidianità era, dunque, irradiata dalla luce della preghiera e del canto di lode, e Rilke aveva idealmente voluto riesumare questa liturgia terrena intonandola con la voce della poesia.